POLITICA
Il Corriere della Sera intervista il Vice Presidente del Consiglio
Follini: "Europa, facciamo una cabina di regia a quattro"
PEC (Kosovo) - Per non rischiare l'immobilismo, l'Unione Europea ha bisogno di un' "idea forte" e di un cervello che la guidi: Devono essere quattro i Paesi a fare da traino: Italia, Francia, Germania e Spagna. In pratica, una cabina di regia europea, Ne è convinto Marco Follini. E, di fronte alle fibrillazioni leghiste, sostiene che c'è una di via di mezzo tra "l'euroscetticismo" e "l'euroretorica". Lo dice qui, nel cuore del Kosovo imbiancato dalla neve, in visita ai 2 mila 800 soldati italiani che con altri 15 mila di Paesi diversi cercano di salvare una pace definita da molti osservatori "impossibile". Per salutarlo i militari si raccolgono nel piazzale di Villaggio Italia, base operativa delle nostre truppe In questa provincia che di fatto non è più Serbia, ma neanche repubblica indipendente. Li chiama "ambasciatori di pace".
E’ la prima uscita all'estero del vicepremier Marco Follini ed è vigilia di Natale. Si visita anche lo storico monastero di Decane, pieno di affreschi ben conservati e pregiatissime icone, dove resistono una ventina di monaci serbi protetti dai nostri soldati. Così come in tutto il Kosovo dopo la guerra del 1999: due milioni di albanesi e una minoranza serba ormai ridotta a centomila persone, rimaste solo grazie alle forze di pace.
Il contesto suggerisce a Follini di affrontare quella che chiama "la questione nazionale". Dice che - fino a pochi anni fa patriottismo era una parola tabù -: se abbiamo scoperto "un'italianità buona" è gran parte merito del presidente Ciampi. Su questo tema insiste il vicepremier a Pec: sull'Italia e soprattutto sull'Europa, nei giorni in cui la Lega tuona contro l'ingresso della Turchia nell'Unione. Parla anche di Patto di stabilità, dichiarandosi favorevolea ridiscuterlo, solo però se tutti gli altri Paesi saranno d'accordo. Sorvola la riforma della giustizia, laddove comunque occorre dare retta ai rilievi mossi dal Capo dello Stato - e si occupa di politica internazionale.
D. Perchè considera "essenziale" il contributo di Ciampi sull'italianità?.
"Su questo tema c'è stata una influenza profonda della mentalità sessantottina che ha portato a parlare di nazionalismo solo come di un fatto negativo. Il presidente ha insistito sul fatto che si può essere fieri della nostra identità ed è un discorso che può aiutare il nostro Paese a ritrovare se stesso".
D: Ma su quali valori?.
"Non più come si sarebbe fatto sessant'anni fa. Oggi non avrebbe senso parlare di Italia sen za l'Europa e senza un'idea multilaterale del mondo, a partire dall'Onu. Credo che l'Unione Europea sia un elemento fondamentale per la coalizione di cui faccio parte, quella che governa il nostro Paese".
D: C'è però la Lega che rema contro.
"Sì, ma si deve comunque andare avanti. La Costituzione europea deve essere approvata al più presto per via parlamentare. Sono favorevole all'ingresso della Turchia nell'Unione, anche se sarà frutto di una lunga trattativa: incoraggia lo sviluppo di una democrazia islamica".
D: E sul Patto di stabilità che Berlusconi vorrebbe ridiscutere?.
"Il presidente del Consiglio fa bene a porre il problema, come del resto ha fatto anche Prodi a suo tempo.
Occorre ripensare al Patto per essere più concorrenziali. Però un cambiamento delle regole è possibile solo se tutti sono d'accordo. Non si può essere euroscettici e allo stesso tempo neanche euroretorici".
D: Ma qual è il "cuore" dell'Europa da salvare?.
"Si basa su complessità e pluralismo. È un cuore che batte in modo diverso da quello degli Stati Uniti, anche se non possiamo allargare le distanze con l'America: al contrario occorre ricucire gli strappi degli ultimi anni, come quello sull'Iraq".
D: Non è facile quando si è in 25 e si deve decidere all'unanimità.
"E’ necessario ricostituire un nucleo, una sorta di cabina di regia che coinvolga Italia, Francia, Germania e Spagna. Non la Gran Bretagna, per il suo percorso diverso, con uno sguardo orientato verso gli Stati Uniti. Sono questi i Paesi che possono fare da traino e risollevare l'Europa da una crisi economica che appare preoccupante. L'Italia, inserita saldamente in Europa, con una visione multilaterale del mondo è il nostro orizzonte di civiltà". (Roberto Zuccolini-Corriere della Sera)
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