* INFORM *

INFORM - N. 263 - 23 dicembre 2004

STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO

"Messaggero di sant’Antonio", gennaio 2005

Luciano Segafreddo: "Mobilità in un mondo nuovo"

Soggetti politici emergenti si affacciano sulla scena del villaggio globale mentre il fenomeno della mobilità rende il pianeta sempre più plurietnico e multiculturale.

Iniziamo il 2005 con motivati sentimenti di fiducia. Riflettendo, infatti, su quanto sta avvenendo nel mondo, l’attenzione è rivolta a tappe e fatti di un processo storico che ci coinvolgono come italiani residenti nella penisola e all’estero.

L’allargamento dell’Unione Europea a 25 Stati membri è un evento che oltre a segnare una rilevante tappa storica - per la prima volta, infatti, si sta compiendo un’unificazione politica senza lo strumento della guerra - offre al «vecchio continente» allargato a 453 milioni di cittadini, ruoli e rapporti internazionali di maggior peso politico. E questo avviene in un momento storico in cui stanno emergendo i grandi Paesi del continente asiatico, e il Mercosur, in America Latina, si sta consolidando come partnership politico-economica tra gli Stati più importanti del continente.

All’allargamento dell’Europa è legata la firma del Trattato costituzionale europeo avvenuta lo scorso 20 ottobre a Roma. Anche se è solo una tappa di un percorso partito da lontano - ed ora legato alla ratifica dei Paesi firmatari - esso offre nuove prospettive al processo d’integrazione dei 25 Stati europei: ed è nostra speranza che ciò avvenga senza impoverire le culture, le identità e le tradizioni dei singoli popoli. La formazione dell’Unione europea, e ora il suo allargamento, fin dalla loro ideazione hanno trovato l’Italia tra i Paesi maggiormente impegnati per il conseguimento di questi obiettivi. E i suoi milioni di connazionali, residenti negli Stati membri, con la loro attiva presenza, la loro professionalità e le loro esperienze d’integrazione, continueranno ad essere testimoni e portatori dei valori dell’umanesimo cristiano, del patrimonio di libertà, di democrazia, di tutela dei diritti della persona e di rispetto delle diversità che da secoli caratterizzano il patrimonio morale e culturale delle genti italiche.

Un altro fenomeno che si presenta sempre più rilevante, con le sue tensioni e prospettive, è la mobilità: un evento sociale che sta trasformando tanti Paesi del pianeta in società plurietniche e multiculturali. Se per le nazioni e i popoli in via di sviluppo, la mobilità ha ancora il significato negativo di fuga dalla propria terra, per l’Europa, le Americhe e per l’Australia, essa costituisce il nuovo volto del fenomeno migratorio. È uno dei segni della società contemporanea, anche se si constata che mentre si estende sempre più la libera circolazione dei capitali, c’è il pericolo che si restringa la possibilità di circolazione delle persone. Contro gli interessi a cui mira la globalizzazione economica dei mercati, i valori dell’umanesimo cristiano e latino, che hanno radici storiche profonde, propongono come alternativa la «cultura della solidarietà». Essa prevede un mondo più vivibile se rimane aperto al riconoscimento dei diritti della persona e delle minoranze; e se gli Stati e le istituzioni riescono a realizzare politiche internazionali e di sviluppo a favore dei Paesi poveri, non egemonizzate da interessi commerciali o militari. Oggi il dibattito sulla deriva violenta generata dal fondamentalismo e da un inquietante neoconservatorismo di una certa parte dell’Occidente, così come i conflitti in atto in Medio Oriente, in Asia e in Africa, concorrono a mettere in luce la consapevolezza sempre più unanime dei ruoli inderogabili di alcune istituzioni internazionali come l’Onu, poste a salvaguardia della pace, della giustizia, e garanti dell’internazionalizzazione del diritto alla mobilità e alla circolazione delle persone.

Il fenomeno della mobilità sta trasformando le società d’ogni continente in società multietniche destinate perciò a divenire multiculturali. Ciò comporta, da parte dei governi e delle istituzioni, l’impegno verso progetti educativi e di comunicazione sociale che prevengano eventuali atteggiamenti e conflitti di carattere razziale o religioso. La multietnicità, superate le contrapposizioni negative, diviene così una palestra d’integrazione sociale - non di assimilazione - e di interrelazioni culturali tra etnie e popolazioni diverse. Solo smantellando pregiudizi e stereotipi che compromettono le relazioni tra popoli di culture e religioni diverse, ci si educa alla mondialità, alla cooperazione con le diverse etnie residenti nel territorio, e alla valorizzazione delle reciproche creatività. Si diventa così cittadini di una società multiculturale, in un contesto sempre più globalizzato; capaci d’interagire in ambiti non solo locali ma anche mondiali, ponendo «i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1,79).

È questo, cari lettori e associati, l’augurio che io personalmente e tutti i frati della Basilica del Santo vi rivolgiamo, con sincera gratitudine e profondo affetto, per il 2005. (Luciano Segafreddo*/Messaggero di santAntonio/Inform)

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* Padre Luciano Segafreddo è direttore del Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero


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