STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Numero natalizio de "La Voce dell’Emigrante"
PRATOLA PELIGNA - Il numero natalizio de "La Voce dell’Emigrante", mensile per gli italiani nel mondo, pubblica in terza pagina un servizio particolare dello scrittore abruzzese Rino Panza dal titolo"Quelle campane, credute di Natale". Il servizio, corredato di foto d’epoca con parole e musica, rivela che la ben nota melodia natalizia, conosciuta come "Jingle Bells", di James Pierpont (1859), non ha il benchè minimo riferimento al Natale. Ma ascoltiamo lo scrittore Panza.
Ad ogni ritorno del periodo natalizio, già fin da novembre si sente risuonare dovunque, negli spot televisivi e soprattutto nel grandi magazzini, l’accattivante melodia che - dalle prime parole del testo - è conosciuta come "Jingle Bells". Suonino le campane, allora, per la festa più cara della cristianità. Fin qui tutto bene, ma il fatto è che esse non si riferiscono al Natale, neanche marginalmente. Il lettore spalancherà gli occhi, come è successo a me di fronte alla 'scoperta', se così si può chiamare.
Andiamo con ordine. Il primo 'fumus' mi era venuto davanti a quel "jingle", che significa sì, suonare, ma con riferimento tendenziale ai 'campanelli', in quanto per le campane (le bronzee, sonore campane delle chiese) sembra più appropriato l’uso di "to ring"; ma io avevo pensato ad una sfumatura di lettura, una delle tante derivate da una inveterata consuetudine, talvolta deviante. Il testo dei notissimo canto, d’altra parte, è diffuso in parziali - e non sempre esemplari - stesure, ad libítum di adattatori miranti ad una fruizione in ambienti limitati (scuole, ecc.).
Ed ecco, a sorpresa, venirmi fra le mani le strofe, le quattro originali, presenti nella raccolta dei "18 Celebri Canti Natalizi", a cura di G. Danieli, Udine, Pizzicato Edizioni Musicali, 1990. Sono canti prevalentemente di area anglosassone e Danieli ne offre anche la stesura pianistica elementare.
"Jingle bells" viene presentato generalmente come anonimo, mentre in questa raccolta è scritto che tanto le parole quanto la musica sono di James Pierpont (1859). La musica è quella universalmente nota. Per quanto riguarda le parole, le ho lette con attenta curiosità, alla vana ricerca del sia pur minimo riferimento al Natale ed alla celebrazione della nascita di Cristo. Proprio così. Per inciso, va detto che in questa raccolta spicca l’assenza di quello che per noi è il canto natalizio per antonomasia, e cioè "Tu scendi della stelle", di cui è autore S.Alfonso, e la cui profonda poeticità e religiosità vanno gustate nel bel testo originale in dialetto campano, che figura nelle più importanti raccolte di versi dialettali.
Qui si riporta - insieme alla musica - il testo di Pierpont, dal quale si evince trattarsi semplicemente del racconto di una gita in slitta ("on a one horse open sleigh), fatta da un giovanotto in compagnia di una ragazza, con risate, sbandamenti e cadute sulla neve. La citazione dei versi è in inglese, per non 'inquinarne' l’originalità con la versione italiana. Per concludere, "Jingle bells" è tutto, fuorché un canto natalizio. Vi si trovano perfino parole di esortazione ad un velato e lecito edonismo: "Now the ground is white / Go it while you’re young, / Take the girls tonight / and sing this sleighing song ".
Nulla toglie, comunque – conclude Rino Panza -, a che esso possa e debba continuare a riempire i nostri giorni natalizi con la sua trascinante festosità, all’insegna della neve: "Jingle bells, jingle bells, Jingle all the way! / What a fun it is to ride / In a one horse open sleigh! ". (Inform)