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INFORM - N. 254 - 13 dicembre 2004

DIRITTI UMANI

"Le troppe verità e l’informazione come diritto" all’ottavo Meeting di Firenze sui diritti umani

Martini : "Informazione e pace, aspetti dello stesso diritto, il diritto di costruire il nostro futuro". Iniziativa della Regione Toscana: on line in gennaio un "Mappamondo dei conflitti e della cooperazione"

FIRENZE - L'informazione è un diritto. Ma, ed ecco il paradosso, se da un lato possiamo accedere ad una enorme quantità di notizie tramite la televisione, la radio, i giornali, internet, i cellulari, dall’altro cresce la disinformazione rispetto alle grandi e delicatissime questioni del pianeta.

"Le troppe verità e l’informazione come diritto" è stato il tema della ottava edizione del Meeting sui diritti umani "Fai la cosa giusta" svoltosi al Mandela Forum di Firenze il 10 dicembre, anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo. All’ingresso, le "Porte del Millennio", gli otto obiettivi indicati dall’Onu per combattere la povertà, la fame e garantire il diritto alla salute in tutto il mondo entro il 2015. Sul lato opposto al palco una grandissima bandiera della pace, a coprire l’intera parete.

Tema caro alla Regione Toscana, quello sul diritto ad informare e ad essere informati. Come dimostra l’impegno, insieme alla Federazione nazionale della stampa, al sindacato dei giornalisti italiani, ad Arci e Acli, nell’Osservatorio sulla libertà d’informazione (organismo che dal ‘98 monitora, fa conoscere, divulga lo stato della libertà d’informazione nel mondo).

A condurre il dibattito della giornata fiorentina – aperta e conclusa dal Presidente della Toscana Claudio Martini - il giornalista Gad Lerner. Il quale ha spiegato ai ragazzi che spetterà a loro decidere quale è la cosa giusta tra le troppe verità dell’informazione contemporanea.

La giornata, che ha coinvolto 8mila studenti delle scuole di tutta la Toscana, è stata dedicata a Tiziano Terzani, scomparso nei mesi scorsi. Profondo conoscitore del continente asiatico e fra giornalisti italiani di maggior prestigio a livello internazionale Tiziano Terzani, fiorentino, è stato autore di reportage e racconti tradotti in tutto il mondo. Tra i giornalisti di punta del Corriere della Sera, nel ‘71 era diventato corrispondente dall'Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel. A portare la testimonianza di vita del grande inviato, la moglie Angela Staude Terzani e il figlio Folco. "Dopo l’11 settembre Tiziano aveva deciso di non parlare più agli adulti: hanno idee fisse, non hanno voglia di cercare la verità. Aveva deciso di parlare solo ai giovani. Quando è uscito il suo libro ‘Lettere contro la guerra’, invece di presentarlo nelle librerie e nei circoli della stampa, ha cominciato ad andare nelle scuole, nelle università. Certo non avrebbe mai immaginato di parlare a una folla così oceanica, e ne sarebbe stato felicissimo" ha detto Angela Staude Terzani ai giovani convenuti al Meeting.

"Ne ricorderemo l’impegno contro la guerra e per la pace" ha detto a sua volta il Presidente della Toscana Martini ricordando la figura del grande giornalista. "Ne ricordiamo ancora la saggezza, che traspariva dai suoi racconti sulla Cina, l’India e l’Asia: il punto di vista diverso di guardare le cose, che sempre esiste al di là delle prospettiva più facile".

"Informazione e pace sono due aspetti dello stesso diritto, il diritto di costruire il nostro futuro", ha poi sottolineato Martini. "L’informazione è importante ed è un diritto. Tutti noi dobbiamo sapere come stanno le cose: soprattutto è giusto che lo sappiano questi giovani, in modo che possano decidere con la propria testa e fare la cosa giusta", ha aggiunto Martini evidenziando che il meeting dedicato all’informazione "è anche l’occasione per esprimere il nostro ringraziamento a tutti i giornalisti e gli operatori che in ogni angolo del mondo lavorano per darci notizie in modo corretto".

Martini ha poi annunciato che la Regione metterà on line un "Mappamondo dei conflitti e della cooperazione": due planisferi in cui verranno segnalati tutti i conflitti in corso sul pianeta (con informazioni relative a cause, numero di morti, risoluzioni Onu) e le iniziative di cooperazione internazionale della Regione Toscana. Un sito molto importante, che sarà attivo dalla fine del gennaio 2005. Nel planisfero dedicato ai conflitti in corso, sono colorati in rosso i Paesi in stato di guerra aperta, con più di 1000 vittime durante il 2003; appaiono invece in giallo le aree interessate da conflitti armati "intermedi", cioè conflitti a causa dei quali si sono avute più di 25 morti. Per ogni zona sono riportate schede di approfondimento.

Il planisfero della cooperazione, invece, mostra la distribuzione geografica dei 1.197 progetti di cooperazione sostenuti dalla Toscana in oltre 80 Paesi, per un impegno economico di circa 30 milioni di euro. Sono colorate in arancione le zone in cui è in corso una guerra ma si trovano anche progetti di cooperazione che vedono protagonisti enti toscani; in verde scuro quelle dove è attivo almeno un progetto di cooperazione con realtà che hanno sede nella regione; infine, in verde chiaro, i Paesi dove la solidarietà toscana non è ancora giunta. La Regione punta a raggiungere un milione di collegamenti entro il 2005.

Tra i giornalisti intervenuti, Enrico Deaglio, direttore del settimanale "Il diario", che ha raccontato la storia di Enzo Baldoni, ucciso in Iraq ("stava portando viveri e vettovaglie ai civili vittime della guerra. Il suo esempio è importante per chi vuol iniziare una professione difficile come quella del giornalista") e Giovanna Botteri, che per il Tg3 Rai ha seguito tutti i più recenti conflitti, tra cui quello iracheno ("ogni volta mi chiedo le ragioni di quello che vedo, delle sofferenze a cui assisto: come si fa a vivere, mi domando, come si riesce a amare, a sperare in situazioni simili?"). A descrivere l’effetto "perverso" della guerra sullo stesso giornalista chiamato a raccontarla, Chris Hedges, giornalista americano per 20 anni inviato in aree di conflitto e oggi docente di giornalismo alla New York University ("per l’inviato la guerra diventa una sorta di dipendenza, una droga. E’ importante riconoscere questo fascino macabro della guerra , perché può impadronirsi di una persona come dell’intera società"). Rilevante anche la testimonianza di Ibiba Don Pedro, giornalista nigeriana corrispondente del quotidiano "The Guardian" ("In ogni racconto sulla povertà, la fame, la verità è sempre nascosta tra le righe. La Nigeria, che produce tanto petrolio, è uno dei Paesi più poveri. Chiediamoci perché. Ci sono i politici nigeriani corrotti, ma anche i Paesi ricchi con i loro interessi").

Accanto alle testimonianze dei giornalisti, quella del generale Fabio Mini, che per la Nato ha gestito la fase del dopoguerra in Kosovo: " La guerra è fatta anche con l’informazione. Che è uno strumento della guerra. Mostra lo ‘spettacolo’ della guerra e ne sfrutta le emozioni. Anche i soldati vengono coinvolti in questo meccanismo e avvertono una spaccatura tra ciò che vivono e ciò che vedono raccontato dai mezzi di informazione. L’informazione in guerra non è oggettiva. Cento anni fa qualcuno disse che la prima vittima della guerra è la verità. Credo che sia vero anche oggi". (Inform)


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