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INFORM - N. 254 - 13 dicembre 2004

DOCUMENTAZIONE

Assemblea Plenaria del CGIE

Relazione del Presidente della IV Commissione Padre Graziano Tassello

Prima di addentrarmi nelle problematiche e sfide inerenti la riforma della Legge 153, desidero manifestare uno stato d’animo percepito durante i lavori della nostra Commissione. Proviamo disagio per quanto concerne le problematiche inerenti la preservazione e la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo, tanto da farci temere che l’attenzione in futuro verrà prevalentemente data a questioni di marketing di prodotti italiani. Serpeggia un senso di sottile esasperazione poiché ormai da anni il CGIE sta cercando di offrire spunti innovativi e metodologie adeguate circa la strategia culturale da perseguire a favore degli italiani residenti all’estero: ma non sempre si vedono risultati tangibili.

Sarebbe interessante analizzare che cosa di fatto ostacoli una riforma a parole voluta da tutti e quali siano i gruppi di potere che non vogliono questa revisione o quale sia la strategia nascosta che blocca questa aspirazione. Ma è un esercizio di analisi politica che preferiamo demandare agli esperti.

Pur rivendicando il fatto di aver presentato proposte puntuali ed innovative, di fatto anche il recente strumento di lavoro pervenutoci da parte del MAE sulla riforma della 153 manifesta una palese disattenzione per il lavoro che una commissione del CGIE aveva svolto su espressa richiesta del Ministero degli Italiani nel mondo, dal MAE e del CGIE.

La nostra commissione ritiene che il lavoro svolto a Parigi, approdato in quella che chiameremo "bozza di Parigi", sia sostanzialmente valido e debba costituire il testo base che il CGIE dovrà discutere ed eventualmente fare suo.

Durante i lavori della commissione dell’8 dicembre abbiamo doverosamente (preso in esame???:::::::)) lo strumento di lavoro tecnico, che chiameremo "bozza MAE", predisposto dagli uffici competenti, ed abbiamo preso in considerazione osservazioni giunteci da varie parti.

Ecco alcune osservazioni emerse durante il dibattito:

Al di là di alcuni punti di carattere tecnico che riteniamo altamente positivi e significativi, quali i finanziamenti al posto dei contributi, la certificazione e le convenzioni con gli enti gestori, la commissione non si riconosce nell’impianto complessivo della proposta avanzata dal MAE ed auspica che nell’iter legislativo di riforma si ritorni alle indicazioni di sostanza offerte dalla Commissione che ha elaborato il testo di Parigi.

La "bozza di Parigi" introduce un profondo cambiamento nella strategia da perseguire, non più rivolta soltanto ai cittadini italiani e ai figli residenti all’estero o agli oriundi ma a tutti quanti intendono conoscere ed approfondire la lingua e la cultura italiana (cfr, titoli).

Riteniamo che la "bozza di Parigi" costituisca un documento organico che tenga in debito conto le peculiarità delle varie comunità che danno vita al mosaico italiano nel mondo. La diversificazione e le peculiarità della diaspora italiana esigono un impianto teorico e pratico estremamente flessibile, tenuto però ancorato ad alcuni principi valoriali uguali per tutti.

La riforma della 153 si colloca in un contesto, quello italiano, che vede la nazione divenuta paese di immigrazione e, pertanto, confrontata con la sfida culturale che deriva dall’arrivo di numerose nuove culture e lingue: un fenomeno non congiunturale, ma strutturale che vede forze sociali, volontariato, chiese innescare un sistema in cui dominano non i rapporti di forza ma la forza dei rapporti. È consolante, dalla nostra ottica di italiani residenti all’estero, constatare come in Italia la legge 40 del 1998 e la legge 53 del 2003 facciano esplicito accenno alla tutela delle lingue di cui sono portatori gli alunni immigrati e alla promozione del pluralismo nella pedagogia.

La riforma delle legge 153 va collocata all’interno di una panoramica internazionale per cui, come indica la "bozza di Parigi", essa ha una finalità globale e deve essere inquadrata in una normativa internazionale con l’obbligo di integrare l’italiano nel sistema scolastico locale.

Ovviamente, in quanto consiglieri del CGIE rappresentanti delle comunità della diaspora, pur puntando su una strategia rivolta a tutti, non possiamo dimenticare l’obbligo che abbiamo di garantire che questo ecumenismo linguistico verso i lontani non si trasformi in disinteresse verso i vicini. La lingua e la cultura sono da diffondere nelle comunità italiane all’estero come una passione prioritaria non solo perché di fatto esse costituiscono un bacino di potenziali utenti ben superiore a qualsiasi altro gruppo, ma perché riteniamo che gli italiani residenti all’estero gli oriundi sono i migliori propagandisti della cultura italiana e perché va tutelato il diritto di questi cittadini in diaspora alla preservazione della lingua e cultura di origine.

Si tratta, come abbiamo ribadito anche in altre occasioni, di un diritto da rispettare e non di una benevola elargizione di uno stato cui si deve, di volta in volta, rivolgere suppliche per ottenere risorse che diminuiscono con l’aumentare delle nostre lacrime tanto che ad un osservatore esterno possiamo apparire come prefiche che accompagnano il funerale di un caro estinto.

I punti originali della bozza di Parigi

Vogliamo sottolineare qui alcuni punti salienti della bozza di Parigi.

Essa non è concepita come una difesa o evocazione di italianità o una preservazione-mantenimento di una lingua presso una comunità, quanto piuttosto come una offerta originale della lingua e cultura dell’Italia a tutti.

Accettare questa sfida significa predisporre uno strumento legislativo aperto (una legge quadro) che faccia riferimento alle mille maniere in cui si possono perseguire strategie culturali all’estero, mai disgiunte dalle politiche culturali dei paesi ospitanti.

Non si tratta, pertanto, di ridurre ad unum la effervescente molteplicità di iniziative fiorite in questi anni nei vari paesi. La bozza di Parigi introduce un sistema che consente di sviluppare le singole esperienze e di generarne altre.

Lo strumento individuato è il piano-paese triennale. Una delle novità più importanti è il riferimento obbligatorio con la base e con gli organismi interessati, che divengono in questo modo non più degli assistiti culturali ma dei protagonisti nell’impegno a diffondere il patrimonio culturale e linguistico italiano. Purtroppo nella bozza MAE il riferimento ai piani paese è assente e vi si respira un’ottica centralistica. In questo percorso di programmazione dal basso, i Comites ed il CGIE sono chiamati a giocare un ruolo creativo ed il CGIE in particolare può offrire spunti utili alla Amministrazione atti ad evitare fughe solipsistiche da parte di singole nazioni. Nella bozza MAE non troviamo riferimenti a CGIE e MAE.

Il contesto in cui noi ci muoviamo è il perseguimento di un processo interculturale e plurilinguistico che genera domanda della conoscenza di un’altra lingua.

La bozza di Parigi insiste sulla qualità dell’insegnamento. Si esigono professionalità e capacità particolari di metodologia applicata. Si prospettano standards sotto i quali non si può scendere poiché occorre garantire sempre e ovunque un servizio di qualità.

Pur con tutte le difficoltà e perplessità del caso, la bozza di Parigi cerca un equilibrio tra pubblico e privato, che a nostro avviso, viene invece negato dalla bozza MAE

Potremmo continuare a segnalare la bontà del prodotto parigino. Ma saremmo accusati di narcisismo. Non possiamo tuttavia non dirci preoccupati per il tentativo di ripristino della centralità e l’accentuazione di un’ottica dualistica che finora ha prodotto notevoli danni in campo linguistico-culturale: comunità, CGIE e IIC, dualismo irrisolto tra le due Direzioni MAE.

Conclusione

Siamo a chiedere al CdP del CGIE che solleciti tutti i membri del CGIE ad inviare al più presto una loro valutazione sulle due bozze affinché, durante la prossima assemblea la bozza, debitamente integrata, venga sottoposta ad approvazione da parte del CGIE.

Siamo anche coscienti che occorrono delle audizioni con le parti sociali interessate, come gli insegnanti di ruolo, gli insegnanti precari, gli enti gestori, i comitati dei genitori.

Siamo altresì consci di alcune perplessità segnalateci da alcuni colleghi e che riguardano in particolare la fideiussione e la certificazione, nonché la necessità dell’insegnamento a distanza a favore di comunità geograficamente distanti dalle grandi metropoli ed altre questioni squisitamente tecniche che andranno attentamente valutate.

Infine - per non smentire la tradizione delle grida di allarme cui abbiamo abituato l’Amministrazione - condividiamo con voi alcuni problemi emersi durante un breve giro di ricognizione sulle politiche culturali, come l’assenza di un ispettore scolastico in Germania, la politica culturale della Baviera, il modello di polo scolastico di Basilea ipotizzato su basi ancora labili.

Ci siamo infine soffermati sulla settimana di lingua e cultura da poco terminata. Ovviamente facciamo riferimento a quei posti dove operano i consiglieri della commissione. Al di là di un commento positiva pervenutoci dal Cile, non abbiamo parole per descrivere i risultati deludenti di tale progetto. Sono affiorate due domande: "A quando un coinvolgimento nella programmazione anche del CGIE e dei Comites? A quando la morte di una concezione della cultura come un qualche cosa di riservato ad una élite e pertanto fruibile da pochi?". Un capolavoro per essere tale - come un progetto culturale vero - deve essere apprezzato dall’umile come dal presunto sapiente.

I miei colleghi potranno chiarire meglio i punti da me succintamente esposti. Non mi sono di proposito addentrato sui singoli punti per stuzzicare la vostra curiosità ed invitarvi a leggere le due bozze. I verbali fanno fede al nostro lavoro. Fanno parte di questa sintesi i preziosi appunti ed annotazioni pervenutici dall’Ispettore scolastico Murano dell’Ambasciata di Berna, da Marco Fedi, da Alberto Di Giovanni, dai colleghi dell’America Latina (Cile, Brasile ed altre nazioni) e da Aldo Bechi che, oltretutto, ha avuto anche la pazienza di stampare i due testi in modo da permetterci un facile confronto.

Il mio augurio è che quello che tanti in Italia cercano di vivere quotidianamente nei confronti degli immigrati, cioè la cultura del riconoscimento, si trasformi nei confronti della diaspora italiana in un riconoscimento della cultura e della lingua italiana da parte di tutti. (Giovanni Graziano Tassello)

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