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INFORM - N. 253 - 10 dicembre 2004

ITALIANI ALL’ESTERO

Presentata alla Farnesina la ricerca promossa dal Mae e dal Cgie e realizzata da Iref e Siares

Giovani italiani all’estero: un viaggio tra cultura delle origini e nuove realtà

Gli interventi di Adriano Benedetti, padre Graziano Tassello e Cristiano Caltabiano. Dalla ricerca 14 "monografie nazionali" che saranno pubblicate nel 2005. L’apporto dei Comites

ROMA - Un "viaggio planetario" tra i giovani italiani tra i 18 e i 35 anni che vivono all’estero. Un viaggio tra i discendenti della prima e della seconda generazione dei connazionali italiani emigrati ma anche tra i protagonisti della nuova emigrazione italiana. Un viaggio dentro il vissuto delle nuove generazioni per capire quale significato attribuiscano alle loro origini, quali siano i loro orientamenti, le loro aspirazioni, le loro esigenze, le loro problematiche. Per penetrare nel loro mondo, fatto di cultura e tradizioni tramandate dalle famiglia ma anche imbevuto delle realtà sociali nelle quali vivono. A ciò ha puntato la ricerca condotta da Iref (Istituto Ricerche Educative e Formative, fondato dalle Acli ‘68) e Siares (Società Italiana Analisi e Ricerche Economiche e Sociopsicologiche) e promossa (e finanziata) dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

Un capillare lavoro durato due anni e che ha portato i ricercatori sul campo, in giro per i continenti: Europa (Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera e Belgio); America del Nord e del Sud (Canada, Stati Uniti, Venezuela, Uruguay, Brasile e Argentina); Nord Africa (Tunisia, Marocco) e Sud Africa; Oceania (Australia).

Per ascoltare e per "entrare" nelle storie dei giovani: 429 gli intervistati. Più che interviste sono racconti dialogati in cui i giovani hanno spiegato ai ricercatori le loro esperienze (dalle 2 alle 5 ore di registrazione per ognuno). A queste interviste vanno aggiunte quelle a esponenti delle collettività italiane (Comites, associazioni ecc.) e ad esperti e testimoni privilegiati. Complessivamente, i ricercatori hanno portato a casa 700 interviste. Tre i punti cardine della ricerca: identità culturale e rapporto con la tradizione migratoria; esperienza quotidiana (studio, lavoro, tempo libero, partecipazione politica e sociale); il legame con l’Italia. Una ricerca complessa ed organica quella sui giovani italiani all’estero. Che rappresenta anche il primo studio sociologico "serio" da 25 anni a questa parte "su queste realtà, così importanti nella nuova ottica del nostro Paese proiettato, nel contesto della globalizzazione, a competere in campo internazionale in materia economica e culturale", ha sottolineato il Direttore generale per gli Italiani all’estero Adriano Benedetti, presentando ufficialmente la ricerca nella Sala Saraceno della Farnesina insieme a padre Graziano Tassello - Presidente della Commissione "Scuola e cultura" del Cgie e del Comitato scientifico che ha supervisionato la ricerca - e al sociologo Cristiano Caltabiano responsabile scientifico dell’Iref. Presentia, tra gli altri, il Segretario Generale del Cgie Franco Narducci, il Vice Segretario generale per l’America Latina Luigi Pallaro, e la professoressa Claudia Zaccai del Siares, docente alla Facoltà di scienze della comunicazione a "La Sapienza" di Roma.

I risultati della ricerca, ha spiegato Benedetti, offriranno spunti di particolare rilevanza per potere impostare, da parte del Cgie e del Mae, "nuove prospettive di contatto con le giovani generazioni". Il Direttore generale ha ricordato come la "diaspora" rivesta una parte rilevante nella nostra storia, anche se nel tempo il fenomeno migratorio sia stato "registrato dalla coscienza nazionale, con qualche pudore". Negli ultimi anni la memoria collettiva sembra essersi risvegliata. E Benedetti ha tenuto a sottolineare che l’attenzione riservata oggi dalle forze politiche - "grazie al Ministro Tremaglia che è riuscito a coagulare la forza sufficiente in Parlamento per arrivare all’importante traguardo del riconoscimento del diritto di voto per corrispondenza" - e la maturazione dell’opinione pubblica italiana hanno fatto sì che le nostre comunità all’estero "siano ora viste in una luce nuova, che poggia sull’esigenza di una valorizzazione di questa enorme risorsa che appartiene all’Italia". La ricerca ha un grande valore poiché, ha rimarcato Benedetti, "è la prima iniziativa di approfondimento intellettuale che si inserisce nella prospettiva di un rapporto nuovo con le nostre comunità all’estero". E’ anche "una sorta di omaggio intellettuale che Ministero degli Affari Esteri e Consiglio Generale degli Italiani all’Estero desiderano rivolgere a quanti hanno lasciato il nostro Paese per cercare migliori condizioni di vita".

Padre Graziano Tassello ha rilevato che ricerche come questa "rompono un silenzio lungo e pesante" sul fronte degli studi sociologici riservati alle comunità italiane nel mondo. L’indagine sui giovani aiuta a comprendere la loro realtà, a capire "cosa pensano", e ciò per il Cgie è molto importante. Come importante è il fatto che i ricercatori abbiano raccolto le testimonianze dei giovani anche in realtà meno battute tradizionalmente dall’emigrazione italiana. Le ricerche imperniate sulle nuove generazioni "ci dicono dove stiamo andando", ha detto Tassello. E i risultati devono fare riflettere: "I giovani chiedono di riscoprire l’italianità, intesa non in senso tradizionale ma senso nuovo, ‘creativo’". I giovani di oggi "sanno perfettamente gestire la loro ‘plurima’ personalità, che non è vissuta come conflitto ma come ricchezza". E sono "l’immagine di quella che sarà la nostra società nel futuro". Ed è per questo che Cgie e Mae "sono chiamati a riorientare la loro politica e a dare ancora maggior peso alla strategia culturale e linguistica, che da anni il Ministero porta avanti, supportato in ciò dal dialogo e dalla interazione con i rappresentanti delle comunità italiane all’estero".

Dalla ricerca sono venute fuori 14 "monografie nazionali" che saranno pubblicate nel 2005. Inoltre verrà stampato un volume collettaneo che raccoglie istanze, problematiche, aspettative dei giovani all’estero: "Giovani oltre confine. I discendenti e gli epigoni dell’emigrazione italiana nel mondo" (con prefazione di Franco Narducci e introduzione di Graziano Tassello). Il volume è curato da Caltabiano. Che ha spiegato come i discendenti, terze e quarte generazioni, degli emigrati abbiano un rapporto con l’Italia che rientra in gran parte nella sfera culturale. Hanno un rapporto "mediato" con la terra degli avi. Il legame con l’Italia si stabilisce, da un lato, con la trasmissione della tradizione (da parte della famiglia) e dall’altro con la "rielaborazione", che comporta nuovi significati, della cultura assorbita. Una sorta di "revisione del retaggio", di reinvenzione delle radici e della italianità. E quando i giovani vengono in Italia si innesca un processo di apertura culturale. Perché conoscevano quella che gli avevano raccontato i genitori e trovano invece un’Italia diversa. E i giovani la "rivisitano", appuntandosi la modernità. Le nuove generazioni sono perlopiù legate all’Italia attuale. I giovani neo emigrati invece hanno un rapporto diretto con le fasi dell’esperienza migratoria: partenza dall’Italia, arrivo in un altro Paese, inserimento, a volte difficile. Ma è una esperienza che questi giovani fanno nell’epoca della globalizzazione e in un mondo diverso da quello degli emigrati partiti molto tempo fa.

La ricerca delinea una tendenza comune fra i giovani: la loro scarsa partecipazione all’attività associazionistica. E’ un dato che emerge da tutti i Paesi. Le associazioni non rappresentano un punto di riferimento e di aggregazione per i giovani. E anche il parziale ricambio generazionale nella dirigenza delle associazioni non è servito ad attirarli. Nelle intenzioni dei curatori l’indagine deve servire anche a stimolare la ricerca di nuove formule per coinvolgere le nuove generazioni.

Voto all’estero: i giovani vogliono maggiore informazione

Rispondendo a quesiti posti da Inform sul ruolo dei Comites nell’elaborazione della ricerca e sull’attenzione dei giovani alla vita politica italiana e al voto all’estero, Cristiano Caltabiano ha chiarito che "l’apporto dei Comites, come quello delle reti associative, è stato fondamentale. I Comites ci hanno molto aiutato. Ci hanno aperto le porte per trovare i giovani e, soprattutto, per trovare ambienti diversi in cui andare ad intervistare i giovani. Poiché quando si fa una ricerca qualitativa bisogna ricostruire un microcampione dei giovani tendendo conto delle differenze della popolazione immigrata in un dato Paese".

Per quanto concerne il voto all’estero, Caltabiano ha spiegato che "si tratta di una questione piuttosto complessa. Nei giovani non c’è una grande valorizzazione del voto, ma ciò va letto insieme alla difficoltà di tenersi informati dall’estero sulle vicende politiche italiane. Di questo bisogna sicuramente tenere conto. C’è poi un altro aspetto: i giovani riconoscono, anche se il dato varia da Paese a Paese, l’importanza simbolica e strategica del voto all’estero per le prime generazioni. I giovani in sostanza dicono: ‘per i nostri genitori è qualcosa di veramente importante, ma per noi...dipende’. Alcuni dicono di non volersene avvalere, altri invece sono più possibilisti. Ma vorrebbero essere maggiormente informati. Perché si rendono conto che per poter votare dovrebbero essere messi in grado di seguire di più le vicende politiche dell’Italia". (Simonetta Pitari-Inform)


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