ITALIANI ALL’ESTERO
Seconda giornata dell’Assemblea Plenaria Cgie
Le linee guida del Gruppo Donne del CGIE per le donne italiane all’estero
ROMA - Le donne vogliono fare sentire sempre più forte e chiara la loro voce. E vogliono un ruolo paritario con l’uomo. Nel corso dei lavori pomeridiani del 9 dicembre è intervenuta Anna Ruedeberg Pompei (Svizzera), responsabile del Gruppo Donne del Cgie.
Anna Ruedeberg Pompei ha auspicato, insieme alle sue colleghe, che l’iter legislativo per l’istituzione dell’Osservatorio delle donne italiane all’estero riprenda il suo corso e che i due progetti di legge presentati al riguardo (Baldi, Fi; Marina Sereni, Ds) vengano unificati.
La Consigliera della Svizzera ha poi presentato un documento elaborato dalle otto Donne del Cgie. E’ una sorta di vademecum con le linee guida per "incoraggiare" le donne italiane all’estero ad impegnarsi attivamente all’interno delle comunità, mettendo a disposizione le loro competenze. Nel documento si sottolinea che la presenza e la partecipazione della donna nelle attività decisionali in favore della comunità, in particolare delle donne italiane all’estero, "sono indispensabili per operare equamente ed unitariamente in rispetto di tutte le realtà, positive e negative, all’interno dei Comites delle associazioni, dei gruppi di lavoro per le pari opportunità tra donna e uomo".
Nel documento si sottolinea tra l’altro che "le competenze della donna sono un arricchimento solo se non vengono a minare e distruggere le competenze tradizionali fornite dagli uomini. Esse in effetti dovrebbero poter proporre un’alternanza proficua ed operare un cambiamento di dinamica improntato alla concretezza". E se la condizione sine qua è "credere seriamente nel suo ruolo di donna cui deve corrispondere una svolta tanto innovativa quanto indispensabile", si sottolinea che "il coinvolgimento della donna in emigrazione, fuori dai suoi ruoli tradizionali richiede una adesione convinta da parte della donna stessa in questo suo ruolo e in tutte le fasce di età". Si evidenzia inoltre che "dal punto di vista evolutivo la donna italiana sia in Italia sia all’estero è ormai volta in maniera lenta ma irreversibile all’ottenimento d un equilibrio paritario nelle decisioni sociali e politiche".
Si devono considerare le differenze tra le diverse generazioni: le giovani (3a e 4a generazione) "sono pronte ad essere coinvolte purché affiancate da programmi formativi capaci di dar loro un ruolo di protagoniste efficaci". Queste donne hanno "una formazione sia scolastica che professionale adeguata" e sono "interlocutrici sia per le italiane sia per le donne del paese ospitante". Le adulte, ( 2a e 3a generazione), "sono le più numerose, sono le più cariche di impegni obbligatori e/o assunti per scelta, hanno una formazione scolastica spesso autodidatta, sono deluse dalle annose manchevolezze dell’emigrazione italiana". Questo donne sono "generalmente ben preparate". Infine, le anziane, (1a e 2a generazione). In genere sono "donne esauste, malate, con un reddito inferiore al minimo vitale, spesso abbandonate". Sono donne che parlano unicamente il dialetto di origine. Ma sono le donne "depositarie della nostra cultura che è fonte inesauribile di ricchezza di vita". "Ricchezze che potrebbero ridare loro e alla nostra emigrazione la dignità che meritano".
Infine nel documento si sottolinea che "occorre ricordare che la donna anche nel suo ruolo di interlocutrice ‘con potere decisionale condiviso’ deve testimoniare le sue qualità di concretezza, di ascolto , di proposte fondate su conoscenze ben radicate ne dettagli reali e pratici della vita quotidiana". E che è "di vitale importanza improntare la strategia di un intervento della donna all’’interno dell’emigrazione e in particolare del Cgie nei Comites, nelle associazioni italiane all’estero e nei gruppi di pari opportunità sulla solidarietà, non in contrapposizione sia nei confronti dell’uomo che nei confronti delle donne stesse".(S.P.-Inform)