STAMPA ITALIANA PER L’ESTERO
Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero
L’editoriale di padre Luciano Segafreddo: "Natale, mistero e profezia"
Natale ritorna come celebrazione di uno dei più grandi misteri della nostra fede e come una festa ricca d’ispirazione religiosa e di profondi significati umani. Celebriamo la nascita del Signore Gesù: festa dunque della vita, manifestazione di una luce che brilla nel segno della stella - nella notte dei tempi. L’Emmanuele entra infatti nella storia dell’umanità e in ogni storia personale, per far rinascere germi di speranza, per far emergere i significati della povertà e dell’umiltà che hanno caratterizzato la sua nascita a Betlemme. La Vergine Maria lo «avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo», narra l’evangelista Luca (2,7). Ma quella grotta divenne subito, per i pastori e i magi, meta di un cammino di fede, sotto la guida degli angeli e dei segni celesti.
A noi, oggi, il Natale rivolge un forte messaggio: ci rende pellegrini ai luoghi della Terra Santa, noi stessi santificati dalla nascita e dalla vita pubblica del Signore, e spiritualmente vicini ai popoli dei Paesi del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Africa, dove il messaggio di pace annunciato dagli angeli nella Notte Santa, non trova accoglienza. Sembra che il mondo politico e le istituzioni internazionali non riescano a risolvere il problema dei palestinesi che si trascina da decenni, e siano incapaci di porre rimedio agli atti di terrorismo e alle radici della guerra che costituiscono una delle grandi sfide dell’attuale momento storico.
Giovanni Paolo II nel messaggio inviato all’incontro delle religioni, organizzato nello scorso settembre dalla diocesi di Milano e dalla Comunità di Sant’Egidio, scriveva: «Il mondo sta forse abbandonando la speranza di raggiungere la pace? Si ha a volte l’impressione di una progressiva assuefazione all’uso della violenza e allo spargimento di sangue innocente. C’è bisogno del coraggio di globalizzare la solidarietà e la pace. La guerra è da considerarsi sempre una sconfitta della ragione e dell’umanità». Tra le tante relazioni tenute al convegno, mi ha colpito un’affermazione di Ahmad Al Tayyib, rettore dell’Università Al Azhar del Cairo, la più importante dell’Egitto, che ha affermato come «la vera minaccia all’umanità non viene solo dal terrorismo, ma dalla situazione di caos in cui si trova il mondo».
Le condizioni di ingiustizia, le sciagure provocate dagli odi che contrappongono etnie di razza e di religioni diverse, i fenomeni persistenti di fame e di malattie endemiche che attanagliano intere popolazioni in territori sottosviluppati, sono radici che alimentano la violenza e compromettono ogni tentativo di pace duratura. Di fronte ai dati significativi sulle povertà - come il miliardo e 101 milioni di contadini che devono sopravvivere con meno di un dollaro al giorno - il mondo attende da Paesi e Istituzioni che detengono il potere politico e commerciale mondiale, dei progetti di solidarietà e non, invece, atteggiamenti di chiusura e difesa protezionistica.
Quale futuro possiamo progettare, noi cristiani, per incidere sulla storia del pianeta? Quali iniziative politiche e sociali possiamo proporre constatando l’attuale fase di declino del mondo occidentale e l’emergere di nuovi Paesi-continente - come la Cina, l’India o il mondo arabo - con le loro risorse economiche, tecnologiche e con le loro culture? Uno degli inviti più forti della parola di Dio è di comprendere i segni dei tempi. Ci sono segni di speranza e di salvezza, nonostante gli episodi terroristici che ci inquietano. Ma potremo comprendere questi segni ed esserne portatori se avremo il coraggio di «globalizzare la solidarietà e la pace», facendoci eco della profezia della non violenza. Ciò significa, come sottolineano i vescovi italiani nel documento Educare alla pace: «aiutare la politica ad affermare la sua autonomia da ogni ideologia della guerra, dal fondamentalismo del "mercato armato", dalla logica distruttiva sempre unilaterale delle armi». Don Tonino Bello, un profeta della pace, scriveva: «Come nei primi tempi del cristianesimo i martiri stupirono il mondo per il loro coraggio, così oggi la Chiesa dovrebbe fare ammutolire i potenti della terra per la fierezza con cui, noncurante della persecuzione, annuncia senza sfumature il vangelo della pace e la prassi della nonviolenza». Solo così le comunità cristiane diventano protagoniste ed eco dell’annuncio di pace degli angeli a Betlemme.
Dopo la Notte Santa, le feste si susseguono fino all’Epifania: ma non possiamo lasciare posto alla mediocrità, a tutto ciò che è espressione di superficialità e consumismo. Se padre David Maria Turoldo fosse ancora tra noi, ci ripeterebbe l’esortazione che soprattutto oggi c’è bisogno di preghiera «come atto liberatorio e salvifico, come garanzia di umanità, come realizzazione della vera dimensione umana».
In questo contesto spirituale, e con l’impegno di un particolare ricordo nella preghiera, unito ai confratelli del Messaggero di sant’Antonio, rivolgo a tutti i lettori l’augurio più sincero affinché le celebrazioni natalizie rappresentino per voi e per i vostri familiari una crescita in spiritualità e grazia, e l’occasione per sperimentare i segni della bontà e dell’umanità del Salvatore Gesù. (Padre Luciano Segafreddo-Messaggero di sant’Antonio/Inform)