ITALIANI ALL’ESTERO
Primo Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo
A colloquio con Cesare Lanfranconi, ristoratore a Washington (Usa)
ROMA - Giramondo per amore...dell’alta cucina. Italiana, s’intende. La passione per la gastronomia raffinata ha portato Cesare Lanfranconi - dopo il tirocinio in scuola alberghiera dalle sue parti (è nato a Mandello del Lario, Lecco) - a percorrere prima il nord della penisola, dove si è "fatto le ossa" come chef in rinomati ristoranti e a, Milano, con il grande Gualtiero Marchesi. Poi la scelta dell’estero. Per affinarsi sempre di più nel campo e, più in generale, per il desiderio di conoscere nuove culture. Come ci ha raccontato lo stesso Lanfranconi, che abbiamo incrociato ai lavori del Primo Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo, appena conclusosi.
Tappe nel Vecchio Continente (Londra, Svizzera...) e poi, via, negli Stati Uniti, dove ha fatto diverse esperienze. Il ‘sogno americano’ di Lanfranconi si è poi concretizzato a Washington, dove vive da dieci anni. Lì ha aperto un ristorante di successo, dal nome che evoca una Italia pucciniana: "Tosca". "E’ il nome della mia figlia più grande" ci ha spiegato. Tenendo a precisare che il suo è "un ristorante tradizionale italiano".
Ci sarà una bella concorrenza a Washington...
Lo ha detto. Nella città di Washington e dintorni ci sono circa 6mila ristoranti. Fra questi, più di 300 sono italiani, di tutti i livelli e categorie.
Lei ha partecipato ai lavori del Primo Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo. Bilancio?
Bilancio senz’altro positivo. Il Convegno ha rappresentato un importante passo per la promozione del prodotto italiano e del made in Italy. Iniziative come queste rivestono un grande valore per fare conoscere, promuovere e valorizzare l’Italia all’estero. Un "grazie" al Ministro Tremaglia per la sua instancabile attività verso gli italiani che, in tutte le parti del mondo e in tutti gli ambiti, portano alto il nome dell’Italia. I congressi organizzati finora (scienziati, imprenditori, artisti) dal Ministero per gli Italiani nel Mondo sono stati davvero fondamentali.
E per quanto riguarda questo evento, posso dire che è stato di portata "quasi storica"? Perché fino ad oggi la nostra categoria non è stata mai contemplata o considerata per la valenza che ha. Le problematiche dei ristoratori nei vari continenti, come è emerso dai lavori, sono parecchie. E’ stato quindi molto importante riunirsi: per cominciare ad affrontare certi discorsi, per vedere quali sono i problemi e le esigenze che si hanno in comune e quelli che distinguono ogni nazione, ogni area. Sono stati trattati argomenti cruciali: la questione "prodotto italiano", l’educazione alimentare, la professionalità, il mantenimento e la promozione delle tradizioni italiane....
A proposito di promozione... Alcuni suoi colleghi hanno detto apertamente che le nostre rappresentanze diplomatiche dovrebbero fare più iniziative su questo fronte. E’ una lamentela che ha fondamento?
Beh, se questo argomento è stato toccato da ristoratori di varie nazioni...non dico che sia un problema comune ma diffuso certamente sì. Come dire, ci sono ambasciate o corpi consolari piuttosto "sedentari", non fanno gran che per quanto riguarda la promozione del prodotto italiano. E, in taluni casi, non forniscono alcun tipo di supporto per la comunicazione tra italiani all’estero e Italia.
Ma dalle sue parti che aria tira? Voi ristoratori vi "coalizzate" per farvi sentire dalle rappresentanze diplomatiche o fate iniziative per conto vostro procedendo magari in ordine sparso?
Come gruppo di ristoratori italiani facciamo delle iniziative, anche molto simpatiche. E ci riuniamo a volte, anche per discutere insieme alcune problematiche che ci riguardano, tra cui quelle affrontate anche in questo convegno. Da parte delle autorità diplomatiche vengono fatte delle attività promozionali, ma perlopiù sponsorizzate da grandi produttori italiani. E comunque sono sporadiche.
Altri problemi sollevati da molti suoi colleghi sono quelli legati agli alti costi d’importazione di prodotti italiani e, in taluni casi, alle difficoltà di farli arrivare nel paese nel quale hanno la loro attività.
Negli Stati Uniti si trovano tutti i principali prodotti italiani, anche se i prezzi sono abbastanza alti...gli americani "bastonano" con le tasse e se alcuni generi di consumo sono considerati di "lusso", i costi salgono ancora di più, anche se non sono proibitivi.
Più che altro ci possono essere problemi per i prodotti specifici italiani di limitata produzione. E’ più difficile raggiungere produttori e reperire prodotti particolari legati ad una certa zona. Negli Usa, poi, ci sono controlli sanitari rigidi e in taluni casi non viene permesso l’ingresso di questo tipo di merce.
La clientela americana risponde bene alla messa in tavola di piatti di cucina italiana?
Molto bene. La cucina italiana è molto popolare e riscuote sempre successo negli Usa. Ed è così anche a Washington, città cosmopolita, sede politica e legata al mondo finanziario: vi si trova gente abituata a viaggiare per il mondo e che conosce l’Italia. Tra i miei clienti ci sono politici, parlamentari...gente preparata anche sotto il punto di vista gastronomico e che sa cosa è la buona cucina italiana.
Al convegno si è parlato anche della preparazione professionale delle nuove leve. Per incentivare l’attività e per tramandare le tradizioni italiane. Abbiamo ascoltato storie di ristoratori, di maestri di cucina, che formano giovani italiani ma anche personale locale. Lei?
Insieme al mio socio (anche lui italiano) punto ad una spiccata caratterizzazione italiana dell’azienda. Cerchiamo, pertanto, di avere professionisti italiani in sala, in cucina, a livello manageriale. (Simonetta Pitari-Inform)