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INFORM - N. 246 - 1 dicembre 2004

ITALIANI ALL’ESTERO

Primo Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo

"Solo la cucina d’Italia può...": Tavola rotonda con i ristoratori italiani in America Latina

L’intervento del Ministro Girolamo Sirchia. Problemi e suggerimenti dei ristoratori del continente sudamericano

ROMA - La salute si cura anche...a tavola. Attraverso il piacere di gustare i piatti semplici e naturali di una cucina raffinata e protagonista nel mondo, frutto di una cultura antica e fonte di benessere: quella italiana, che ha alla sua base la dieta mediterranea. Una tradizione alimentare che i ristoratori italiani stanno diffondendo nel mondo. E che devono sempre più diffondere per contribuire ed "educare" sul piano alimentare un pianeta - principalmente i paesi ricchi ma anche quelli in via di sviluppo non ne sono esenti - afflitto da problemi di salute gravi indotti da diabete e obesità. E’ questo il messaggio che il Ministro per la Salute Girolamo Sirchia ha fatto passare in apertura della Tavola rotonda con i ristoratori italiani in America del Sud "Solo la cucina d’Italia può: la miglior nutrizione...ma anche tanto di più". Nella seconda giornata dei lavori, presieduti dal Ministro Tremaglia, del Convegno dei Ristoratori Italiani nel Mondo, Sirchia ha invitato apertamente a perseguire questa linea "per fare entrare nella mente dei cittadini, anche all’estero", l’idea che la sicurezza alimentare e la qualità siano importanti per il benessere delle popolazioni. Qualità e sicurezza alimentare assicurate proprio dai piatti della nostra equilibrata cucina.

Di rapporto tra alimentazione e benessere ha parlato anche il moderatore del Tavola rotonda Ferdinando Romano, presidente dell’Inran (Istituto Nazionale Ricerca Alimentazione e Nutrizione). Che ha poi voluto ringraziare il governo, nelle persone di Sirchia e Alemanno, per l’attenzione posta nei confronti della corretta alimentazione e per la spinta alla tutela dei prodotti italiani genuini e per la loro diffusione all’estero. Ma un ringraziamento particolare, al quale si sono accodati i diversi intervenuti all’incontro, è andato a Tremaglia per l’impegno, la determinazione e la capacità di avere ricomposto i tasselli dell’italianità nel mondo facendo conoscere e valorizzando un’Italia fuori dai confini troppo a lungo dimenticata.

Dagli intervenuti alla Tavola rotonda, oltre all’orgoglio di essere "ambasciatori nel mondo" - come è stato detto - della cultura culinaria italiana, sono emersi anche problemi e suggerimenti.

Paolo Bruni, presidente di Fedagri (federazione che raggruppa 4000 cooperative agroalimentari, con un fatturato di 22 miliardi di euro) ha indicato la strada per vincere le sfide - che pongono grandi problemi di competitività - imposte da un’Europa allargata e ancora di più dalla globalizzazione: la "distintività" del prodotto italiano, di qualità nettamente superiore a quella di molti altri paesi del mondo. Il nostro Paese, insomma, deve far leva e far prevalere le sue "eccellenze" in fatto di prodotti. E deve valorizzare il made in Italy attraverso iniziative non parcellizzate bensì organiche e coordinate. E’ quel "fare sistema" al quale si è fatto riferimento sin dalla prima giornata di lavori e che è stato ribadito anche dal moderatore Romano.

Prodotto italiano vuol dire, dunque, "qualità". E su questo concordano perfettamente i ristoratori italiani dell’America Latina. Che tuttavia, nel corso del dibattito, hanno sollevato problemi di costi d’importazione, non indifferenti in Paesi dalle monete svalutate e dove le crisi economiche e sociali sono ricorrenti. Difficoltà che costringono a volte ad utilizzare, facendo ugualmente dei piatti di alto livello gastronomico, prodotti locali o di più facile importazione anziché prodotti tipici italiani.

Massimiliano Ambrosio, giovane ristoratore italo-argentino, si è detto comunque ottimista per il futuro. Ad Ambrosio, terza generazione di italiani in Argentina, sono stati il nonno e il padre cuochi a trasmettergli la passione per la gastronomia. Una passione che ha raggiunto elevati livelli: il padre e lui sono stati cuochi della nazionale di calcio argentina prima dei Mondiali del ’94 ("Abbiamo introdotto la pasta in una alimentazione in cui la carne ha sempre spadroneggiato" ha detto con un certo orgoglio). Anche se Vittorio Marcucci ha sottolineato la sua volontà e quella dei colleghi ristoratori del Venezuela di continuare a portare avanti con passione l’attività nonostante la situazione nel Paese latino americano "non sia certo splendida", Biagio Sanzi, calabrese, nel Rio Grande do Sul (Brasile) da quando aveva solo 13 anni e oggi ristoratore di grande fama, ha indicato nel "lavoro, lavoro, lavoro" la ricetta vincente (il suo ristorante Copacabana, a Porto Alegre, accoglie importanti personalità brasiliane ed estere). E’ stato D. De Santis, giovane ristoratore pugliese che vive a Buenos Aires da cinque anni, a porre all’attenzione dei partecipanti e delle istituzioni il problema di quello che ha chiamato il "vuoto generazionale" nel Paese nel quale risiede. E ha chiarito il suo pensiero: "L’Italia che si ricorda è quella raccontata e le nuove generazioni non sanno di questa italianità che noi vogliamo marcare in convegni come questo". De Santis, che fa programmi televisivi di promozione dei piatti regionali italiani, ha chiesto attenzione alle istituzioni sulla realtà in America Latina. E se P. Alfonsi, da 16 anni in Brasile ha invitato i colleghi "a fare collegamento fra noi" per sostenersi vicendevolmente "prima di esigere aiuti da un governo, che pure deve essere presente", un altro ristoratore del Brasile, R. Guidetti, ha sollevato il problema di Consolati che danno "poco appoggio" e a volte poco attenti, più in generale, alle esigenze degli italiani. Il giovane M. D’Angelo, ristoratore da tre anni in Perù, ha chiesto che verso i giovani imprenditori ci sia attenzione da parte del governo e delle istituzioni e, in particolar modo, delle rappresentanze diplomatiche e dell’Ice.

Un "fuori programma" è stato rappresentato dall’intervento di Lamberto Guerrer (Federazione nazionale cuochi), una vera autorità in materia di gastronomia. Guerrer, grande formatore di chef oggi rinomati in Italia e all’estero, ha raccontato della sua "avventura" - durata cinque anni - nella lontana Mongolia, dove si era trasferito con pentole e fornelli per aprire una scuola di cucina e un ristorante.

Ha concluso la Tavola rotonda Tonino Inchingoli che, in veste di presidente della Consulta Nazionale Emigrazione, ha ringraziato il Ministro Tremaglia - "un uomo che ha fatto della propria vita l’emblema dell’italianità" -, gli organizzatori del convegno e il Cgie (presente ai lavori con suoi rappresentanti).

Dopo avere ricordato le figure di Aldo De Matteo e Bruno Zoratto, uomini che "hanno destato fiducia e speranza nei connazionali nel mondo" con il loro grande impegno e la loro opera in favore delle collettività, Inchingoli si è rivolto ai ristoratori: "Siete anche voi rappresentanti dell’italianità e avete saputo mantenere alti, insieme agli altri connazionali, i valori della patria. Siete i veri ambasciatori della nostra patria nel mondo". Inchigoli ha infine lanciato una proposta a Tremaglia per sostenere la promozione dei prodotti e della ristorazione italiani: l’istituzione di una rassegna annuale, in ogni continente, "dei gusti e dei sapori d’Italia". (Simonetta Pitari-Inform)


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