ITALIANI ALL’ESTERO
Dal 29 novembre al 1° dicembre, al San Michele, organizzato dal Ministero per gli Italiani nel mondo
Primo Convegno internazionale dei ristoratori italiani nel mondo
ROMA - I maggiori ristoratori italiani del mondo si riuniranno da lunedì 29 novembre al 1° dicembre a Roma in una "tre-giorni", il Convegno internazionale organizzato, nella splendida cornice del complesso monumentale di San Michele a Ripa, dal Ministero per gli Italiani nel mondo. "Dopo i Convegni degli scienziati italiani nel mondo, degli imprenditori e degli artisti - dichiara Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel mondo - abbiamo pensato di esaltare i grandi ristoratori di origine italiana che, attraverso la loro professionalità e la loro dedizione, hanno dato lustro alla Patria raggiungendo risultati eccezionali".
Sono infatti oltre 60 mila i ristoranti italiani e "all’italiana" presenti in tutto il mondo: imprese che ogni anno ricevono un miliardo di clienti con un fatturato di oltre 27 miliardi di euro.
Al convegno, che verrà presieduto da Tremaglia e che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, interverranno le più alte cariche dello Stato e numerosi Ministri. Nella prima giornata, quella di lunedì 29 novembre che si aprirà alle 9,30, si parlerà del tema "L’arte della cucina e la cucina dell’arte" in Europa. Alla tavola rotonda, che sarà moderata da Beppe Bigazzi, interverranno professionisti da tutta Europa.
La seconda giornata, martedì 30, è dedicata ai ristoratori italiani dell’America del Nord, nel pomeriggio invece sarà la volta dell’America del Sud e quindi dei ristoratori italiani in Oceania, Africa, Asia. Per la parte legata alla sana nutrizione italiana interverrà il Ministro della Salute Girolamo Sirchia.
L’ultima giornata, mercoledì 1° dicembre, si aprirà con l’intervento del Ministro per le Politiche agricole Giovanni Alemanno. Si parlerà in una tavola rotonda di "Storia, cultura e prospettive della ristorazione italiana nel mondo". Quindi le conclusioni del Ministro Mirko Tremaglia. (Inform)
Ristoranti italiani nel mondo, luoghi d’Italianità
L’emigrazione e la presenza continua degli Italiani hanno messo le basi per una larga diffusione di esercizi dove erano offerte ampie diversità di prodotti italiani, primi fra tutti quelli alimentari. Ciò, insieme con altri fattori concomitanti, ha notevolmente contribuito alla nascita della ristorazione italiana le cui finalità ed intenzioni iniziali erano quelle di rappresentare, conservare e ritrovare un punto d’incontro e sicuro riferimento per i nostri connazionali all’estero dove potevano attenuare e ridurre la nostalgia della madrepatria ritrovando i sapori autentici della lontana cucina d’origine.
Ben presto, le valenze indiscusse della cucina, la sapienza dei cuochi con la loro gran volontà di emergere, avviò i ristoranti italiani a divenire templi indiscussi e prestigiosi del mangiar bene e di qualità, attraverso un percorso sviluppatosi in tutto il mondo in conformità a tre "percezioni" forti: la valenza salutistica della dieta "mediterranea", in cui "semplicità e gusto" si coniugano, con armonia, all’equilibrata ripartizione nutrizionale di grassi e proteine; la qualità intrinseca riconosciuta ad alcuni prodotti (pasta, olio di oliva extravergine, salumi, formaggi, vini); l’immagine Italia, come meta turistica collegata al ricordo di sapori e gusti trovati in vacanza.
L’enogastronomia italiana, in armonia con la propria tradizione culinaria, famosa per ricchezza, varietà e qualità, rappresenta un patrimonio culturale ed economico che concorre significativamente al successo del "marchio Italia nel mondo". Infatti, intorno alla cultura enogastronomia nel mondo, in forza dei flussi migratori, si è sviluppata nel tempo una vera e propria rete internazionale di ristoranti.
Se possiamo però gioire dell’aspetto quantitativo non possiamo farlo per quello qualitativo; lo sviluppo è avvenuto in modo scomposto, senza linee guida e schemi precisi ed organizzati e senza una vera rete formativa ma solo con l’improvvisazione e tentativi di un certo volontariato "associativo" di categoria che ha espresso, nel tempo, molte lacune e limitazioni, non riuscendo a far decollare e promuovere il sistema Italia nel mondo. Va, quindi, dato merito a tutti quei ristoratori-imprenditori che, contando unicamente sulle proprie capacità professionali con lo stretto e continuo dialogo con la terra d’origine, è riuscito ad ottenere successo in un nuovo mercato sicuramente più competitivo del nostro.
Attualmente sono oltre 60 mila in tutto il mondo i ristoranti che si definiscono "italiani". Moltissimi però possono considerarsi solo "all’italiana" e buona parte di loro è solo un’imitazione soprattutto nel nome che cattura il cliente che vuole mangiare "italiano". Nessuno per ora è in grado di proclamarne un numero certo. Sappiamo da fonti attendibili (ICE, FIPE, Ministero Esteri) che la ristorazione "italiana" e "all’italiana" nel mondo è così distribuita:
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Europa |
35.000 ca. |
America Latina |
7.500 ca. |
Cina, sud Est Asiatico |
2.000 ca. |
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Europa Est |
3.800 ca. |
Centrale, USA-Canada |
15.500 ca. |
Giappone |
2.500 ca. |
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Africa |
1.000 ca. |
Australia |
1.500 ca. |
Medio Oriente |
500 ca. |
Quasi tutti hanno nomi italiani, ad esempio utilizzare il proprio nome in genitivo sassone con tanto di apostrofo ed esse "Lucio’s" o "Tony’s" è molto più diffuso il richiamo alle località d’origine come "Bella Napoli", "Vesuvio", "Vivere Italiano" ecc.; menù scritti in cattivo italiano come "pasta bolognese" o "spaghetti con meat ball" o in una strana lingua. Molti dei ristoranti di cui sopra sono stati acquistati da catene internazionali o gestiti da stranieri che non hanno di certo lo spirito del nostro Bel Paese o, cosa meno grave, da ex lavoranti dello stesso ristorante. Non si vuole sostenere che un ristorante italiano debba essere per forza di proprietà o gestito da italiani o oriundi ma almeno degli chef italiani o di comprovata scuola gastronomica italiana perché ci sentiamo di affermare che è opportuno diffondere nel mondo la "cultura dell’essere italiano nel luogo ristorante".
Si dovrebbe, infatti, attrezzare il ristorante italiano all’estero come una "vetrina dell’Italia" perché il più qualificato e rappresentativo ambiente della propria terra d’origine, lontano dall’Italia, dove potrebbero svilupparsi, ulteriormente, iniziative promozionali commerciali e culturali.
I ristoranti italiani nel mondo sono da considerare il veicolo più naturale della presentazione dei prodotti agro-alimentari italiani nelle varie tipicità territoriali. Gli uomini che si dedicano alla ristorazione italiana all’estero sono da considerarsi una forza imprenditoriale, cosciente dei propri mezzi, che ha scelto di organizzarsi per migliorare la propria cultura, la propria professionalità e la propria immagine per raggiungere uno scopo preciso: fare del ristorante italiano il luogo più qualificato, ricercato, amato in tutto il mondo.
I veri ristoratori-imprenditori italiani, che avevano a cuore la vera tradizione italiana, hanno sempre avuto l’aspirazione ad avere un segno tangibile di riconoscimento che li distinguesse da imitazioni che, con la moda del cibo italiano esplosa in tutto il mondo, ha fatto nascere molti Ristoranti che ostentano un nome italiano talvolta scritto con ortografia errata, che ostentano i colori della nostra bandiera ed invece offrono un prodotto che non ha nulla a vedere con la cucina italiana.
Troppo spesso, e troppo facilmente, tale "ricchezza" è contraffatta nelle insegne e nei menu, priva com’é della protezione che può derivare da una qualsiasi codifica o classificazione. Il disagio che ne deriva, al di là di evidenti effetti negativi per l’economia delle imprese di tutta la filiera agroalimentare, assume una forte rilevanza sociale se si pensa che la cucina italiana è il frutto di un secolare processo storico di una società protagonista di significativi momenti della civilizzazione umana.
Per una particolare attitudine degli italiani ad occuparsi della qualità della vita e dei rapporti umani, la tavola è divenuta per cultura il simbolo dell’ospitalità e della accoglienza familiare ed il cibo ha assunto il valore di un modo per esprimere sentimenti, al pari della musica e dell'arte. Per questi motivi la cucina italiana è un contributo al patrimonio dell’umanità e va difesa e protetta dalle adulterazioni e dalle falsificazioni per salvaguardarne la storia, la cultura, la qualità e la genuinità. (MIM/Inform)