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INFORM - N. 241 - 25 novembre 2004

ITALIANI ALL’ESTERO

Riconoscimenti di cittadinanza: l’opinione di Marcello Alessio

La protesta dell'Associazione Bellunesi nel Mondo, pubblicata dall’Agenzia "Inform" il 23 scorso, in merito alla grave situazione dei riconoscimenti di cittadinanza in favore dei discendenti italiani nella circoscrizione consolare di Curitiba, da un lato mi ha fatto piacere. Sono stato Console Generale a Curitiba per due periodi: la prima volta dal 1985 al 1988, quando ancora i riconoscimenti erano rari e isolati; la seconda volta, dal 1995, quando le richieste erano "esplose" (anche a seguito di una vera e propria azione di propaganda svolta nei primi anni '90 non so bene da chi né perché) al 1997, quando ormai era evidente che la rete consolare non avrebbe retto a lungo a quella valanga di "italiani di ritorno". In quegli anni, nei paesi sudamericani in cui maggiore era stata la nostra emigrazione, si verificò un grave squilibrio: le zone comparativamente più favorite per la dimensione e vicinanza degli uffici consolari - in particolare, tutta l'Argentina, ma anche l'Uruguay, e le regioni urbane di S. Paolo e Rio de Janeiro - videro realizzarsi in pochi anni una massa imponente di diecine di migliaia di riconoscimenti; si trattava di uffici sovradimensionati, con molte risorse sottoutilizzate, e quindi sembrava che la fabbrica dei riconoscimenti non dovesse fermarsi mai. Per contro, piccoli consolati come quelli di Curitiba e Porto Alegre, di cui prima che scoppiasse la corsa alla cittadinanza era stata addirittura programmata la chiusura, si trovarono largamente impreparati a fronteggiare quella improvvisa emergenza, e prima di potersi organizzare accumularono ritardi e blocchi che per molto tempo continuarono a gravare sul servizio. Nella circoscrizione di Curitiba, chi subì i maggiori danni furono i discendenti dello Stato di S. Catarina, che per colmo di ironia furono oggetto, nel 1991, di una spregiudicata e demagogica campagna elettorale da parte di alcuni candidati alla elezione nel COMITES, i quali promettevano, in cambio del voto (allora si poteva votare anche senza avere ottenuto il riconoscimento, firmando una "dichiarazione sostitutiva"), ogni sorta di mirabolanti benefici, dal famoso "assegno sociale" a una pioggia di borse di studio, viaggi gratis in Italia etc. In questo senso, la dichiarazione dell'ABM mi ha fatto piacere, perché fin dal mio primo di periodo di servizio a Curitiba avevo notato il particolare attaccamento degli oriundi di quello stato alle loro preziose radici culturali, e avevo cercato di assecondarlo con gli scarsi mezzi di allora; in seguito, fu sempre sostenitore della opportunità di istituire un ufficio consolare di prima categoria nella capitale dello stato, Florianopolis, dove era stata anche reperita una dignitosa sede, praticamente senza spese per l'Italia.

Sul finire degli anni '90, tuttavia, anche nelle regioni relativamente meglio servite dai consolati, si arrivò a una vera e propria saturazione, dovuta al fatto che l'ondata delle richieste di riconoscimento non accennava a diminuire, ma anche e soprattutto alla massa di servizi aggiuntivi che una rapida crescita della collettività inevitabilmente comporta per i consolati interessati. Cominciò quindi la lunga serie delle sospensioni del servizio di riconoscimento di cittadinanza, che in alcuni casi durano per molti mesi, mentre gli appuntamenti (dove ancora vengono fissati a data certa), si protendono ormai oltre il decennio. Voglio dire che il problema non affligge soltanto Curitiba, ma tutti e quattro i paesi in cui l'emigrazione italiana fu più antica e massiccia, cioè Argentina, Brasile, Uruguay e Perù. La situazione più grave è proprio quella del Perù, dove i riconoscimenti non vengono effettuati ormai da oltre tre anni, mentre il numero di persone in lista di attesa è stimato, senza esagerazioni, in oltre 150.000.

Si tratta di una situazione veramente grave e scandalosa, perché si sta consolidando una insopportabile discriminazione fra i discendenti "della prima ora", che nei primi anni '990ottenenvano il riconoscimento in pochi giorni e venivano persino sollecitati a richiederlo, e i loro parenti ritardatari, che vedono ogni giorno più lontano il miraggio del passaporto italiano.

La protesta dell'Assoociazione Bellunesi ha dunque il difetto di una certa parzialità; inoltre, non si capisce perché sia isolata, come se nella circoscrizione di Curitiba ci fossero, nella condizione di aspiranti al riconoscimento di cittadinanza, solo discendenti di bellunesi. Essa dovrebbe essere sostenuta e integrata da tutte le altre sigle analogamente coinvolte; nella zona di Curitiba, i maggiori nuclei di oriundi in lista di attesa sono trevisani, trentini, ovviamente bellunesi, comunque triveneti; sarebbe da aspettarsi anche una forte presa di posizione da parte dell'UNAIE, se questa vetusta istituzione fosse ancora viva e vegeta come cerca a volte di far credere.

E' inevitabile, in questi casi, il timore di una impropria concorrenzialità tra enti la cui azione dovrebbe invece essere convergente e sinergica. Proprio in questi giorni, e proprio nella stessa circoscrizione consolare, precisamente a S. Catarina, si assiste a una violenta diatriba fra l'Unione Famiglie Trentine (il cui rappresentante locale fa parte del gruppo che nel 1991 si aprì la strada a suon di promesse impossibili), e l'Associazione Trentini nel Mondo, cui giustamente tende ad appoggiarsi la Provincia. Sempre a S. Catarina, da anni un oscuro "Comitato Veneto" fa da contraltare alle tradizionali associazioni venete. Questo tipo di sdoppiamenti (la cui "madre" resta sempre l'ubiquo Istituto Fernando Santi, italiano, nazionale, siciliano, pluriregionale etc!), questa festa di protagonismi, di gelosie e di esibizionismi, sono cose che non giovano a nessuno, e se mai, giovano a pochi, ma solo in sede di aggiudicazioni di appalti e contributi. La moltiplicazione degli enti, dei rappresentanti, dei delegati, dei decorati e benemeriti di ogni risma, tende ad essere inversamente proporzionale alla partecipazione della gente, della "base". Cerchiamo dunque un maggiore coordinamento, una maggiore coralità, anche e soprattutto nelle prese di posizione più sacrosante! (Marcello Alessio) <m.alessio@italbrasileiros.adm.br>

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