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INFORM - N. 238 - 22 novembre 2004

ITALIANI ALL’ESTERO

Rapanà (CGIE): La comunità italiana in Canada, verso una nuova conquista

MONTREAL - Da alcuni anni a questa parte, la maggior parte dei politici italiani che si recano all’estero, si interessano sempre di più alle questioni delle comunità italiane nel mondo, forse perché motivati dal voto che presto interesserà, per la seconda volta, anche gli italiani all’estero o perché si sono accorti che il sistema Italia, visto da fuori, fa qualche grinza. Una cosa è certa però, ed è che, alcuni di loro, hanno sfatato il luogo comune secondo cui i politici italiani si recavano all’estero solo per fare turismo.

Gennaio 2004- Il Senatore Nicodemo Filippelli, rientrato in Italia, dopo essere stato in visita a Montreal, dove ha avuto modo di incontrare numerosi rappresentanti della Comunità italiana, ha presentato in Senato un disegno di legge per la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana e scrive: "A fronte di numerose richieste concernenti la questione del riacquisto della cittadinanza italiana, che ci sono giunte dalle comunità degli italiani residenti all'estero, il firmatario del presente disegno di legge propone di riaprire i termini di cui all'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza, scaduti il 31 dicembre 1997, sino al 31 dicembre 2006, al fine di permettere ad altri "italiani" residenti all'estero di presentare alle rappresentanze diplomatiche la documentazione necessaria all'istruttoria"

In quel periodo ricordo infatti che i Consolati furono letteralmente presi d’assalto, come quello di Montreal, dove, in pieno dicembre 1997, con dieci centimetri di ghiaccio per terra, oltre trecento persone, in religioso silenzio, attendevano dalle 6 di mattina, fuori dal Consolato, infreddolite da una temperatura di -20 gradi, l’apertura degli uffici, per poi sentirsi dire, da un impiegato di carriera: "di cosa vi lamentate, ringraziate il Dio che ve la diamo". Sono momenti che hanno marcato la storia della Comunità italiana di Montreal. Il Console Generale di allora che non informava adeguatamente la comunità italiana, se non annunciare alla radio gli ultimi giorni che bastava presentare le domande, anche prive di documentazione, purché entro il termine del 31 dicembre 1997. Domande che venivano rifiutate, perché il certificato di nascita era stato rilasciato dal Comune italiano da più di sei mesi. I Consolati non erano in grado di fronteggiare una simile richiesta, il più delle volte, per la scarsità di personale. E quanti altri casi si potrebbero raccontare in giro per il mondo. Un giornalista scrisse su un giornale locale che gli italiani si preparano a lasciate il Quebec, nel caso in cui si volesse separare dal Canada. Era poco prima il referendum per la separazione del 1995. Un altro giornalista di origini italiane, anche egli in fila per riacquistare la cittadinanza scrisse "ad ogni salmone la sua riviera".

Novembre 2004 - Riporto la presentazione del disegno di legge: "Onorevoli Senatori, a seguito di un sopralluogo che una delegazione della 1ª Commissione del Senato ha svolto in Canada e negli Stati Uniti d’America, nell’ambito di un’indagine conoscitiva circa lo svolgimento delle elezioni nella circoscrizione Estero, sono state riscontrate numerose richieste da parte di rappresentanti delle comunità degli italiani residenti all’estero, tendenti al riacquisto della cittadinanza italiana. Allo scopo di aderire a tali aspettative, si propone, quindi, di riaprire il termine di cui all’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante norme sulla cittadinanza.

L’articolo in questione precisa che «chi ha perduto la cittadinanza in applicazione degli articoli 8 e 12 della legge 13 giugno 1912, n. 555, o per non aver reso l’opzione prevista dall’articolo 5 della legge 21 aprile 1983, n. 123, la riacquista se effettua una dichiarazione in tal senso entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge». Tale termine è stato inizialmente prorogato al 15 agosto 1995 dall’articolo 1 della legge 22 dicembre 1994, n. 736, ed ulteriormente e definitivamente prorogato al 31 dicembre 1997 dall’articolo 2, comma 195, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

In occasione dell’ultima proroga è stato segnalato il fatto che molti ex connazionali non hanno potuto beneficiare del diritto di riacquisto, sia per l’impossibilità di procurarsi i documenti richiesti, sia per i complessi adempimenti da svolgere presso il consolato. Il disegno di legge in questione mira a permettere ad un numero certamente considerevole di connazionali, che vivendo all’estero non hanno avuto, probabilmente, adeguata informazione, di riacquistare la cittadinanza italiana.

Risulta, ancora, che molte persone hanno preso conoscenza ed interesse al problema dopo l’approvazione delle norme che, come è noto, concedono il voto agli italiani all’estero, o meglio ai residenti all’estero in possesso della cittadinanza italiana. Proprio dall’indagine conoscitiva della 1ª Commissione del Senato è emersa l’attualità e l’urgenza del problema, per la soluzione del quale si propone la riapertura del termine previsto dall’articolo 17 della citata legge n. 91 del 1992" Durante l’incontro con la Commissione senatoriale la Signora Giovanna Giordano, presidente del Comites di Montreal, ha presentato una petizione, accompagnata da 3.500 firme, per la riapertura dei termini della cittadinanza italiana.

Possiamo concludere che tutti i politici italiani in visita a Montreal e in Canada - ricordiamo, tra i tanti, Franco Danieli, Massimo Brutti, Pietro Folena, Mirko Tremaglia, Clemente Mastella, lo stesso Nicodemo Filippelli e la Commissione senatoriale - sono stati sensibilizzati ai problemi della nostra Comunità. Grazie a quest’opera, tutti gli schieramenti politici italiani hanno finalmente compreso che c’è il bisogno di riaprire i termini per il riacquisto della cittadinanza italiana. E speriamo che decidano di riaprirli per sempre, perché chi è nato in Italia, a nostro avviso, a meno che non vi abbia espressamente rinunciato è e sarà sempre italiano.

Quindi ancora una volta possiamo affermare che i Comites in Canada hanno dato un significativo contributo alla crescita della Comunità italiana che degnamente rappresentano. (Giovanni Rapanà*-Inform)

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* Consigliere per il Canada e componente del Comitato di Presidenza del CGIE


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