* INFORM *

INFORM - N. 236 - 19 novembre 2004

CULTURA

Progetto di ricerca promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles

"L’italiano in Europa. 2000-2010"

BRUXELLES – "L’italiano in Europa. 2000-2010" . E’ il progetto di ricerca promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Academia Belgica e le cattedre di italiano delle Università di Anversa, Lovanio e Lovanio Nuova che è stato presentato il 19 novembre presso il Teatro dell’Istituto Italiano di Cultura

Obiettivo della ricerca, si sottolinea dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, è di misurare il rapporto tra la presenza economico-culturale dell’Italia e la diffusione dell’italiano in Europa, scegliendo il decennio in corso e, come punto di partenza, Bruxelles e il Belgio. La ricerca fornirà una mappa dell’effettiva presenza dell’italiano in certi settori. E la mappa dovrebbe permettere di studiare specifiche strategie di promozione dell’italiano nei vari settori coinvolti: economico-commerciale-finanziario; istituzioni internazionali; settore culturale; insegnamento. Per istituzioni internazionali si intendono tutti gli organismi dell’Unione Europea e internazionale, e tutte le agenzie e autorità ad esse collegate. Il settore culturale comprende la vasta costellazione delle grandi istituzioni culturali locali e internazionali (Teatri d’Opera, Collegio d’Europa di Bruges, musei, eccetera). Il mondo dell’insegnamento include, oltre a quello secondario, l’insegnamento della "promozione sociale", l’università e le scuole per traduttori e interpreti. Per questo settore, ad avviso dell’Istituto di Cultura e degli altri promotori del progetto, sarebbe anche importante indagare sulle attività lavorative svolte oggi da laureati o diplomati in possesso di una laurea o un diploma superiore in italiano. Il settore economico-commerciale è costituito dagli esponenti del mondo industriale e commerciale, in particolare quelli che svolgono un’intensa attività commerciale con l’Italia.

Oltre alla raccolta di dati sulla presenza dell’Italia e dell’italiano nel territorio prescelto, il lavoro intende anche indagare le tendenze attuali, analizzarne le cause e scoprirne gli ulteriori sviluppi, al fine di poter rispondere adeguatamente ai bisogni attuali e futuri in materia di formazione linguistica e culturale. Il comitato scientifico che valuterà la mappa disegnata dall'indagine demoscopica e statistica è formato da studiosi di diversa estrazione: letterati, linguisti, economisti, sociologi, ingegneri, grandi manager.

L’Istituto di Cultura ricorda che all’inizio di questo decennio sono stati condotti studi sulla situazione linguistica generale in Europa e sulla posizione occupata dall’italiano nel mondo ("Le cifre chiave dell’istruzione in Europa", Commissione Europea, Eurydice, Eurostat, pubblicata nel 2002; "Gli europei e le lingue: indagine speciale di Eurobarometro", Commissione Europea, dicembre 2000; "Italiano 2000: indagine sulle motivazioni e sui pubblici dell’Italiano diffuso fra stranieri", promossa dal Ministero degli Esteri, DGPCC, affidata al Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari, Università di Roma La Sapienza, direttore della ricerca Tullio De Mauro). E che l'ultima indagine Eurobarometro sulla diffusione delle lingue europee vede un ruolo marginale per l'italiano. L’Istituto Italiano di Cultura e gli altri promotori del progetto ritengono invece che Bruxelles, epicentro multilingue e sede di tutte le rappresentanze nazionali e multinazionali che interloquiscono con il mercato e le istituzioni europee, sia una realtà dove la presenza dell'italiano è sicuramente più importante di quanto non appaia in indagini di tipo territoriale in cui non è possibile estrapolare il dato relativo alla Capitale d'Europa. Di qui, sottolinea l’IIC, l'idea di sondare con strumenti nuovi, diversi dalle inchieste di tipo quantitativo su cui gli studi precedenti sono stati basati, il campione naturale offerto da Bruxelles, dove si muove ed opera una sfaccettata élite internazionale che ha bisogno di utilizzare l'italiano come chiave di accesso a specifici settori culturali e produttivi (design, architettura, restauro e conservazione di beni culturali, musica e teatro lirico ecc) oltre quelli ovvi (diplomatici, militari, bancari ecc). L’IIC fa osservare inoltre che la particolare situazione linguistica del Belgio (tre lingue nazionali intrecciate alla presenza di una vasta comunità internazionale e multilingue, la maggior diffusione dell'italiano nel nord dinamico e produttivo della comunità fiamminga e la lenta evanescenza nel sud francofono un tempo meta di immigrazione ) acuisce l’opportunità di una ricerca specifica sulla reale presenza dell’italiano nei vari settori della vita pubblica. E che se gli studi recenti dimostrano che l’insegnamento dell’italiano è cresciuto, non esiste alcuna indagine tesa a specificare che parallelamente sia anche aumentato l’uso della lingua, negli scambi commerciali e culturali, nelle grandi aziende straniere rappresentate a Bruxelles ma anche in altre zone del paese dove spesso i posti di comando sono ricoperti da italiani, nelle istituzioni internazionali con sede a Bruxelles (v. discussione su status di ‘lingua ponte’ per l’italiano nell’UE), all’interno dell’insegnamento superiore. E' questa l'indagine necessaria, ad avviso dei promotori, prima di poter legittimamente concludere che non c'è un rapporto biunivoco fra presenza effettiva dell’Italia sul mercato economico-culturale e diffusione concreta dell’italiano negli stessi settori. (Inform)


Vai a: