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INFORM - N. 234 - 17 novembre 2004

Gli Italiani all'estero, la legge finanziaria ed il ruolo del CGIE

Articolo di Andrea Amaro, Vice Segretario generale del CGIE

Gli indirizzi della finanziaria confermano un orientamento del governo indifferente alle necessità degli italiani all’estero ed alle richieste dei loro organismi rappresentativi. Infatti gli importi dei finanziamenti destinati agli italiani nel mondo sono rimasti fermi a quanto stanziato nel 2004 , malgrado la richiesta di elevarli significativamente condivisa anche dal MAE.

Di conseguenza somme già inadeguate a fare fronte alle necessità fondamentali delle nostre comunità all’estero sono ulteriormente falcidiate dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita.

Inoltre persino per quanto riguarda il funzionamento di istituzioni elette dagli italiani nel mondo, come i Comites ed il loro coordinamento, vengono negati i fondi necessari alla loro attività e previsti dalla legge. Si è cominciato con il decreto tagliaspese che ha sottratto a decine di Comites , totalmente o parzialmente, i finanziamenti necessari per esercitare un mandato previsto dalla legge ed affidatogli con il voto da parte dei connazionali e si vorrebbe continuare con la finanziaria 2005.

Persino l’indennità prevista dalla legge elettorale per gli scrutatori e per il personale che ha lavorato nei seggi in occasione del rinnovo dei Comites non è stata ancora pagata ad oltre sette mesi di distanza.

Il CGIE, che ha immediatamente protestato e chiesto il ripristino dei finanziamenti per le somme dovute, ha avuto assicurazione, anche da parte del sottosegretario Letta, che si sarebbe da parte del Governo provveduto in tal senso. Staremo a vedere se alle parole seguiranno tempestivamente i fatti.

Nelle leggi di bilancio precedenti, anche per le pressioni del Cgie e della sua 5° commissione, erano stati stanziati più di 50 miliardi di vecchie lire per i corsi di formazione professionale,anche di alto livello, per gli italiani all’estero. Un contributo prezioso per riqualificare professionalmente manodopera attiva e giovani in cerca d’occupazione, anche alla luce dei processi di ristrutturazione economica e sociale ed alle nuove sfide dell’innovazione e della competitività. Prima sono trascorsi mesi e mesi affinché il Ministero del Lavoro decidesse obiettivi e bandi, oggi si delinea un attesa ulteriore di mesi e mesi per valutare i progetti presentati e scegliere i migliori. Nel frattempo l’economia si muove e molti italiani, senza adeguati progetti di formazione, finiscono ulteriormente ai margini del mercato del lavoro senza potersi costruire alternative. Viene il sospetto che tutto sia organizzato per non spendere o spendere il più tardi possibile quanto stanziato a favore di un maquillage del bilancio dello Stato ed alla faccia dei connazionali immigrati.

Non sono previsti ulteriori finanziamenti da parte dell’Amministrazione dello Stato per quanto riguarda il potenziamento dell’assistenza diretta a favore dei connazionali, nella stragrande maggioranza dei casi anziani e malati, che versano in condizione di indigenza , in particolare in quei paesi dell’America Latina dove una devastante crisi economica ha distrutto il welfare state ed anche i risparmi dei singoli. Il Governo non prevede nessun provvedimento per l’istituzione di un assegno sociale a favore degli anziani indigenti. La pensione sociale viene pagata soltanto ai residenti in Italia, le pensioni minime all’ estero non sono state affatto parificate a quelle in Italia, malgrado solenni promesse ed affermazioni di risultato ottenuto. In realtà eravamo solo in presenza delle prove generali delle bugie che Berlusconi che avrebbe successivamente detto a proposito della riduzione delle tasse.

Malgrado la demagogia e le declamazioni retoriche di molti esponenti del Governo e della maggioranza, il rifiuto da parte del Ministro del Tesoro e del Consiglio dei Ministri di accettare un aumento di 10 milioni di euro del sopradetto capitolo di spesa dimostra quanto poco valgano ai loro occhi le difficoltà attuali ed i sacrifici passati di decine di migliaia di emigranti.

Anche per quanto riguarda scuole ed insegnanti all’estero, Istituti di cultura, corsi di lingua e cultura, che sono bisogni fondamentali per valorizzare contributo e ruolo degli italiani e degli oriundi nelle comunità di accoglienza e rinsaldare i legami con l’Italia, quando non sono previsti tagli si resta fermi alle cifre del 2004 , già allora inadeguate ed ulteriormente impoverite dal passare del tempo. Nel frattempo immagine e credibilità dell’Italia si deteriorano, i giovani italiani rischiano di restare senza il necessario sostegno per il loro inserimento nel sistema scolastico del paese che li ospita e senza potere disporre del sistema formativo italiano.

Dove sono finite le proposte, le denunce e gli impegni del Governo e della maggioranza su questi temi? Forse il ruolo dell’Italia nel contesto globale politico ed economico si riduce alla partecipazione subalterna alla guerra degli Usa in Iraq ?

Mi piacerebbe sentire in proposito una opinione critica, una richiesta ferma e magari qualche proposta di iniziativa , di mobilitazione unitaria da parte di coloro che nel passato non hanno esitato a sostenere le cause degli italiani nel mondo e che oggi appaiono afoni o forse confusi.

Occorre prestare attenzione al fatto che dobbiamo occuparci non solo degli importanti argomenti di oggi, ma anche di quanto in prospettiva viene implicitamente compromesso: l’anagrafe elettorale degli italiani all’estero, malgrado l’utilizzo di centinaia di contrattisti e digitatori nella rete consolare, non è ancora a punto e non consente a circa un terzo degli aventi diritto di esercitare il voto; inoltre il taglio dei finanziamenti al Mae, la riduzione di personale inviato all’estero ripropongono un preoccupato interrogativo sulla sorte dei Consolati, sia dal punto di vista di un rischio di riduzione numerica che della qualità dei servizi erogati.

Il prossimo Consiglio Generale degli Italiani all’Estero è una delle ultime occasioni per rivendicare una risposta positiva e realistica ai bisogni delle Comunità Italiane nel mondo prima della definitiva approvazione della finanziaria e dell’indirizzo delle relative leggi di accompagnamento. Chiediamo tutti assieme al Governo di rispettare la legge e di sentire il parere del CGIE sulla finanziaria, parere obbligatorio per legge ancorché non vincolante. Chiediamo tutti assieme all’opposizione, anche sulle base dei documenti che il CGIE ha già approvato, di dedicare a questi problemi un' attenzione rinnovata e più forte ed alla maggioranza parlamentare di accogliere responsabilmente le richieste degli italiani nel mondo e delle loro rappresentanze, modificando le scelte della finanziaria attualmente in discussione.

Il Parlamento è sovrano, la maggioranza ha in questa legislatura un vantaggio di cento voti alla camera e di decine di seggi al Senato, ci sono le condizioni per assumere decisioni veramente rispondenti agli interessi prioritari dell’emigrazione.

Dopo di che sarà il cittadino italiano, che disporrà della possibilità di votare all’estero, a trarne giudizi e conseguenze. (Andrea Amaro*-Inform)

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* Andrea Amaro è membro di nomina governativa del CGIE in rappresentanza della CGIL


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