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INFORM - N. 233 - 16 novembre 2004

Incontro al Centro Studi Emigrazione di Roma (CSER)

Quando la favola incontra il mondo

Educare alla interculturalità: tradotta per la prima volta in italiano una favola in versi di Branko Ćopić

ROMA - La favola è portatrice di valori, ideali, tradizioni dei popoli che se la tramandano di generazione in generazione. Ma per sua stessa natura "viaggia", superando le barriere geografiche e parlando anche a comunità molto diverse tra loro.

Per il presidente del CSER padre Lorenzo Principe - che ha introdotto la Tavola rotonda "Quando la favola incontra il mondo" (promossa da CSER e Roma-Intercultura nell’ambito di "lettureEdialoghi"), le favole, le storie, "smascherano ciò che si presenta come assoluto e univoco" offrendo la possibilità di conoscere le civiltà, il pensiero umano.

Favole, storie, racconti sono, insomma, formidabili strumenti per educare all’interculturalità i bambini - gli adulti di domani - ma anche per fare conoscere, comprendere e rispettare "l’altro" agli adulti di oggi. Poiché "fondamentale - ha detto Prencipe - è vivere insieme nel quotidiano, condividere tradizioni culturali, costruire insieme spazi sociali". Spunto all’incontro è stato offerto dalla presentazione de "La casetta del porcospino" - favola in versi che racconta la saggezza di un animaletto che sa cavarsela con le "superpotenze" del bosco (la volpe, l’orso,il lupo, il cinghiale) - scritta alla fine degli anni ‘40 da uno dei grandi della letteratura della ex Iugoslavia: Branko Ćopić.

Branko Ćopić, bosniaco (1915-1984), č stato uno degli autori più popolari, più letti e più amati, insieme a Ivo Andrić (premio Nobel nel ’61) e a Petar Kočić. Generazioni dei territori di quella che una volta era la Iugoslavia sono cresciute ascoltando e imparando la favola. Una storia in serbo-croato, già tradotta in diverse lingue europee, asiatiche e africane. E che ora è possibile leggere anche in italiano grazie alla riuscita traduzione di Manuela Orazi e Luči Žuvela, tra la fondatrici di Lipa (che, in tutte le lingue slave, vuole dire "tiglio"). Un’associazione - ha sottolineato una sua rappresentante, nonché moderatrice del dibattito, Fatima Neimarlija - a forte vocazione interculturale, formativa e sociale nata nel 2003 (per iniziativa di sette donne provenienti dalla ex Iugoslavia), che organizza iniziative di sensibilizzazione alla diversità. La pubblicazione - patrocinata da Unicef, Ambasciata di Bosnia Erzegovina, Ambasciata di Serbia e Montenegro presso la Santa Sede - si presenta in lingua originale e in lingua italiana, ed è riccamente illustrata (disegni di Luca De Marco). Al libro è collegata anche una mostra - "Casetta mia, per piccina che tu sia…" - aperta dal 16 al 27 novembre presso la Biblioteca Centrale dei Ragazzi: esposizione con illustrazioni ed edizioni storiche della favola (con illustrazioni della croata Ana Kadoic e di Luca De Marco).

La prefazione del libro è di Predrag Matvejević, docente di Letterature slave all’Universitŕ La Sapienza; la postfazione, di Vinicio Ongini dell’Ufficio integrazione alunni stranieri del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Entrambi intervenuti all’incontro insieme a Cristina Bandinelli (vice presidente Cna), Patrizia Paternò (responsabile pubblicazioni Unicef Italia), Karolina Peric (Forum per l’intercultura della Caritas di Roma), Renzo Razzano (presidente Spes-Centro di servizio per il volontariato del Lazio) e Maria Coscia (assessore alle politiche educative e scolastiche del Comune di Roma) che ha concluso l’incontro.

Predrag Matvejević ha inquadrato la pubblicazione del libro di Ćopić (nel 1949), in un contesto di “disgelo della cultura e della letteratura” che segna l’inizio della rottura nei confronti di “opere falsamente impegnate dettate dal regime stalinista”. In quel momento inizia una feconda epoca culturale iugoslava che rifiuta l’ideologia staliniana, “aprendosi all’Europa” e Belgrado diventa la capitale culturale dell’Europa dell’est. Nella favola di Ćopić vi sono messaggi che travalicano quella che troppo spesso viene definita in modo riduttivo ‘letteratura per l’infanzia’. Sono messaggi che parlano a tutti e che "appartengono a tutte le età". Le opere di Ćopić sono di alto livello, come molta letteratura iugoslava. Una letteratura che non andrebbe, ha fatto osservare Matvejević, scoperta o riscoperta negli altri paesi, compresa l’Italia, solo sotto la spinta di drammatici eventi bellici, come quelli occorsi in Bosnia.

Per Vinicio Ongini le favole rappresentano un vero e proprio "ponte verso le diverse culture". Culture ormai molto presenti nelle scuole, dove bambini italiani e stranieri sono sempre più a contatto diretto. E molte sono le scuole che fanno richiesta di fiabe di altri paesi. Quando si parla di favole ci si rivolge soprattutto ai più piccoli ma conta molto il rapporto con i genitori. In sostanza, se la favola viene conosciuta, letta, raccontata dal genitore oltre che dall’insegnante, è più facile che nel bambino si sviluppi un "meccanismo di integrazione". E la favola di Ćopić č anch’essa un ottimo veicolo. Senza dimenticare che il piccolo porcospino è in realtà un animale che, nei racconti, attraversa epoche e tradizioni di diverse aree del mondo. E’, come ha detto Ongini, "un personaggio cosmopolita, che conosce il dialogo interculturale e tante lingue".

La serba Karolina Peric, portando la testimonianza della feconda esperienza del Forum per l’intercultura della Caritas romana, ha ribadito l’importanza del dialogo come base di una "convivenza costruttiva" con l’altro. Patrizia Paternò ha posto l’accento sul valore dei libri come "costruttori di pace" e ha sottolineato l’impegno dell’Unicef Italia per la promozione della interculturalità. Cristina Bandinelli, del Cna, ha evidenziato il ruolo delle donne come depositarie delle culture dei popoli, della loro capacità di trasmettere valori, di formare, educare. Per Renzo Razzano, da anni impegnato nel mondo del volontariato, è ora di fare in Italia "un passo in avanti, superando la cultura delle emergenze" e concentrando l’attenzione sull’integrazione. Integrazione "che non deve essere intesa come assorbimento ma come incontro di culture e mondi diversi, come capacità di intendersi e cambiarsi reciprocamente".

Ha concluso l’incontro l’assessore comunale Maria Coscia. Che ha posto l’accento sul forte e costante impegno dell’amministrazione capitolina nell’inserimento dei bambini stranieri nelle scuole (a partire dai ‘nidi’) e come vi sia da parte degli insegnanti capacità di cercare "strumenti didattici e di dialogo" per favorire il processo d’integrazione. Da Coscia sono state ricordate iniziative del Comune di Roma per "educare" anche i genitori, italiani e stranieri. Tra le altre, la realizzazione di "punti intermundia" nelle scuole - dove si sperimentano "occasioni di formazione" attraverso l’uso di computer, internet, e l’insegnamento dell’italiano - e punti di incontro, da realizzare insieme alla Caritas, per genitori italiani e di altri Paesi. Ma anche l’istituito Tavolo interreligioso e l’ormai consolidato appuntamento della "Festa Intermundia" nella piazza più multiculturale di Roma.

Prossimo appuntamento di "lettureEdialoghi", il 10 dicembre (ore 16,30), sempre al CSER: sarà presentato il libro di Ermanno Vitale "Ius Migrandi. Figure di erranti al di qua della cosmopoli".(Simonetta Pitari-Inform)


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