Cordoglio della CGIL per la scomparsa di Arafat
ROMA - La Segreteria Nazionale della CGIL esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Yasser Arafat, Presidente eletto dell’Autorità Nazionale Palestinese. Arafat ha saputo per quasi cinquant’anni dare voce sulla scena internazionale alla sofferenza di un intero popolo, scaturita dal mancato rispetto delle risoluzioni dell’ONU e accentuatasi con l’occupazione della Cisgiordania e di Gaza dopo la guerra del 1967. Nel contempo Arafat ha lavorato, pur tra difficoltà e contraddizioni, per la realizzazione di una prospettiva concreta di pace con Israele, sancita negli accordi di Oslo, ma vanificatasi con la morte di Rabin e con il fallimento dei negoziati di Camp David e di Taba. Solo successivamente e in modo tardivo, nonché inefficace, la comunità internazionale è tornata a impegnarsi, attraverso la Road Map, per una soluzione di pace nel conflitto israelo-palestinese, soluzione che ha trovato comunque l’impegno di Arafat nel perseguirla, seppure in condizioni nettamente peggiorate. Basti pensare alla costruzione del muro, all’ulteriore erosione del territorio palestinese da esso prodotta, alla pratica degli assassini mirati, all’esplosione terroristica che ha tratto nuovo alimento da tutto questo, che hanno ulteriormente indebolito l’Autorità Palestinese e gli sforzi di delineare i possibili contenuti di un’intesa, anche quelli condotti da rappresentanze delle due società civili israeliane e palestinesi, quale l’accordo di Ginevra. Tutto ciò è avvenuto con l’occupazione israeliana dei territori, resa ancora più aspra da parte del governo Sharon, attraverso l’ulteriore espansione degli insediamenti e la repressione delle libertà fondamentali dei palestinesi, che sono precipitati via via in una condizione di miseria e di sostanziale reclusione. La stessa reclusione è stata imposta, con i carri armati, al Presidente Arafat, che ancora una volta ha emblematicamente reso visibile la condizione di un intero popolo, ma, nel contempo, ne ha minato credibilità ed efficacia sul piano interno ed internazionale.
La condanna del terrorismo, che ha accomunato, pur tra contraddizioni e qualche ambiguità, lo stesso Arafat all’orientamento della popolazione civile, è stata al contrario utilizzata per accentuarne l’isolamento fisico e politico e per inibire, come ha fatto Sharon, qualsiasi sviluppo di negoziati tra le parti e, quindi, per negare ogni riconoscimento degli interlocutori.
Ciò è tanto più problematico nel momento in cui, pur in questo difficile contesto, la società e la politica palestinese provano a riprendere il loro cammino di confronto interno, anche aspro, sulla realizzazione di una prospettiva di pace e di democrazia effettiva. L’eredità di Arafat ai suoi successori, che dovranno essere scelti in base ad un processo autonomo e partecipato, è sicuramente difficile, ma contiene una speranza ancora viva.
La comunità internazionale, a cominciare dall’Europa, è chiamata a riprendere con forza e con determinazione il suo ruolo di garanzia di una prospettiva di pace per i palestinesi e per gli israeliani, nella consapevolezza che essa rappresenta oggi, insieme alla fine dell’occupazione dell’Iraq, la condizione necessaria per la stabilità dell’intera regione medio-orientale.
La Segreteria Nazionale della CGIL, nel rivolgere un estremo saluto al Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Arafat, conferma i legami profondi di amicizia e di affetto tra le lavoratrici e i lavoratori italiani e il popolo palestinese, legami che alimentano nella CGIL le ragioni di un impegno diffuso e convinto a sostegno della pace e della sicurezza per israeliani e palestinesi e per un reale sforzo sul piano europeo e internazionale perché si realizzino le condizioni di svolta necessarie. (Inform)