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INFORM - N. 230 - 12 novembre 2004

L’editoriale di "Abruzzo nel Mondo", Pescara

Una bufera sul Senato federale, di Paolo Di Toro Mammarella

Cercata, voluta, discussa e osteggiata. Dopo un lunghissimo viaggio costellato da polemiche, veti incrociati e scontri politici che non hanno risparmiato neppure le più alte cariche dello Stato, sembra finalmente aver trovato la luce la "nuova" Costituzione italiana. Proprio in occasione del cinquantenario della riunificazione di Trieste, la Camera dei Deputati, con una risicata maggioranza, ha infatti approvato il disegno di legge relativo alla revisione della Carta Costituzionale. In parole povere, a partire dal 2011, il nostro Paese dovrebbe vedere modificati alle fondamenta quelli che furono dei veri e propri pilastri della Costituzione promulgata nel 1947. Ma, vista la valanga di polemiche che accompagna concetti nuovi come "devolution" e "Senato federale", vere chiavi di volta della riforma costituzionale, il condizionale è d’obbligo, dal momento che, prima di entrare effettivamente in vigore, la rinnovata Costituzione dovrà incassare l’approvazione definitiva delle Camere e superare indenne il referendum confermativo annunciato dai partiti dell’opposizione. Un opposizione che, come detto, ha trovato l’inaspettato appoggio di figure istituzionali del calibro di Carlo Azeglio Ciampi, del Presidente della Camera Casini e di una larga parte del mondo dell’imprenditoria e dei sindacati. Sono infatti in molti a pensare che il federalismo, per come è stato concepito, porterà solo a ingigantire l’apparato burocratico aumentando a dismisura la spesa pubblica.

Ma in che cosa consiste la riforma? Innanzitutto, il nuovo Senato "federale" vedrà ridotti i suoi componenti da 315 a 252 membri e, in linea con le caratteristiche "territoriali", conterà per la prima volta sulla presenza di ben 42 rappresentanti dalle regioni. Questi, pur chiamati a partecipare ai lavori del Senato, non avranno diritto di voto. Il Senato federale andrà a dettare quei principi generali su cui le singole regioni potranno quindi legiferare in relazione alle situazioni territoriali specifiche (potestà concorrente). Alla Camera dei deputati spetterà invece la potestà esclusiva, ovvero la possibilità di legiferare su norme la cui competenza è riservata allo Stato. Anche in questo caso è prevista una riduzione dei membri, da 630 a 518. Ed è proprio sulla "devolution" che la fitta nube delle polemiche si è addensata in maniera più insistente, essendo ben numerosa la schiera di coloro che guardano con grande scetticismo a quella competenza esclusiva concessa alle regioni su materie delicate come la sanità, la scuola e la polizia locale. E questo, proprio in considerazione dei gravi sprechi e delle discutibili scelte di cui negli ultimi anni si sono rese protagoniste diversi governi regionali.

In relazione, infine, alla rappresentanza degli emigrati, che vede aumentati da 12 a 18 i membri destinati alla Camera e al tempo stesso soppressi i 6 rappresentanti al Senato federale, non sono mancate le polemiche innescate da chi rimprovera alla maggioranza di aver voluto escludere gli emigrati proprio laddove la loro presenza sarebbe risultata più utile e incisiva. Il Senato federale, essendo chiamato a legiferare su questioni territoriali e su materie più prettamente "regionali", avrebbe potuto infatti rappresentare un ottimo anello di congiunzione tra le comunità oltre confine e i contesti locali. Contesti che, come ben sanno tutti coloro che si occupano di emigrazione, sono quelli che più di ogni altro hanno la capacità di mantenere vivo il legame con chi è lontano. Quei 6 membri in più concessi alla Camera difficilmente potranno compensare figure molto più pertinenti e utili alla causa dell’emigrazione. Una compensazione di questo tipo, sebbene attenta al principio della "quantità", va purtroppo a sacrificare quella "qualità" che, al contrario, è necessaria in un sistema realmente a garanzia dei rapporti tra emigrazione e territorio. Una vera e propria bufera, dunque, dove ogni indizio lascia pensare che la partita sia tutt’altro che chiusa. (Paolo Di Toro Mammarella-Abruzzo nel Mondo/Inform)


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