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INFORM - N. 226 - 8 novembre 2004

Zacchera (An): "Bush ha saputo interpretare meglio le diverse anime americane"

Americhe diverse in un continente che cambia e dove hanno perso importanza le comunità italiane od irlandesi, ormai completamente assimilate, mentre vengono avanti i nuovi gruppi etnici ispano-americani ed asiatici

Le elezioni americane sono passate come un vento impetuoso, George W. Bush ha vinto, Kerry ha accettato la sconfitta con signorilità dimostrando entrambi, innanzitutto, di credere nella forza e nella democrazia americana e dando così una lezione di stile a tutto il mondo.

Ad eleggere Bush è stata un’America molto diversa da come viene spesso immaginata in Europa, con un voto popolare che non solo ha deciso il presidente ma con lui parlamentari, governatori, sceriffi, pubblici ministeri e capi dei pompieri cittadini, in una miriade di referendum locali e statali che sottolineano come negli USA sia viva una democrazia vera, in una nazione dove la gente vota e decide in modo diretto. In Europa si tende a considerare l’America un’unica identità geografica e sociale ed invece mai come quest’anno le due anime repubblicane e democratiche hanno rappresentato contesti diversi ed opposti ma spesso poi convergenti su tematiche trasversali etiche, religiose, morali.

In undici stati si è votato se ammettere nella legislazione i matrimoni gay e per undici volte l’elettorato ha risposto di no, dando una interpretazione chiara su un tema scottante ma dove - per esempio - ha pagato la chiarezza di Bush rispetto ai distinguo ed alle incertezze di Kerry.

Una lunga campagna elettorale fatta di primarie e poi di incontri diretti con la gente ripetendo per mille volte gli stessi concetti. Fermarsi a giocare a football o salutare la massaia del supermercato sottolineano un rapporto diretto e quasi famigliare tra candidati ed elettori, con le famiglie spesso divise in due e dove il cittadino per votare va a iscriversi, dicendo prima se si dichiara democratico, indipendente o repubblicano. Sistemi strani ma che alla fine funzionano e che impongono ai candidati di tener conto della volontà della gente sapendo che puntualmente dovranno poi rendere conto.

Americhe diverse in un continente che cambia e dove hanno perso importanza le comunità italiane od irlandesi, ormai completamente assimilate, mentre vengono avanti i nuovi gruppi etnici ispano-americani ed asiatici che in queste elezioni rappresentavano quasi il 30% degli elettori. Quanti hanno notato che le indicazioni per i seggi elettorali ormai erano bilingui, oppure che Bush ha vinto in tutti gli stati del centro-sud dove pure i "poveri" sono spesso maggioranza?

E’ la caduta di quei luoghi comuni che in Italia hanno semplificato e banalizzato tutto, giudicando sempre i repubblicani di centro-destra ed i democratici a fare l’occhiolino alla sinistra. Sciocchezze per chi ha studiato un po’ di storia americana che semmai può ricordare come l’estrema destra storica era essenzialmente democratica e che ai tempi della guerra civile le parti erano del tutto rovesciate.

Così come non è vero che i ricchi votano repubblicano ed i poveri per l’asinello democratico: la società americana è composita, contraddittoria, ed ha trovato in Bush chi meglio ha interpretato il suo desiderio di forza, chiarezza, spirito nazionale. Non scambiamo qualche club liberal-chic come la vera base democratica che piuttosto è identificabile come la classe media degli stati del nord-est, ma che negli USA stanno perdendo peso politico, per numero di elettori e tasso di sviluppo.

E’ la California il futuro americano (dove la gente vota democratico, ma si innamora dell’attore-governatore repubblicano) ed il Texas la sua cassaforte ? Certo il voto è stato anche la risposta a chi ha voluto deridere l’America dopo averla violentata l’11 settembre e su questi temi Bush è stato chiarissimo ed ha saputo organizzare una straordinaria mobilitazione popolare.

Mentre andrebbe riascoltato a "blob" il nostro Rutelli che per ore e ore l’altra sera ha raccontato sciocchezze e luoghi comuni a Porta a Porta (tutti regolarmente smentiti dai fatti) c’è da chiedersi come mai una affluenza alle urne così massiccia abbia preferito Bush in tutti gli stati sociali ed a tutte le età.

Ho il mio punto di vista, maturato dopo aver parlato con tante persone di ogni ceto, repubblicane e democratiche, molto più simili tra loro nel capire che Bush sia soprattutto stato in grado di interpretare meglio del suo avversario la rabbia, la determinazione dell’ America nel dire no al terrorismo e – purtroppo - nel volersi chiudere in sé stessa per difendere prima di tutto l’orgoglio e l’unità nazionale. Un protezionismo che si fa strada anche in campo economico ed è per questo che si allarga l’Atlantico per una l’Europa divisa mentre sorprende l’unità che gli americani hanno dimostrato nel voto, riconoscendo subito dopo Kerry la sconfitta ma chiedendo lui stesso di contribuire - riconoscendosi in Bush come presidente - alla riconciliazione nazionale, un valore considerato sempre essenziale, sia che muoia un marine in Iraq o una vittoria della nazionale di baseball.

La grande lezione che l’America dà oggi al mondo è di sapersi presentare con i propri difetti ma di essere capace di reagire unita, di credere fino in fondo nella propria forza ( "Una America più forte" era anche lo slogan di Kerry), con cittadini sicuri di essere portatori di ideali di civiltà e democrazia da diffondere nel mondo, anche se troppe volte il messaggio non è compreso né recepibile in molti scenari mondiali. Soprattutto la vittoria di Bush è stata la vittoria della chiarezza, della difesa strenua di alcuni valori in cui gli americani si ritrovano, della volontà di imporsi senza discussioni o incertezze come faro nel mondo.

A noi italiani tutto questo dovrebbe insegnare qualcosa, ovvero che anche in politica queste cose alla fine pagano se sono portate avanti con linearità, semplicità ma dimostrando di crederci veramente, superando tutti gli ostacoli. Ancora una volta è l’America del " New Deal" ad emergere, quella che ha deciso di considerare l’11 settembre come una nuova Pearl Harbour e che in Bush "il"presidente perché è al comandante che si crede al momento della battaglia

In un mondo dove ciascuno tende a fare due passi avanti ed uno indietro spesso senza avere il coraggio di ufficialmente scontentare qualcuno, la vittoria di Bush è un segnale: la "vecchia" politica americana, ruvida e country, ha ancora qualcosa da dire… altro che sorrisini di circostanza o malcelata sopportazione: l’Europa sembra essere un po’ tornata come i re inglesi che mal sopportavano i coloni spediti sull’altra sponda dell’Atlantico. Ma oggi i nipoti di quei coloni dominano il mondo ed è la "vecchia" Europa che dovrebbe prenderne atto. (Marco Zacchera*-La Prealpina/Inform)

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* L’on. Marco Zacchera è responsabile Esteri di An e componente della Commissione Esteri della Camera


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