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INFORM - N. 221 - 2 novembre 2004

L’editoriale di Nino Randazzo su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney

Europei apripista dei sognati futuri cittadini del mondo

Nelle "pesanti" edizioni di sabato e domenica dei quotidiani australiani, che solitamente vanno da duecento a trecento ed oltre pagine, si sarebbe cercato invano un discreto servizio sulla firma della Costituzione europea di venerdì a Roma. In questa remota "provincia" del mondo evidentemente non si considera notizia un’altra tappa storica nel cammino di un’unione di 25 Stati del vecchio continente che, insieme ad altri quattro candidati all’ingresso (Turchia, Croazia, Romania e Bulgaria), rappresenta ben oltre mezzo miliardo di anime, con tutto il potenziale intellettuale ed economico che un tale raggruppamento umano insediato nella culla della civiltà occidentale è in grado di esprimere.

Inutile tornare a ragionare sul diffuso, se non proprio totale certo molto generalizzato, senso di provincialismo, isolazionismo, alienazione della ciurma di questa barca europea al largo della costa asiatica. Meglio sforzarsi, o almeno provare, a tener vivi il significato e l’interesse per eventi di profondo impatto politico e sociale, oltre che di immancabili effetti sul resto dell’umanità, tra una minoranza cosciente, che con apertura mentale sa apprezzare e valorizzare i legami con la realtà della nuova Europa. E di questa minoranza in terra australiana una componente tra le più sensibili è, o dovrebbe essere, proprio quella italiana. E’ difficile rassegnarsi all’idea che i figli della nostra gente emigrata in questo continente non debbano sapere, perché i media di lingua inglese non glielo diranno mai, come e perché, e attraverso quali meccanismi e travaglio e verso quali traguardi, s’è conclusa con successo a Roma il 29 ottobre 2004 la fase più difficile di formazione e consolidamento dell’Unione Europea, nata nella stessa Roma esattamente quarantasette anni fa.

Il corso dell’Europa unita è bene avviato ma tutt’altro che completo. La Costituzione firmata a Roma dovrà essere approvata entro i prossimi due anni singolarmente dai Paesi membri, tredici dei quali, invece di farla ratificare dai propri Parlamenti, la sottoporranno a referendum popolare, sempre esposto ai rischi di contestazione reazionaria, fanatismo nazionalistico e deriva populista. Fortunatamente il governo italiano, sostenuto da una maggioranza trasversale di tutte le forze politiche, ha già respinto l’insulsa pretesa della Lega Nord di portare il Paese a un "referendum abrogativo" sulla Costituzione europea.

Intanto ci saranno il tempo e la possibilità di esaminare, oltre ai punti più controversi e di difficile applicazione, alcuni degli aspetti più promettenti, positivi e innovativi del significativo documento firmato in Campidoglio, che prima di diventare un’effettiva Carta costituzionale resta definito "Trattato internazionale". Nello storico documento risalta, nella vasta materia dei suoi 448 articoli, fra l’altro la consacrazione di principi che stanno al cuore di ogni democrazia: l’uguaglianza dei diritti, il rispetto della dignità umana, garanzia di libertà e giustizia, promozione della pace e benessere dei popoli, mercato unico e alla fine anche moneta unica, libera circolazione di persone e capitali, messa al bando delle discriminazioni, istituzione di un Ministero degli Esteri per soluzioni europee comuni in politica estera e politica di sicurezza.

Ispirazioni ed obiettivi di civiltà, di progresso e di pace degni della migliore tradizione e della grande anima europea. Infine, un riflesso dell’unità europea che si consolida, e che non va dimenticato, tocca anche lo "status" e i sentimenti di settori della popolazione in quei Paesi d’immigrazione, e fra di essi l’Australia, che consentono la doppia cittadinanza. Vale la pena riflettere che oggi in Australia l’italiano, al pari di immigrati di altre nazionalità, con doppia cittadinanza è effettivamente non solo cittadino del Paese d’adozione e del Paese d’origine, ma anche di un’Europa entità politica e giuridica di 25, e presto 29, Stati. Con tutti i vantaggi, le opportunità di movimento e lavoro, diritti e doveri che la condizione impone. E il legittimo orgoglio di far parte di un primo esperimento, di un primo nucleo d’umanità apripista dei sognati cittadini del mondo. (Nino Randazzo*-Il Globo/La Fiamma)

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* Nino Randazzo è Direttore de "Il Globo" di Melbourne e Presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE

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