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INFORM - N. 220 - 30 ottobre 2004

Intervista al Presidente dell'Ital-Uil Giampiero Bonifazi

"Davvero la pubblica amministrazione è in grado di coprire lo spazio sociale occupato dai patronati?"

ROMA - Da sempre i patronati affiancano in tutto il mondo con i loro uffici le nostre comunità all'estero. Una costante presenza che oggi, alla stregua delle sedi operanti nel nostro Paese, deve fronteggiare i rapidi mutamenti dello stato sociale italiano che vanno ad aggiungersi alle problematiche dei vari Paesi d'accoglienza. Una battaglia su due fronti che i patronati stanno combattendo aggiornando l'azione sul campo e senza dimenticare la loro tradizione di consulenza ed assistenza nei confronti delle categorie più deboli. Un'azione capillare che, oltre a fornire risposte alle tante richieste di aiuto dei nostri connazionali, spesso fa emergere le reali esigenze delle comunità italiane nel mondo. Per cercare comprendere meglio, anche alla luce degli inevitabili risvolti umani del servizio di consulenza, cosa chiedano ai patronati gli italiani in patria ed all'estero abbiamo rivolto alcune domande al Presidente dell'Ital-Uil Giampiero Bonifazi.

Bonifazi, in quali contesti geografici si sviluppa l'azione dell'Ital e quali problematiche vengono sottoposte con maggiore insistenza ai vostri operatori?

L'Ital-Uil opera in Italia e in 17 Paesi d'accoglienza dove vivono le nostre comunità. Per quanto riguarda il contesto italiano abbiamo recentemente promosso un'analisi interna chiedendo ai nostri operatori di elencare le domande che gli vengono rivolte dai cittadini durante la giornate di lavoro. Abbiamo così constatato che sono le più varie. Andiamo infatti dalla lettura della bolletta della luce, che spesso l'anziano non sa interpretare, alle spiegazioni su come inviare e ricevere specifiche documentazioni dalla pubblica amministrazione. In pratica il patronato sta ormai coprendo anche gli spazi di solitudine delle persone. Molti soggetti si rivolgono a noi perché non hanno nessuno a cui chiedere. La visita al patronato per una consulenza diviene quindi anche un’occasione di dialogo con l'operatore, una persona dotata di una buona dose di solidarietà, che dà attenzione ed ascolta.

Quali le principali tematiche emergono dall'attività all'estero dei patronati che operano anche nel cuore delle nostre collettività più disagiate?

Lo stesso discorso vale anche per l'estero anche se in questo ambito, ovviamente, i problemi si moltiplicano e si differenziano a seconda delle diverse realtà. Dobbiamo dunque confrontarci sia con la disperazione degli italiani residenti in alcuni Paesi dell'America Latina, sia con le esigenze, sicuramente meno pressanti, di altri connazionali che vivono situazioni abbastanza soddisfacenti, anche sotto l'aspetto sociale ed economico. Anche in questo contesto comunque gli operatori di patronato devono affrontare molteplici problemi, come a esempio le iscrizioni scolastiche, le pratiche per il cambiamento dell'abitazione e la traduzione di moduli e dei contratti di affitto per gli anziani che non conoscono la lingua del Paese ospitante. Senza poi parlare delle pratiche per il recupero della cittadinanza dove si registrano dei fortissimi ritardi e vi sono centinaia di migliaia di richieste ancora inevase. Quindi io credo che quando qualcuno parla dell'inutilità dei patronati dovrebbe prima comprendere la realtà in cui si muovono questi enti e domandarsi se davvero la pubblica amministrazione sia in grado di coprire questo spazio sociale.

Vi è apprensione nel mondo del sociale per il ventilato rischio che la prossima manovra finanziaria possa tagliare drasticamente le risorse per i patronati…

E' dal 1994 che, in occasione del varo delle finanziarie, si vocifera di tagli alle risorse dei patronati. Una mancanza di certezze che ha spesso ostacolato la capacità progettuale di questi enti. Io credo invece che in ogni sistema, più o meno avanzato, ciascuno abbia il diritto di sapere, al fine di programmare la su vita e la sua attività, quali siano le risorse a disposizione per il futuro. Sebbene il liberismo di oggi ci insegni l'importanza della pianificazione a lungo termine, i patronati sono costretti ad operare in una situazione di precarietà annuale che spesso rende la situazione difficilmente governabile. Nonostante questo l'Ital continua ad essere un patronato in crescita e ad ampliare, anno dopo anno, la sua presenza sul territorio sia in Italia che all'estero. Nel nostro Paese sono infatti operativi oltre 600 uffici e 1.200 recapiti saltuari. All'estero abbiamo invece circa 200 sedi ed altrettanti recapiti operativi. Tutto questo è stato possibile grazie alla nostra coraggiosa programmazione e alla solidità di un'organizzazione promotrice come la Uil. Mi sento quindi di dire, contrariamente a quanto affermato da altri, che è proprio il sindacato a fornire al patronato la possibilità di mantenere l'attuale livello di espansione. (Goffredo Morgia-Inform)


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