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INFORM - N. 215 - 25 ottobre 2004

Accademici e politici guidano la sfida ai "turcoscettici"

Breve resoconto di una tavola rotonda sul cammino della Turchia verso l’Unione Europea

ROMA - Il 20 ottobre, due settimane dopo il rapporto dell’UE sulla candidatura della Turchia, presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale di Roma si sono incontrati con l’ambasciatore della Repubblica Turca in Italia Necati Utkan politici e accademici italiani. Il tema dell’incontro non poteva che essere il cammino della Turchia verso l’Unione Europea. Introducendo i lavori l’ambasciatore Umberto La Rocca ha sottolineato e posto come argomento di seria riflessione la sempre più evidente discrasia tra le opinioni pubbliche europee e le rispettive cancellerie sull’ingresso della Turchia.

"Un giorno anche l’Anatolia farà parte dell’Europa" aveva vaticinato Kamal Mustafa, il "padre dei Turchi". E mai come in questi giorni la profezia di Atatürk sembra essere vicina alla sua realizzazione: il Consiglio Europeo del prossimo dicembre, infatti, è chiamato ad esprimersi sull’apertura dei negoziati di adesione. Lontani sono i tempi dell’Impero Ottomano "malato d’Europa", che tutte le potenze europee volevano morto ma che per opportunità diplomatiche era stato ripetutamente salvato. La Repubblica turca, nata dopo la prima guerra mondiale dalla dissoluzione dell’Impero, ha rotto con la tradizione islamica e ottomana, realizzando uno Stato moderno e laico. La seconda guerra mondiale e l’età del bipolarismo Est-Ovest hanno definitivamente consegnato il Paese al sistema occidentale, facendo di Ankara un riferimento indispensabile per la Nato nello scacchiere medio-orientale e mediterraneo.

Nel corso della tavola rotonda il professor Matteo Pizzigallo dell’Università "Federico II" di Napoli, studioso esperto di relazioni internazionali, ha ricordato la "diplomazia dell’amicizia" che ha legato per tanti anni Italia e Turchia esprimendo l’augurio che il prossimo passo di questa storica amicizia possa avvenire sotto la comune egida dell’Unione Europea.

Concordi le posizioni di Francesco Tufarelli, coordinatore dell’Osservatorio per la Cittadinanza Europea, e di Umberto Ranieri, Vicepresidente della Commissione Esteri presso la Camera dei Deputati. In un periodo difficile per l’Unione, l’eventuale adesione della Turchia permetterebbe all’Europa di guadagnare in "prospettive strategiche" e contribuirebbe significativamente alla lotta al terrorismo islamico e alla stabilizzazione dell’Asia Centrale.

Il professor Antonello Biagini, direttore del Cisueco dell’Università "La Sapienza" di Roma, ha ricordato il peso della storia sul cammino della Turchia verso l’Unione Europea. Biagini, autore del volume "Storia della Turchia contemporanea" per i tipi della Bompiani, ha, infine, spiegato a chiare linee come la Turchia ormai non possa non venire considerato un Paese europeo e un Paese democratico, nonostante alcuni evidenti ritardi nella tutela dei diritti umani. Del resto, ha sottolineato Biagini, occorreranno 10 anni prima che la Turchia possa aderire a pieno titolo all’Unione e in questo periodo avrà tutto il tempo di concretizzare e collaudare con appositi provvedimenti legislativi i capisaldi politici, sociali ed economici propedeutici per l’integrazione europea.

Un pubblico numeroso ha partecipato al dibattito in chiusura della tavola rotonda ponendo domande pertinenti quanto delicate. Con particolare dovizia di dettagli l’ambasciatore Utkan ha provveduto a chiarire la politica turca sulla questione cipriota e sulla questione curda, rassicurando i presenti sulla effettiva volontà di addivenire a soluzioni efficaci e durature.

Accademici e politici italiani sembrano dunque concordare sui grandi vantaggi di una prossima adesione turca all’Unione Europea e hanno espresso il loro impegno per sensibilizzare più diffusamente una opinione pubblica vagamente "turcoscettica", almeno nel nostro Paese, anche se è stato sottolineato che il campanello d’allarme proviene da un evidente ritorno a politiche di tutela degli interessi nazionali a danno delle prospettive comuni. In tal senso, la candidatura della Turchia sembra dover rappresentare una cartina di tornasole della coesione dei paesi membri dell’Unione. (Antonio Ricci-Inform) www.relint.org


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