* INFORM *

INFORM - N. 213 - 22 ottobre 2004

L’editoriale di "Sicilia Mondo"

Unaie: una "svolta innovativa" per il CGIE

CATANIA - Dopo la seduta di insediamento del 16 luglio scorso, il nuovo CGIE ripartirà a regime con l’Assemblea Plenaria del 6 dicembre prossimo.

Sulla terza edizione del CGIE, molti consiglieri hanno espresso opinioni, rilievi e preoccupazioni. Un fatto certamente positivo. Anche l’Unaie intende esprimere qualche riflessione ma con lo sguardo a quella "svolta innovativa" che ha auspicato in Assemblea Plenaria .

La elezione del CGIE è stata la vittoria della partecipazione e della maturità delle comunità italiane all’estero se pensiamo alle mille difficoltà incontrate dalla macchina organizzativa nel complesso iter per la elezione dei COMITES prima ed in secondo grado del CGIE con il coinvolgimento di elettori e candidati di circoscrizioni consolari lontanissime tra di loro.

Dobbiamo dire che le nostre comunità hanno scelto con saggezza eleggendo una Assemblea di Consiglieri rappresentativi, di ottima cultura, con un passato ed una posizione sociale di rilievo e comunque capaci di ottenere un consenso geograficamente così polverizzato.

Il CGIE dei 64 consiglieri eletti, è stato integrato con 29 rappresentanti delle Associazioni, Patronati, partiti politici, stampa, di nomina governativa. Un CGIE, quindi, abbastanza rappresentativo per realizzare gli obiettivi previsti dalla legge istitutiva. All’indomani del suo insediamento, l’Unaie si domanda come mai un evento così importante per i suoi molteplici significati, è potuto passare quasi del tutto inosservato da parte del Governo, delle tv e della stampa nazionale.

La società italiana non si è accorta che si è insediato un nuovo CGIE. Ci saremmo aspettati, oltre alle apparizioni dei ministri Frattini e Tremaglia, la presenza in Assemblea dei Ministri, dei rappresentati delle Istituzioni, delle Confederazione e degli operatori di categoria, in un momento in cui il Paese Italia promuove politiche di espansione a livello internazionale (promozione della lingua e della cultura, del Made in Italy, del commercio con l’estero, delle comunicazioni, dei trasporti, del turismo, etc.).

Quale migliore occasione per incontrare la "voce" diretta dei rappresentanti eletti dalle comunità italiane di tutto il mondo, acquisire notizie, conoscenze, scambiare proposte, progetti, esperienze, idee? Insomma, una occasione perduta per aprire un rapporto prezioso. Al limite, "l’incontro" avrebbe potuto essere l’occasione per affidare ai consiglieri del CGIE un messaggio di italianità da portare all’elettorato che li aveva prescelti e, quindi, a comunità di vastissime aree geografiche.

Un modo per rinsaldare i comuni vincoli di italianità certamente assai gradito dai nostri connazionali. Niente di niente. Nella seduta di insediamento si sono visti poco gli operatori della tv pubblica e privata, giornalisti di testate nazionali, fotografi. Solo la presenza virtuosa delle agenzie di informazione specializzata in emigrazione.

Anche nelle edizioni passate il CGIE è rimasto ingessato come visibilità esterna nonostante abbia svolto un lavoro intenso e prezioso. Basta guardare gli atti delle Assemblee e delle Conferenze Continentali per convincersi della enorme produzione di documenti, studi e proposte presentate alle Commissioni Legislative del Parlamento. Neanche quando questi studi sono stati utilizzati è stata data notizia e merito al CGIE, rimasto del tutto sconosciuto al punto che sono molti gli italiani che ancora non sanno cosa sia il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e la sua sigla.

E’ il caso di ricordare a noi stessi che il CGIE, per la legge istitutiva 368/89 è l’organo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero con le finalità di promuovere ed agevolare le loro condizioni di vita, rafforzare il loro collegamento con la società italiana, assicurare la tutela dei loro diritti e della loro identità culturale e linguistica, la loro integrazione e partecipazione nelle comunità locali, facilitare il loro coinvolgimento nella politica di sviluppo dell’Italia all’estero.

L’Unaie ha auspicato una svolta innovativa del CGIE. La prima innovazione è la riscoperta dell’autonomia. Il CGIE come organismo rappresentativo legittimato dal consenso elettorale degli italiani all’estero, possiede quelle prerogative di autonomia e di autorevolezza che competono agli organismi elettivi. Una posizione prestigiosa che gli consente di dialogare direttamente con il Governo sui pareri obbligatori e sugli altri argomenti indicati dalla legge istitutiva 368/89.

L’Unaie ritiene che il CGIE debba dare al suo mandato elettivo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero una interpretazione più estensiva ed autonoma, nel senso che debba aprire un dialogo anche con la società italiana e le sue realtà, facendo conoscere e dando visibilità alle proprie iniziative. Un modo per sensibilizzare, coinvolgere ed impegnare l’opinione pubblica .

In questa direzione, il CGIE acquisterebbe centralità nella costruzione di quel rapporto interattivo con le nostre comunità all’estero di cui il Paese ha tanto bisogno in tanti settori. Nello stesso tempo, acquisterebbe un diverso peso politico ed una diversa visibilità nel contesto istituzionale e nella società italiana. Questo CGIE ha tutti i numeri per riuscirci. Non sarebbe male (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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