* INFORM *

INFORM - N. 21O - 19 ottobre 2004

Prima Conferenza regionale dei giovani laziali nel mondo

A colloquio con il Consultore del Brasile Sandro Pollastrini

"E’ bene che il giovane si integri nel Paese d'accoglienza… Si può essere binazionali e biculturali"

ROMA - Solo nei prossimi mesi si saprà se le indicazioni della Prima Conferenza dei Giovani Laziali nel Mondo troveranno una completa e concreta rispondenza nella futura strategia politica della Regione per le nuove generazioni all'estero. Ma in ogni caso anche se, per motivazioni di carattere finanziario o burocratico, non tutte le proposte formulate potranno essere accolte, l'incontro con i giovani avrà comunque avuto il pregio di gettare le basi di un dialogo duraturo. Un aperto confronto - la ventilata apertura da parte della Regione di una rivista telematica ed interattiva per i giovani laziali all'estero renderà tale dialogo ancora più diretto - che porterà nuova linfa vitale al dibattito sull'emigrazione. Un dialogo che troppo spesso rimane intrappolato nelle pastoie di antiche e storiche inimicizie. Per cercare di comprendere quale valenza avrà l'apporto delle giovani generazioni laziali sul dibattito migratorio abbiamo ascoltato il parere del Consultore del Brasile Sandro Pollastrini.

Consultore Pollastrini, la conferenza della Regione ha dato voce alle richieste e alle esigenze dei giovani laziali all'estero. Come giudica questa ventata di novità?

Il convegno è stato bellissimo e l'iniziativa appare senz'altro lodevole e opportuna, ma temo che i ragazzi si aspettassero troppo da questo appuntamento. L'entusiasmo giovanile a volte va un po’ al di là delle fattibili aspettative e, nonostante molte proposte avanzate in questa sede diverranno probabilmente realtà, non vorrei che qualcuno rimanesse deluso. La presenza nel Lazio delle nuove generazioni è importante perché fino adesso si sono sentiti in questo ambiente solo i discorsi degli anziani che, a causa delle recriminazioni passate, spesso esprimono le loro rivendicazioni con un certo livore. I giovani invece fanno un discorso differente, più solare e bello.

Nel corso della discussione lei ha consigliato, per quanto riguarda la creazione di una rivista on line per i giovani laziali all'estero, l'adozione di una particolare tipologia di dibattito telematico. Ci può spiegare questa proposta?

Durante il dibattito ho ricordato il modello della rivista telematica dell'Espresso che sul suo sito, partendo dalla pubblicazione di un articolo informativo o provocatorio, accoglie i commenti inviati dei lettori sul pezzo presentato. Una linea di dialogo telematico che innesca un critico ed aperto confronto fra tutti i fruitori della notizia.

Continua a destare preoccupazione la crescente distanza che separa le associazioni italiane all'estero dalle giovani generazioni. Cosa pensa di questo progressivo allontanamento?

Le associazioni non sono lontane dal mondo giovanile, ma sono invece le nuove generazioni ad essere lontane dalla realtà dell'associazionismo. Secondo me tutto questo può essere persino interpretato come un dato positivo perché, fermo restando che si deve mantenere il contatto con la regione d'origine, è bene che i giovani si integrino nei vari Paesi d'accoglienza. . Questo atteggiamento è sicuramente costruttivo anche perché contribuisce ad evitare la ghettizzazione dell'emigrato. A volte infatti i nostri corregionali che vivono all'estero pensano solo alla lontana Italia e finiscono con l'isolarsi dal contesto d'accoglienza. Una vera e propria sindrome che fa vivere male e colpisce in maniera prevalente gli anziani. Io vivo con due figli in Brasile e da sempre ho cercato di fargli capire che per amare l'Italia non c'è bisogno di odiare il Brasile e viceversa. Si può essere binazionali e biculturali e credo di essere riuscito a trasmettere questo concetto ai miei figli che parlano come me un perfetto italiano, ma tra di loro interloquiscono in portoghese. Il segreto è non quello di radicalizzare le cose, ma di lasciare che tutto fluisca in maniera naturale. (Goffredo Morgia-Inform)


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