* INFORM *

INFORM - N. 209 - 18 ottobre 2004

Prima Conferenza dei giovani laziali nel mondo

Intervista al delegato italo-canadese Carlo Porretta

"Con questo viaggio in Italia noi compiamo un primo passo versa la cultura dei nostri genitori che ci permetterà di capirli meglio"

ROMA - E' sempre difficile capire le aspirazioni e le esigenze delle giovani generazioni, ma quando queste vivono in un contesto biculturale e in realtà sociali molto diverse da quelle che conosciamo allora l'impresa diviene ancora più ardua. Per queste motivazioni, al di là delle consuete implicazioni istituzionali, la Conferenza dei Giovani Laziali nel mondo ha assunto delle connotazioni del tutto particolari. Per la prima volta infatti i vertici della Regione Lazio e gli stessi rappresentati dell'associazionismo d'emigrazione si sono potuti confrontare, nella sua interezza, con il complesso e variegato mondo dei giovani laziali all'estero. Un salto nel futuro della nostra emigrazione, dai profondi ed inaspettati risvolti umani, che abbiamo cercato di comprendere meglio rivolgendo alcune domande al delegato Carlo Porretta. Un ragazzo italo-canadese di 29 anni, laureato in sScienze politiche e tuttora impegnato in studi di specializzazione post-universitari.

Dopo due giorni di dibattiti e confronti quale giudizio ti senti di esprimere su questa esperienza congressuale?

Per me la Prima Conferenza dei Laziali nel mondo ha rappresentato un punto di partenza e spero che dopo questo appuntamento torneremo a riunirci almeno un volta ogni due anni per continuare quello che abbiamo cominciato. Noi laziali viviamo in tutte le parti del mondo, abbiamo le nostre esigenze, vogliamo riunirci e mantenere i legami con la nostra terra d'origine.

Ma come si potrà evitare che questa visita nel Lazio rimanga un'esperienza isolata?

Quando torneremo al nostro Paese d'accoglienza ci riuniremo nuovamente fra noi giovani del Lazio. Lo faremo noi del Canada ed anche gli altri ragazzi dei vari Paesi. Se riusciremo a confrontarci con efficacia arriveremo più preparati e meglio organizzati alla prossima conferenza mondiale dei giovani laziali. Questo è solo l'inizio di un lungo percorso.

Negli ultimi anni è cresciuta la preoccupazione per lo scarso coinvolgimento dei giovani nella galassia dell'associazionismo d'emigrazione. Come vi ponete voi ragazzi di fronte a questa realtà?

Il rapporto fra le giovani generazioni e le associazioni all'estero non è molto stretto. In questo ambito persiste infatti un salto generazionale fra i genitori ed i figli nati all'estero. I nostri genitori sono rimasti indietro agli anni ‘60 o ‘50 e non hanno assimilato la cultura canadese. Io invece mi sento a tutti gli effetti un italo-canadese. Vi è dunque un distacco fra noi ed i nostri genitori che viene avvertito da quasi tutti i ragazzi. Con questo viaggio in Italia noi compiamo un primo passo versa la cultura dei nostri genitori che ci permetterà di capirli meglio.

La tua famiglia vive in Canada dagli anni 70. Da questo lontano osservatorio quale impressione ti sei fatta del nostro Paese?

Ho già visitato alcune volte l'Italia e non mi aspettavo una cultura così avanzata e moderna. Ciò è spiegato dal fatto che l'immagine dell'Italia trasmessa dai nostri genitori è rimasta indietro di almeno vent’anni. L'Italia di oggi è invece bellissima ed avanzata, e non è certamente quella terra distrutta dalla guerra descritta dai nostri nonni. (Goffredo Morgia-Inform)


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