* INFORM *

INFORM - N. 207 - 16 ottobre 2004

Prima Conferenza dei giovani laziali nel mondo

A colloquio con il Consigliere regionale Giacomo Troja: "Una politica regionale che coinvolga direttamente i giovani"

ROMA - "Dobbiamo esprimere grande gratitudine ai genitori e ai nonni che hanno consentito, attraverso i loro sacrifici, una crescita economica, sociale e culturale, sia nei Paesi dove hanno lavorato sia nel Paese di origine; e hanno consentito anche a voi di crescere sul piano culturale, sul piano economico e sul piano sociale". Lo ha detto il Consigliere regionale Giacomo Troja - una lunga esperienza in materia di emigrazione essendo anche stato Assessore all’Emigrazione della Regione Lazio - rivolgendosi ai giovani delegati giunti dall’estero per partecipare alla Prima Conferenza dei giovani laziali nel mondo. Giovani che oggi, proprio grazie ai "sacrifici dei nonni e dei genitori", sono integrati nei Paesi in cui vivono. Ma non dimenticano e proprie radici.

Perché questa Conferenza, Consigliere Troja?

E’ il risultato di una serie di riflessioni fatte nel tempo. Il fenomeno migratorio si è di fatto esaurito e oggi la politica regionale deve puntare alla ‘continuità dell’emigrazione’ presente nei Paesi in cui i laziali hanno vissuto, lavorato e generato figli, come quelli che oggi sono qui. La politica regionale, dunque, deve ormai inevitabilmente porsi una domanda: cosa fare per le nuove generazioni?

Scegliere, quindi, una politica a favore dei giovani…

Sì, ma fare questa scelta significa coinvolgerli in prima persona, non fare calare dall’alto decisioni. Dobbiamo farci dire da loro cosa vogliono dalla Regione e dall’Italia. Ascoltare le loro domande, le loro esigenze, le loro proposte.

Tutto ciò emergerà dal Documento dei giovani delegati al termine dei lavori…

E partendo da lì la Regione potrà elaborare un progetto politico a favore dei giovani. Anche raccordandosi con altre Regioni che hanno loro comunità all’estero. Progetto che dovrà contenere politiche turistiche, culturali, rapporti e convenzioni con le università eccetera. Con un "nota bene" che a mio avviso è importante. Tutti questi giovani parlano l’inglese, lingua richiesta per inserirsi nei gangli della vita amministrativa, sociale…Ma noi diciamo loro che devono anche imparare l’italiano. Anche se non serve a fini pratici, è importante che conoscano la lingua italiana poiché attraverso di essa possono recuperare la storia e la cultura del Paese dal quale sono partiti i loro padri.

Lei in assemblea ha invitato a "riflettere sui rapporti con i Consolati".

Certo, perché in questo contesto è necessario anche affrontare il problema dei rapporti con le strutture consolari all’estero. Intanto, ricordando ai consoli che loro esistono in quanto esistono gli emigrati. E poi recuperando un rapporto, direi, di più rispetto nei confronti dei lavoratori. Dico questo perché nel passato ho potuto vedere quanto sofferto fosse il rapporto degli emigrati all’estero con i Consolati.

Una battuta conclusiva?

Fare una politica regionale per l’emigrazione pensando alla politica assistenziale di ieri è contro la norma e fuori della storia. Oggi bisogna avere capacità creativa: questi giovani da tutti i continenti dovranno dirci che cosa la Regione può fare per loro. Ma anche noi dobbiamo chiedere che cosa possono fare loro per la Regione Lazio. (Simonetta Pitari-Inform)


Vai a: