Roma ricorda il direttore della Caritas diocesana Don Luigi Di Liegro. Presentato il libro "Esclusione e comunità"
ROMA - "Per combattere l’esclusione e promuovere l’integrazione dei cittadini emarginati è necessaria una duplice responsabilità , un duplice impegno, quello della solidarietà e quello della condivisione. Un impegno collettivo per il raggiungimento del bene comune. Un impegno collettivo per il raggiungimento del bene comune. Un impegno individuale da svolgere nelle famiglie, nelle nostre relazioni da vicinato, nei nostri ambienti di vita". Lo scriveva don Luigi Di Liegro nel programma dell’attività della Caritas diocesana di Roma, della quale fu tra i fondatori (nel ’79) e che diresse fino alla morte, nel ’97. Parole scritte nel 1995 e che riassumono quaranta anni di impegno sociale e pastorale nella capitale, nei suoi quartieri popolari, nelle sue periferie più degradate.Di Liegro è stato un protagonista nella storia di Roma dal dopoguerra: un sacerdote che fu "la voce dei più deboli", fu sempre dalla loro parte e per loro si batté. E’ stato grazie a lui e ad un numero crescente di volontari che ne hanno seguito l’esempio che sono state create mense per poveri, centri per i minori e gli anziani, case di accoglienza per i senza tetto, comunità per i malati di Aids, asili nido per i bambini, centri culturali, una fondazione contro l’usura. Da non dimenticare il suo impegno verso gli immigrati a partire dalla metà degli anni Ottanta. Gente senza alcun punto di riferimento accolta con indifferenza od ostilità . Quella fu "l’ultima periferia" nella quale Di Liegro operò infaticabilmente. Non dimentichiamo che grazie a lui si è aperto anche un filone di ricerca che ha fatto della Caritas il punto più avanzato nell’analisi del numero, della provenienza e delle condizioni degli immigrati. Dall’inizio degli anni Novanta, infatti, iniziano a circolare i Dossier statistici sull’immigrazione redatti dalla Caritas romana.
Di Liegro è un simbolo di Roma. E Roma, a sette anni dalla scomparsa (il 12 ottobre 1997) gli rende omaggio con una serie di iniziative - organizzate dalla Caritas romana Roma, e dalla Fondazione internazionale che porta il nome, e patrocinate da Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma – che culmineranno il 16 ottobre con un convegno e uno spettacolo al Teatro Valle. Proprio alla vigilia della Giornata mondiale contro la povertà, indetta dall’Onu. Nell’ambito delle iniziative anche la presentazione del libro "Esclusione e comunità. Decentramento e partecipazione nel pensiero e nell’azione di don Luigi Di Liegro" (a cura di Giovanni B. Sgritta, Ed. Lavoro), promossa dall’Associazione Insieme nelle Terre di Mezzo-Roma (l’incontro è stato introdotto da Sabina Eleonori), in collaborazione con la Cooperativa Salvador Allende e la Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro onlus.
Il volume, presentato in uno spazio vendita libri e prodotti "equo-solidali" nel quartiere popolare del Prenestino - dove Di Liegro iniziò la sua attività parrocchiale - raccoglie nella prima parte quattro saggi (tra i quali uno di Giuseppe De Rita segretario generale del Censis), e nella seconda una antologia di scritti di don Luigi (a cura di Alessandro Romanelli, della Fondazione Di Liegro). La prefazione al volume è del sindaco della capitale Walter Veltroni. E’ stato Paolo Berdini, urbanista e autore del capitolo "Luigi Di Liegro e la periferia romana" a tracciare il percorso di vita e di impegno del sacerdote. Berdini, che ha conosciuto e frequentato Di Liegro ne ha sottolineato "la straordinaria sensibilità e la grande capacità intuitiva" che ne hanno fatto un uomo davvero particolare. "Il percorso compiuto nel tempo e nello spazio della città gli ha fatto capire l’emergere di nuovi soggetti, dei nuovi bisogni dovuti ai cambiamenti della società" ha scritto Berdini nel suo saggio. Un concetto ribadito nel corso del suo intervento. "Una caratteristica dell’attività di don Luigi è stata quella di intuire, spesso con grande anticipo, quale fosse la domanda che veniva quei luoghi e di definire i contenuti di una azione sociale finalizzata a ottenere servizi maggiormente adatti a correggere le ingiustizie".
A rendere la città più giusta, più umana. Berdini nel saggio ripercorre la strada della presenza di don Luigi nelle periferie per aiutare "a comprendere quale sia stata la sua capacità di entrare in sintonia con la complessa realtà romana". Un contatto sempre diretto quello di don Di Liegro con le realtà sfortunate. Lo stesso Di Liegro scriveva "All’interno delle città convivono numerose sotto-città popolate di cittadini nullatenenti, disoccupati, clandestini, senzacasa, fuori famiglia, inabili, sbandati, drogati, alcolizzati, senza fissa dimora". Di Liegro, sottolinea Veltroni nella prefazione, "è stato il volto di una città diversa vicina ai più deboli, attenta alle esigenze di ogni cittadino". Il povero, secondo don Luigi, non era solo un problema del cristiano. Trattandosi non già di beneficenza ma di giustizia e di diritti civili, la questione non può non essere politica, sosteneva. E la politica andava sollecitata di continuo. Cosa che faceva instancabilmente come ha ricordato Berdini, sottolineando che nelle sue battaglie, se da una parte non accettava compromessi, dall’altra era disponibile al confronto senza guardare al colore delle forze politiche… anche se ciò poteva procurare mal di pancia ad alcuni cattolici.
La vita e gli insegnamenti di Don Luigi, come ha evidenziato Alessandro Romanelli (della Fondazione Di Liegro e curatore della seconda parte del libro), rimangono ancora oggi fonte d’ispirazione per i giovani. La Fondazione, nata nel ’99, tra le diverse iniziative intraprese in Italia e all’estero, ha scelto dall’inizio di operare in Albania dove don Luigi "ha contribuito al rilancio e alla crescita della società civile".
Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un altro libro: "Masticare strada. Diari randagi" (ed Terre di mezzo). Due diari scritti da chi (Salvatore Rosso, Luigi Del Pezzo) ha vissuto la drammatica esperienza della strada, della emarginazione, del carcere. E’ stato Luca Ricci, della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S. Stefano (Arezzo), ad illustrare il libro mettendo in evidenza la carica insita nella testimonianza di chi vive o ha vissuto situazioni difficili, di esclusione dalla società. Nata nel 1984 per iniziativa del giornalista Saverio Tutino, l'istituzione conserva migliaia tra lettere, testi, diari inviati da tutta Italia ed è promotrice di un premio annuale (Premio Pieve-Banca Toscana). Una "banca della memoria" http://www.archiviodiari.it/) e, allo stesso tempo un "vivaio" poiché , ha spiegato Ricci "in esso gli scritti del passato rivivono, germogliando di nuovo ad ogni stagione, e creando nuove forme d’attenzione alla diaristica" Adesso, nella sua sede, l’Archivio conserva quasi 5000 testi. E ogni anno si incrementa di almeno altri 150 che arrivano per il concorso. ( (Simonetta Pitari-Inform)