* INFORM *

INFORM - N. 203 - 12 ottobre 2004

Il commento di Marcello Alessio sulla riunione a Buenos Aires della Commissione Continentale America Latina del CGIE

Sulla riunione della Commissione Continentale del CGIE dell'America Latina, che si è svolta a Buenos Aires dal 4 al 6 ottobre, a meno che non arrivino ulteriori e ormai insperate notizie, ci sarebbe da dire soltanto: o i cronisti sono stati disattenti (quindi: la materia non interessa più nessuno), oppure i membri della Commissione hanno dormito.

Gran parte del dibattito sarebbe stato dedicato all'assistenza sociale (anziani indigenti eccetera), ma sembra che, ancora una volta, non si sia precisato se ci si riferiva agli "emigrati" italiani in senso stretto (che non sarebbe un gran problema), o anche ai sudamericani di origine italiana con cittadinanza riconosciuta (i quali, potendo votare per corrispondenza, per "logica elettoralistica" dovrebbero avere diritto a tutte le prebende e i favori possibili immaginabili). E quindi il problema sarebbe quello di valutare il numero dei possibili beneficiari, e il corrispondente costo per l'erario italiano: una questione che Vezio Nardini, del Comites di S. Paolo, sta ponendo chiaramente, e che è collegata con quello delle liste di attesa per il riconoscimento della cittadinanza: con l'assegno sociale queste sicuramente aumenterebbero, come aumenterebbe la discriminazione fra i già riconosciuti, e quelli che non sanno neppure se e quando lo saranno.

Si è poi parlato dei giovani, i quali ovviamente sono quasi tutti doppi cittadini. A parte le riflessioni filosofiche del Prof. Devoto, pare che alla questione dei giovani, il Presidente del Comites di Buenos Aires Riccardo Merlo (l'imprenditore ex-diniano, capo non del tutto indiscusso dei venetoargentini) abbia ricollegato quella che ha definito la "mal chiamata emigrazione di ritorno".

Non si sa chi l'abbia chiamata cosi, né che cosa avrebbe di male questa espressione, ma presumibilmente essa si riferisce a quel piccolo numero di argentini, uruguaiani, brasiliani, e in misura proporzionalmente un poco maggiore peruviani, che avendo ottenuto il passaporto italiano in virtù di una più o meno remota ascendenza emigratoria, invece di usare il libretto rosso per fare turismo (o tentare di infilarsi) negli USA, sono venuti in Europa, magari persino in Italia, con la speranza di potervi trovare un lavoro, sia pure modesto, ma con stipendi decenti e non da fame come quelli che in Sudamerica percepiscono anche i migliori professionisti.

E che cosa ha detto Merlo in proposito? Io mi ero permesso di suggerire (veramente non a lui ma ai 22 membri di diritto della Commissione) di dare una rimbeccata a Marisa Bafile, sindacalista e giornalista del Venezuela, che giorni fa nel congresso dell'INCA (il patronato della CGIL all'estero) si era scagliata contro le Regioni italiane, colpevoli di incentivare il rientro dei discendenti, perché così facendo esse toglierebbero spazio agli "altri" emigrati, che la Bafile evidentemente considera più meritevoli per il solo fatto di non avere proprio nulla di italiano. Insomma, una grossa scemenza "di sinistra", che fa il paio con la scemenza "di destra" di voler considerare per forza "italiani" tutti i discendenti di italiani sparsi nel mondo. Stando alle cronache, Merlo non ha accennato alla cosa, ma si è limitato a spezzare una lancia per un ennesimo convegno, uno di quegli inutili esercizi mangiasoldi, tanto più assurdi nell'epoca di Internet e delle conferenze virtuali, in cui con grande spreco di biglietti aerei e alberghi di lusso si fanno riunire a Roma i soliti raccomandati delle varie comunità all'estero, mentre gli esclusi fanno sentire il loro stridor di denti. Questo in particolare dovrebbe essere il convegno "dei giovani", vietato ai maggiori di non so quanti anni, in cui, chissà perché, si dovrebbe decidere se sia meglio che a lavorare in Italia vengano i discendenti di italiani o i rampolli di altre stirpi.

Sugli argomenti davvero importanti, quelli che investono drammaticamente centinaia di migliaia di persone, si è detto ben poco. 1) Questione delle liste di attesa per il riconoscimento di cittadinanza, bloccate in quasi tutto il continente, con file che in varie sedi superano le 100.000 persone. In primo luogo, la questione è stata diluita, o deliberatamente confusa, introducendo (pare addirittura nella Dichiarazione Finale) un anacronistico appello affinché si "riaprano i termini per il riacquisto della cittadinanza, senza limiti di tempo o di residenza". Il problema del riacquisto, che sicuramente in Canada riveste ancora notevole importanza, in Sudamerica interessa poche migliaia di persone, principalmente in Venezuela e in minor misura in Argentina. E che senso ha agitare e mettere in primo piano il problema di questa minoranza quando TUTTE le pratiche di cittadinanza, centinaia di migliaia, sono quasi ovunque bloccate? Prima si restituisca un minimo di efficienza alla rete consolare, poi caso mai le si attribuiscano nuovi oneri!

L'unico suggerimento, un po' fantasioso ma non trascurabile, pare che sia venuto da Petruzziello, che da avvocato (ma in Brasile, non in Italia) avrebbe proposto che ai Comuni italiani di origine vengano inviati, per la trascrizione, solo gli atti di nascita dei connazionali attualmente viventi, "saltando" tutta la serie generazionale intermedia. La cosa indubbiamente dimezzerebbe i tempi di trattazione, soprattutto in Italia (nei Consolati la documentazione dovrebbe comunque essere esaminata e conservata), ma che ne diranno gli esperti dello Stato Civile? Proveremo a sentirli. Intanto, "all'Italiana", pare che alcuni Comuni chiotti chiotti già abbiano cominciato....

Dei ritardi nelle altre pratiche consolari (sei mesi per una legalizzazione, sospensioni nella emissione di passaporti e simili) pare che non si sia neppure parlato. Nella precedente riunione era stata posta, da Toniut, la sacrosanta esigenza che ogni Ambasciata consegnasse le statistiche aggiornate delle rispettivi situazioni; e poi? Il tutto è confluito in una generica lagnanza per le carenze della rete consolare, e siccome tutti i salmi finiscono in gloria, ciò ha fornito l'occasione per un invito, alquanto surreale, a "utilizzare i patronati e i Comites per accelerare le pratiche"....

Inquietante l'accenno ai Patronati, la cui funzione, che obbiettivamente in Sudamerica è ormai residuale, e caso mai dovrebbe urgentemente essere ripensata, viene invece esaltata in modo acritico. Finora i Patronati, al massimo, hanno aiutato gli utenti a preparare le carte per la richiesta di riconoscimento e talvolta (ahimè) a darle una "spintarella" per farla passare avanti; ma per accelerare la pratica anagrafica e la relativa trascrizione - chè è la vera strozzatura - ora non possono fare un bel niente. Almeno fino a quando il Ministero non si deciderà ad ampliare la platea degli utenti autorizzati ad utilizzare il Programma Anagrafe (tra l'altro assai macchinoso e invecchiato).

Menzione a parte meritano gli interventi degli "esterni", includendo fra questi il Segretario Generale Narducci a cui le cronache attribuiscono un discorso apparentemente sconclusionato. Avrebbe infatti rimproverato la Commissione perché "non riesce a entrare nel nuovo modo di vedere gli italiani nel mondo", ma quando poi ha tentato di definire questo "nuovo modo", non avrebbe trovato di meglio che citare una delle tante trovate propagandistiche alla Tremaglia, il "congresso degli scienziati italiani all'estero", una delle costose messeinscena che secondo Narducci dovrebbero permettere "una crescita economica e uno sviluppo intellettuale"!

Anche Narducci guarda caso (echi della Bafile?) ha criticato le Regioni italiane, e qui però ha avuto ragione nel denunciarne la disorganicità e la improvvisazione degli interventi, che spesso sembrano, come quelli statali, mossi soprattutto dalle pressioni degli Enti esecutori. I quali spesso sono propaggini degli stessi centri da cui dipendono, direttamente o indirettamente, molti Patronati.

E questo ci porta a un altro punto dolente, cioè il pianto che è stato versato in abbondanza, per la paventata sospensione dei famigerati corsi professionali del Ministero del Lavoro. Al riguardo, c'è da fare una notazione triste. Le cronache riferiscono che la riunione è finita in anticipo, per consentire alla Commissione di recarsi a rendere omaggio alla tomba di Antonio Macrì. Chissà se qualcuno si è ricordato che fu proprio Macrì a denunciare, nel 2000, lo "sperpero di 30 miliardi (di lire) per finanziare corsi di dubbia utilità", quello sperpero che già nel 1999, in relazione a una delle situazioni più scandalose del continente, aveva suscitato la indignata reazione di un altro autorevole membro del CGIE, Micheloni? Eppure, uno di coloro che all'epoca si associarono con maggiore veemenza alla campagna di moralizzazione, cioè Ferretti, risulterebbe essere stato presente a Buenos Aires. Come mai le cronache non gli attribuiscono nessun intervento?

Quanto agli altri esperti che hanno arricchito con la loro presenza i lavori della Commissioni, le solite cronache non riferiscono che cosa abbia detto il venezuelano Sindoni né il paulista Fabio Porta, ma è probabile che, trattandosi di un sindacalista, questi abbia spezzato anche lui una lancia per i corsi di formazione. Il guaio è che Porta - la cui qualifica di "vero esperto", come dice Toniut, non è poi così intuitiva - è anche uno dei membri influenti del Comites di S. Paolo, e da più parti è indicato come il vero regista della elezione-cooptazione di Claudio Pieroni al Comitato di Presidenza del CGIE in un ambito partitico ben definito. Lo stesso tipo di operazione, per l'appunto, che è stata realizzata in Argentina con Pallaro; con un neologismo, potremmo forse parlare di una "sinistrizzazione dei centristi". Insieme alle presenze venezuelane, che nel complesso sembrano orientate nello stesso senso, questa notevole omogeneità politica "rivolta verso il futuro", per dirla con l'eufemismo di Narducci, potrebbe purtroppo spiegare come la riunione possa aver lasciato nell'ombra i temi più drammatici, che evidentemente la sinistra considera "rivolti al passato". E infatti, che cosa c'è di più rivolto al passato che la ricerca delle radici e degli antenati?.....

In effetti, si direbbe che la questione della cittadinanza/nazionalità sia stata relegata sul piano essenzialmente filosofico del discorso del Prof. Devoto, mentre all'altro esperto argentino, Horacio Guillèn, che pure era stato espressamente invitato per parlare di un tema più caldo, la cittadinanza dal lato materno, non è stata neppure concessa la parola. Significativo, quasi paradossale, anche l'intervento dell'esperto cileno Ferdinando Pezzoli, presentato anche lui come "esperto in cittadinanza", che avrebbe affermato di essere contrario al voto all'estero, e che i suoi figli, nati in Cile, "sono Cileni". E punto!

Affermazioni entrambe non certo prive di fondamento, almeno fino a che non si elimineranno le assurdità che sono emerse nel corso delle ultime elezioni per i Comites (Petruzziello e anche Castellani ne aveva parlato nella precedente riunione della Commissione) e finchè non sarà affrontato di petto il problema di come possano coesistere più cittadinanze in una sola persona; ma sono questioni non precisamente intonate alla problematica che oggi predomina fra i discendenti di italiani nel continente. (Marcello Alessio-Inform) <m.alessio@italbrasileiros.adm.br>


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