Canada - Il problema dell’identità in evoluzione
Arriva da Vancouver un chiaro messaggio elaborato nel corso di una conferenza di tre giorni con un fitto programma di relazioni, discussioni e tavole-rotonde. Organizzata dal Congresso degli Italo-Canadesi sezione del Pacifico, è stata aperta e conclusa dal ministro federale per il multiculturalismo on. Raymond Chan
VANCOUVER BC - "Pizzas and Leaning Towers", ovvero nel bosco dei simboli tra i quali vengono annoverati anche la pizza e la torre di Pisa. Stereotipi? Non secondo gli organizzatori, che hanno inteso il titolo unicamente come richiamo per la conferenza tenuta presso il Centro culturale italiano nei primi tre giorni di ottobre a cura della sezione del Pacifico del Congresso degli Italo-Canadesi. La lodevole iniziativa era rivolta a celebrare i primi trent’anni di presenza del Congresso nel contesto politico sociale culturale del Canada. Il sottotitolo della conferenza - "The Evolving Italian-Canadian Identity" - è stato il vero e proprio tema conduttore dei lavori. Aperti la sera del primo ottobre alla presenza di autorità amministrative, politiche e diplomatiche (c’erano tra gli altri il ministro del governo provinciale Sandy Santori e il console generale d'¹Italia Giorgio Visetti) oltre che di dirigenti ed esponenti comunitari, il "la" è stato dato fin dall¹inizio dal ministro per il multicuralismo Raymond Chan. "I Canadesi di origine italiana sono una parte importante di questo grande paese... Il multiculturalismo è parte della nostra identità canadese, è parte di ciò che siamo e pensiamo... Immigranti da ogni parte del mondo hanno fatto del Canada la propria casa, arricchendo la nostra società con i loro talenti, le loro idee, i loro sogni..."
Le enunciazioni dell’onorevole Chan sarebbero state da lui stesso ampiamente illustrate due giorni dopo, a conclusione dei lavori della conferenza, nel corso della quale si erano avute nove frequentatissime e vivaci tavole rotonde su temi riguardanti: il ruolo delle donne prima e dopo l¹emigrazione, la fonte di saggezza affidata alla memoria degli anziani, lo stato della famiglia italo-canadese in relazione con la moderna legislazione, la letteratura e la poesia degli autori canadesi di origine italiana, il ruolo dei media comunitari tra identità e integrazione, il significato delle tradizioni folcloristiche e religiose, la vita di isolamento nei piccoli centri rurali, il futuro dei giovani (bellissimo il titolo del dibattito, da essi stessi condotto: "The Future is Ours to Inherit"), lo sport quale movente di aggregazione, la cultura attraverso la conoscenza della lingua, e cos’ via. Un¹indagine sul futuro dell’associazionismo è stata presentata dallo storico comunitario Ray Culos. Il presidente del Canadian Ethnocultural Council, Oleh Romaniw, ha a sua volta illustrato il ruolo di un’organizzazione-ombrello in un paese multiculturale.
Keynote speaker è stato l’on. Carlo Caccia, deputato federale tra il 1968 e il 2004, ex ministro federale per il lavoro e successivamente per l¹ambiente, e che recentemente ricopriva anche l’incarico di presidente della Canada-Europa Parliamentary Association. "Tra la costruzione della torre di Pisa e la diffusione della pizza nel mondo culinario internazionale, molte cose sono successe che meritano essere sottolineate nel contesto di questo incontro sulla costa del Pacifico... Tanti volumi sono stati scritti su quella che è un poco la storia di ciascuno di noi. Siamo arrivati qui con il valigione, qualche dollaro in tasca, senza la minima idea di quello che ci aspettava. Il lavoro non mancava anche se per molti lavoratori immigrati le condizioni erano durissime e la paga poca. Spesso la tragedia colpiva stroncando o rendendo invalidi questi eroi del lavoro quotidiano. Contemporaneamente agli incidenti sul lavoro sorgeva intanto anche il movimento sindacale, tra i cui fondatori si annoverano molti italiani, che si prefiggeva di negoziare con gli imprenditori condizioni di lavoro più giuste ed umane... La maggior parte di noi ha trovato quel che cercava, e lo stesso si può dire per quanti sono andati in Australia, negli Stati Uniti e in altre parti del mondo. Ciò che ci distingue come immigranti nel Nord America è il fatto che, con l’andare degli anni, ci siamo inseriti nella vita sociale, politica, economica e culturale del paese. Troviamo nomi di origine italiana nel commercio, nelle banche, nelle industrie e in campo imprenditoriale, nelle università, nella vita politica, nel sistema giudiziario, nell’agricoltura e cosi via. E di conseguenza abbiamo imparato a non guardare a Roma per la soluzione dei nostri problemi, ma ad Ottawa oppure alle capitali provinciali dato il sistema federale del paese in cui viviamo..."
Nel suo ampio e chiaro discorso, l¹on. Caccia s’è servito di parecchi riferimenti: a Cristoforo Colombo, Galileo Galilei, Cesare Beccaria, Giacomo Leopardi, Gugliemo Marconi, il quale ultimo rappresenta un bell’esempio che ci lega al Canada, ed è fonte di un certo orgoglio e fierezza. "Nessuno - ha detto tra l’altro - viene ad offrirci il Canada su un vassoio d¹argento. Il Canada, con tutti i suoi pregi e difetti, ci circonda. Sta a noi decidere se farlo nostro, se identificarci con quello di buono che ci offre e migliorarlo, oppure se preferiamo ritirarci all’interno del nostro guscio e far finta di non essere in Canada.... A trapianto avvenuto, abbiamo assunto una personalità più complessa, nel nostro caso una personalità canadese innestata su quella italiana. I nostri discendenti questa complessità non ce l’hanno, specialmente se sono nati qui..." Gli avrebbe fatto eco più tardi il presidente del Congresso, Nino Collavecchio, che dopo aver parlato del ruolo del NCIC sulla scena nazionale ha dissertato sull’identità favorevolmente accolta, se non da tutti, da molti dei presenti. Un messaggio da non trascurare.
Da notare anche, in chiusura di lavori, la profonda dissertazione Sull’identità da parte del prof. Pasquale Verdicchio dell’università della California. Nato a Napoli, emigrato bambino a Vancouver dove ha compiuto in parte i suoi studi, trasferitosi negli Stati Uniti per seguire la carriera accademica, pendolare per lavoro tra San Diego, Vancouver e l’Italia, filosofo, poeta e scrittore, ha offerto molti spunti di riflessione svolgendo il tema assegnatogli, che era "Image, Word & Responsability: the Role of Individuals in Building the Future Community". Il tutto è stato opportunamente concluso dalla sintesi enunciata dal promotore dell’evento, prof. Nicola Ciavarella, presidente della sezione britishcolumbiana del Congresso: "L’identità è una costruzione della memoria, cioè la relazione che la memoria instaura tra il presente e il passato. Avendo una solida identità, potremo affrontare con fiducia il futuro". (Anna M. Zampieri Pan-Inform)