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INFORM - N. 201 - 9 ottobre 2004

Rodolfo Ricci (FIEI): "Caso Argentina: quali le priorità?"

Nell’ultimo incontro del G-7 a Washington, l’FMI ha redarguito fortemente l’Argentina per il temporeggiamento sul pagamento dei debiti contratti con i creditori esteri (si tratta essenzialmente dei buoni pubblici argentini emessi con il favoloso interesse annuo del 15%) all’epoca del "grande boom" gestito da Menem e dall’"italico-piemontese" Ministro dell’economia Cavallo.

L’Italia, con i suoi rappresentanti ci è andata giù ancor più dura, sostenendo che è irricevibile la proposta di Kirchner di rimborsare al massimo il 20% del debito contratto con le banche estere (tra le quali numerose banche italiane che hanno continuato a vendere titoli di stato a ridosso del default ad oltre 400.000 risparmiatori italiani che, probabilmente, all’atto della sottoscrizione, pensavano all’Argentina come l’avevano immaginata i loro nonni o bisnonni al momento dell’imbarco). Il nuovo superministro italiano dell’economia, il piemontese Siniscalco, ha chiesto con durezza all’Argentina maggior impegno nell’attuazione delle politiche economiche richieste dal Fondo Monetario Internazionale e Kirchner ha risposto che "con le ricette del Fondo vedremo crescere solo la quantità di poveri" che già oggi, assommano ad oltre il 55% della popolazione, e che quindi, in sintesi, o si consente al paese di sostenere un processo di sviluppo socialmente compatibile, recuperando quindi un potere di orientamento forte dello Stato, oppure si rischia di allontanare ulteriormente la possibilità dei creditori di recuperare anche solo una parte delle somme investite.

Il nostro Ambasciatore a Buenos Aires, Nigido, è arrivato con due ore di ritardo all’apertura della Continentale latino-americana del CGIE. Era impegnato in colloqui con gli argentini proprio su questa complessa questione, che, immaginiamo, occupi molto del suo tempo in questo periodo.

Domanda: rappresentava gli interessi degli italiani in Italia o quelli degli italo-argentini ?

L’Italia di Berlusconi, che si è adoperata verbalmente a sostenere le centinaia di migliaia di cittadini italiani residenti in quel paese coinvolti nel default, con interventi di varia natura (sostegno agli indigenti, agli anziani, ai bambini, alle PMI, ecc.), stanziando centinaia di miliardi di cui in pochi conoscono l’esito o l’approdo, dà così il peggior esempio di solidarietà possibile, mentre nessun intervento è stato posto in essere per verificare le inadempienze o peggio le frodi perpetrate dal sistema bancario contro i risparmiatori ignari del trend argentino quando era a tutti chiaro che all’inizio del 2001, come sostiene la banca d’affari Morgan, l’Argentina era il secondo paese al mondo a più alto rischio di investimento.

E’ quindi bene che il milione o giù di lì di italo-argentini e i 15 milioni di oriundi siano edotti di questo atteggiamento della patria lontana, in modo da ricordare alle innumerevoli missioni politico-istituzionali che li frequentano quali siano le priorità. (Rodolfo Ricci, Segretario nazionale della FIEI, Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione/Inform)


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