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INFORM - N. 201 - 9 ottobre 2004

Gli italiani espulsi potranno rivedere la Libia: la svolta dopo l’incontro Berlusconi-Gheddafi

Giovanna Ortu (Airl). "Moderatamente ottimista…ma non si risolvono certo tutti i nostri problemi"

ROMA - Ventimila gli italiani che dovettero lasciare la Libia nel 1970. Gheddafi, preso il potere il 1 settembre 1969 non perse tempo e confiscò tutti i loro beni. Poi la jalaa ( la cacciata) e il veto del ritorno in una terra nella quale si erano stabiliti dal 1938. Molti sono nati lì. Giovanna Ortu, è una dei connazionali rimpatriati nel 1970. Presidente dell’Airl (l’associazione che raggruppa gli italiani rimpatriati dalla Libia) si batte da sempre per i diritti di quegli italiani che oggi sono rimasti qualche migliaia.

"Sono nata nel 1939 e non c’entro nulla con la guerra e con il colonialismo. E come me tante altre persone dell’associazione che semplicemente desiderano essere italiani come tutti gli altri" spiega Giovanna Ortu al Corriere della Sera.

La visita di Berlusconi in Libia, i toni distesi dei colloqui con il colonnello libico, le parole di amicizia di Gheddafi…gli italiani espulsi potranno tornare a rivedere le terre nelle quali sono vissuti,il 7 ottobre non più giornata "della vendetta" bensì "dell’amicizia" verso l’Italia…

"Beh, questa volta l’ho sentito dire in diretta proprio da loro, da Berlusconi e da Gheddafi e, dunque, sono moderatamente ottimista" dice Ortu. Anche se, dopo tante illusioni – e delusioni - tante battaglie, tante lettere a metà tra la protesta e l’appello inviate negli anni alle autorità italiane, è chiaro che la prudenza non è mai troppa. "Prima di gioire completamente aspetto di vedere i visti sui passaporti di tutti i miei iscritti perché già nel viaggio che il nostro premier fece due anni fa sembrava tutto fatto" . Giovanna Ortu fa riferimento alla visita di Berlusconi a Tripoli del 26 ottobre 2002. "Al suo ritorno – spiega al Corriere della Sera - ricevetti una telefonata dalla Farnesina. Dal funzionario che aveva accompagnato il premier Berlusconi in quel viaggio: ‘Tutto a posto’, mi fece sapere. Ed invece.."

Solo lei, insieme alla figlia riuscì a rivedere Tripoli, grazie all’invito dell’ambasciatore libico: "Difficile raccontare l’emozione che ho provato a tornare in quel paese da dove ero stata cacciata senza alcun motivo degno. A ritornare dentro la mia casa che non era più mia, ma che era identica a come l’avevo lasciata trentadue anni prima".

Ma gli altri italiani dell’Airl non furono altrettanto ‘fortunati’ e non riuscirono ad ottenere il permesso per entrare in Libia. E allora Ortu giurò a se stessa che non sarebbe più tornata in Libia "fino a quando tutti, ma dico tutti loro riusciranno a tornare. Era stata troppo forte l’emozione, era giusto, indispensabile poterla condividere" racconta.

Ora sembra che si sia voltata pagina. Anche se la presidente dell’Airl osserva che "non si risolvono certo tutti i nostri problemi". Il contenzioso non è certo finito. Anzi. "Ci confiscarono case e beni, oltre l’orgoglio, con quella cacciata dal nostro paese natio. Una cifra che nel 1970 venne quantificata in 400 miliardi di lire, ma noi ci accontentiamo anche di meno. Stiamo sperando di vedere qualche soldo nella prossima Finanziaria".(Inform)


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