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INFORM - N. 200 - 8 ottobre 2004

Da "Realtà nuova", Newletter dei Ds in Svizzera, un commento ai recenti referendum sulle naturalizzazioni

Non siamo tornati alle baracche, non ci sarà un secondo Schwarzenbach

ZURIGO - Non siamo tornati alle baracche, allo statuto medievale dello stagionale, ai bambini nascosti e alle mogli clandestine. Il no della maggioranza della popolazione svizzera alle naturalizzazioni agevolate per i giovani stranieri di seconda e terza generazione non significa che la Svizzera è di nuovo percorsa da sentimenti di ostilità e di xenofobia nei confronti degli stranieri.

Non ci sarà un secondo Schwarzenbach, né subirà un'inversione di rotta la politica dell'integrazione portata avanti da alcun anni dal Consiglio federale. Il doppio "no" del 26 settembre, dettato da considerazioni emotive, da paure ingiustificate e, certo, anche da calcoli egoistici, impone, soprattutto ai partiti locali della sinistra e alle organizzazioni degli emigrati, un'attenta riflessione sull'esigenza di adeguare i loro strumenti di comunicazione alla mutata e complessa realtà della civiltà multimediale.

Quanti elettori contrari ai due progetti sulla cittadinanza ne conoscevano esattamente i contenuti? Quanti di essi si sono lasciati abbindolare dalla propaganda falsa, mistificatoria, razzista dell'UDC? Grande e meritoria è stata l'azione del Forum per l'Integrazione dei Migranti (FIMM), dei DS, delle Colonie Libere Italiane e di tanti altri organismi che con l'entusiasmo e la determinazione di centinaia di militanti e attivisti hanno cercato di persuadere, sensibilizzare, informare l'opinione pubblica svizzera sulla bontà e validità delle proposte messe in votazione. A questi compagni va un grazie sentito e incondizionato. Ma da subito dobbiamo individuare mezzi e modalità espressive più incisive, penetranti, convincenti. Il voto del 26 settembre non è la fine del mondo. Certo, una straordinaria occasione storica è venuta meno. "Lavorare stanca" diceva Cesare Pavese.

Lavorare per l'integrazione, per i diritti di cittadinanza, ancora di più. Ma noi non demordiamo.

Siamo ostinati, tenaci. Abbiamo, dalla nostra, l'illuminismo della ragione, la visione, non utopica, di una Polis governata dai codici della democrazia, della libertà, de confronto multietnico, plurilinguistico, interculturale. (Paolo Tebaldi-Realtà Nuova/Inform)


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