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INFORM - N. 199 - 7 ottobre 2004

Il Presidente Ciampi ad Arezzo

Riforme: "Praticare, in ogni momento, un vero dialogo, fra le forze politiche come fra le istituzioni". Economia: "Occorre nuovo dinamismo di azione e di sviluppo"

AREZZO - "Non penso affatto che il confronto politico, in sede locale come sui grandi temi della vita nazionale, sulle grandi scelte della nazione, debba scomparire, annegato in un mare di reciproci complimenti. Nulla del genere. La democrazia si nutre dell’aperto, anche aspro confronto delle opinioni. La mia insistenza per praticare, in ogni momento, un vero dialogo, fra le forze politiche come fra le istituzioni, tanto più quando si tratta del quadro costituzionale e delle istituzioni portanti della nostra democrazia, non vuol essere una predica inutile, da ascoltare benevolmente per poi metterla nel cassetto; è un consiglio di buongoverno". E’ tornato sul tema delle riforme lanciando un nuovo appello al dialogo, il Presidente della Repubblica Ciampi, in visita alla città di Arezzo, prima tappa del viaggio in Toscana. E, in occasione dell’incontro istituzionale con le autorità locali, ha sollecitato ancora una volta il mondo politico ad un confronto vero.

Un esempio di "vero dialogo" tra forze politiche e istituzioni, è la vicenda del sequestro, conclusosi positivamente, delle due giovani volontarie Simona Pari e Simona Torretta. "Da parte di tutti è stato detto e riconosciuto, ed è vero, che la straordinaria prova di solidarietà nazionale che ha dato la nostra gente, e anche la nostra classe politica, ha molto contribuito al buon esito dell’operazione complessa, necessaria per liberare le due giovani" ha detto Ciampi. "Penso che la vicenda che abbiamo vissuto con tanta intensa partecipazione confermi una verità che a me pare evidente, e che vado ripetendo da tanto tempo" ha aggiunto sottolineando che dalla vicenda "se ne può trarre una lezione generale".

Uno ‘stile’ che il Presidente vorrebbe vedere allargato anche ad altri ambiti. "Si tratta di un atteggiamento mentale che può manifestarsi concretamente in forme diverse, di fronte a problemi diversi in momenti diversi. Per esempio: sappiamo tutti che la concorrenza è l’anima del progresso economico. Ma è anche evidente che quando si è necessariamente piccoli, per la natura stessa del proprio lavoro, e si affronta una sfida grande come il mondo, bisogna saper mettersi insieme per fare, insieme, quello che da soli non si potrà mai fare".

Bisogna evitare, insomma, "la nostra risorsa diventi il nostro limite". "Penso alla ricerca e all’innovazione, che richiedono di allargare la collaborazione in questi campi tra gli imprenditori, come tra le imprese e i centri di studio, le università, le scuole professionali che preparano i tecnici e gli artigiani". "Non possiamo affidarci – ha avvertito Ciampi - per superare la sfida di nuovi concorrenti, che spesso hanno, almeno per ora, il vantaggio di una manodopera a basso costo, soltanto al genio italico, alla ricchezza delle nostre tradizioni, al ricchissimo patrimonio di civiltà che ci ispira. Dobbiamo anche innovare, senza posa, nel prodotto e nei metodi della produzione, e per questo bisogna raggiungere le dimensioni giuste, o saper lavorare insieme".

Per le industrie italiane, talvolta, "può essere utile delocalizzare" una parte delle produzioni all’estero, "creare oltre confine le condizioni per una crescita economica più rapida di aree poco sviluppate, crescita che alla fine giova anche a noi, creando nuovi mercati di consumo", ma "non bisogna guardare soltanto lontano", bisogna cioè "guardare anche al Sud, dove abbonda una mano d’opera di grande qualità, e dove non manca una capacità organizzativa’’.

Come "bisogna anche saper collaborare, superando antiche rivalità, anche nell’affrontare l’ingresso in mercati vasti e lontani che si vanno aprendo, e che non ci propongono soltanto dei nuovi concorrenti, ma anche moltitudini crescenti di nuovi clienti". "L’attitudine innata del nostro avventuroso piccolo imprenditore, che mette la sua merce in valigia e va alla scoperta del mondo, è ancora una risorsa importante: ma non basta più" ha sottolineato Ciampi. "Ci vuole coordinamento delle iniziative, pubbliche e private; ci vuole, nel proporsi di entrare in mercati nuovi, immensi e lontani, quella che è stata chiamata recentemente ‘una regia comune’. Bisogna che il singolo imprenditore si senta sostenuto da quello che oggi si usa definire il ‘sistema Paese’". E questa "la grande prova" che debbono affrontare le organizzazioni di categoria, insieme con le istituzioni pubbliche. Perché una "economia per alcuni aspetti atipica, come è quella italiana, deve saper inventare e seguire percorsi un po’ speciali, per tenere alto nel mondo il ‘made in Italy’. La nostra splendida unicità deve ispirare un nuovo dinamismo di azione e di sviluppo". (S.P.-Inform)


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