* INFORM *

INFORM - N. 198 - 6 ottobre 2004

Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero

Le Acli-Germania si rinnovano. Nuove strade d’intervento sociale e culturale

Entusiasmo come volàno. Valori sociali e morali come spinta all’incontro e all’aggregazione. Le Acli e non solo, stanno superando la prima crisi del terzo millennio

Le ACLI videro la luce a Roma nell’estate del 1944 e si affermarono immediatamente. Una fitta rete di associazioni nate per promuovere attività d’animazione sociale e religiosa. Attente ai lavoratori della terra, all’istruzione professionale, alla gestione del tempo libero e dello sport, senza trascurare interventi nell’ambito cooperativistico e curando un patronato molto attivo. Un movimento, come confermano gli storici, che «più di qualsiasi altra associazione cattolica riesce a leggere e ad interpretare i radicali e persuasivi mutamenti sociali, politici, culturali e religiosi della grande trasformazione dell’Italia repubblicana». Le ACLI, in Italia e attorno al 1970, hanno una struttura di quasi 6 mila circoli e 500 mila soci, dai metalmeccanici, ai braccianti, ai coltivatori diretti. All’estero dimostra una forte presenza in Belgio, Svizzera, Francia e Germania. Oggi sono attive anche in Canada, Stati Uniti, Argentina, Venezuela, Brasile, Cile. Teresa Baronchelli, presidente delle ACLI-Germania, sottolinea la presenza storica del movimento in quest’area: «A Stoccarda l’attività iniziò nel 1956. A Colonia, con il patronato, nel 1959. Nel 1964 con l’Enaip. Un’attivazione quasi contemporanea all’accordo bilaterale italo-tedesco del 1955, a seguire i bisogni degli emigranti italiani nei grandi centri produttivi tedeschi». Per completare gli accenni storici, aggiunge: «Nel 1961 sono nati i primi circoli ACLI, estesi immediatamente su tutto il territorio della Repubblica Federale Tedesca. Essi avviarono attività culturali, di formazione, iniziative legate al tempo libero e di partecipazione sociale».

Molti operatori ACLI, in emigrazione, sono veri e propri archivi viventi della storia della presenza italiana d’oltralpe. Franco Berretta è uno di questi. Tanta passione per l’attività svolta negli ultimi quattro decenni. Nel suo ufficio di Bochum mi racconta il suo percorso aclista. Ora è in pensione e la sua attività, mattutina e pomeridiana, è prettamente volontaria. «Altrimenti, dove andrebbero gli italiani della zona che hanno bisogno d’aiuto?» chiede mentre tranquillizza un connazionale agitato dal complicato formulario Hartz. «Fu il sindacato dei metalmeccanici (IG Metall) a farmi incontrare le ACLI nel 1962, a Sindelfingen. Allora lavoravo presso la Daimler Benz, uno tra 1400 altri italiani». Berretta riferisce di essere arrivato a Bochum quand’era punteggiata da decine di torri minerarie e sommersa dai fumi delle ciminiere, mentre i cantieri edili sottolineavano una rinascita civile ed economica. L’ACLI era arrivata quassù due anni prima. Franco Berretta ricuce i rapporti con il KAB locale e organizza le attività della sezione. Qui ci vivevano, allora, circa 5 mila italiani. «Le ACLI, in Germania, sono affiliate al KAB (Movimento cattolico dei lavoratori tedeschi). Numerose sono le battaglie che hanno visto gli aclisti tedeschi, assieme ad altre forze sociali, intervenire nelle lotte per il ricongiungimento delle famiglie, gli assegni familiari, il voto comunale, il diritto d’asilo», mi dice. «Allora c’erano 230 iscritti: la maggiore sezione della Germania . continua -. Dal 1965 sono in questo ufficio. Negli anni Sessanta c’era un circolo molto attivo. Nacque una squadra di calcio che, ancora oggi, scende in campo ogni domenica con i suoi giocatori di nazionalità diverse. Le ACLI a Bochum hanno portato cultura e momenti d’aggregazione. Corsi di lingua tedesca e corsi professionali serali. Anche grazie all’ENAIP, ente del quale ero presidente per la Germania». Poi riprende a narrare l’impegno civile e morale delle ACLI di Bochum, simile nelle sue linee a ciò che avveniva a Norimberga, Colonia e Amburgo. «L’avventura delle ACLI di Bochum vede, nel 1967-1968, un confronto diretto con alcune ditte locali e con l’amministrazione comunale. Denuncia disastrose e indegne situazioni igieniche e d’accoglienza. Dai topi alle baracche occupate già dai lavoratori coatti e internati militari. Vengono coinvolti il secondo programma televisivo e la stampa. Ci sono scontri con l’ufficio stranieri. Non solo a Bochum, ma anche a Francoforte. Fu una fase in cui le ACLI-Germania mostrarono la propria natura e combattività cercando il confronto e il dialogo». Teresa Baronchelli, da Friburgo i.B., sottolinea che «l’attuale crisi dei partiti, dei sindacati, della scuola e della famiglia ha investito anche le ACLI. L’individuo è alla ricerca di progetti. Di un’offerta. Di ritrovare entusiasmo nell’aggregazione e nel dibattito».

Franco Berretta, dopo una lunga riflessione, confessa che «La crisi attuale delle ACLI - Germania, come quella di tutto l’associazionismo italiano in quest’area, è molto diversa da quella del 1967-1968, quando chiusero le prime miniere. Diversa anche da quella del 1978, avviata dalla crisi edilizia. Diversa da quella del 1990, con decine di rientri e contemporanea al crollo del muro di Berlino». Nel frattempo, Franco Berretta risponde a due telefonate. Dall’altra parte del filo due italiani. Vista l’urgenza dei casi, viene fissato un appuntamento per il primo pomeriggio. Toccando la realtà odierna, Franco Berretta esclama: «L’attuale crisi era prevedibile. Mancano le nuove leve. E l’esperienza degli operatori, quasi tutti in età da pensione. Le ACLI-Germania non si sono rinnovate. Ho 100 domande di pensione in corso. Ricevo visite tutti i giorni. Eppure la sede ACLI di Bochum è ufficialmente chiusa. Come Dortmund. Per alcune ore al giorno, svolgo il mio lavoro. Volontariato, come si dice. L’affitto e il telefono sono a mio carico».

Teresa Baronchelli ammette l’attuale critica realtà. «Occorre trovare entusiasmo nel dibattito sociale e culturale attuale. I temi della cittadinanza europea, della partecipazione a una storia comune, l’impegno per la formazione e l’informazione possono allontanare la rassegnazione che oggi sembra impregnare i diversi strati sociali». Giuseppe Tabbì, segretario delle ACLI a Stoccarda, sottolinea che l’associazionismo classico, quello dei formulari, è senz’altro in crisi. «In passato c’era l’offerta di servizi sociali che non esistevano. Oggi gli italiani si rifugiano nel privato, illudendosi di gustare un sudato benessere. Non è più l’epoca dell’organizzazione del tempo libero; del circolo e dell’incontro dopolavoristico». Pur mantenendo la caratteristica del difensore civico , a tutela dei diritti degli italiani presenti in Germania e attente all’evoluzione legislativa, le ACLI-Germania scoprono i nuovi bisogni sociali. Giuseppe Tabbì ci informa che si stanno cercando altre strade: «La collaborazione con le Missioni, per esempio. O l’organizzazione di incontri formativi e informativi per i giovani e i genitori. Si assistono gli anziani, ci si attiva nelle carceri. Si cerca di rispondere alle nuove esigenze della società e di riconoscere certi valori come il volontariato. A Stoccarda esso viene incanalato nel Progetto Speranza rivolto ai tossicodipendenti». La partecipazione a iniziative come la Marcia della Pace di Assisi e il Kirchentag di Berlino, hanno portato entusiasmo tra i giovani italiani. Così gli incontri con i carcerati e gli anziani. Anche l’universo femminile trova, nelle iniziative delle ACLI, maggiori occasioni per collegarsi con la realtà tedesca. Diversi esempi sottolineano l’impegno femminile in politica, nel mondo scolastico e nella vita di parrocchia. Senza disdegnare attività del tempo libero come un tuffo in piscina e i cori. (Luigi Rossi-Messaggero Sant’Antonio/Inform)


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