Michele Schiavone (CGIE): "Regali, tagli, miracoli e giochi di prestigio del ministro"
ZURIGO - Di fronte ai continui proclami di questo governo c‘è davvero da inorridire, e quanto sbandierato ai quattro venti attraverso le agenzie di stampa dal ministro Tremaglia in merito alla delibera dei finanziamenti sbloccati in consiglio dei ministri per la finanziaria 2005 sembra essere pura e semplice demagogia. Non smettiamo di stupirci di fronte alle evocazioni di un‘Italia rispettata all‘estero, che ha nei suoi cittadini oltre confine gli alfieri di un sistema, allorché i fatti dimostrano che questo governo „ fa parti uguali tra disuguali", ovvero distribuisce a pioggia risorse ingenti, invece di concentrarle a favore di quanti sono più lontani dallo status di „cittadini liberi ed uguali".
Trovare le risorse per ripristinare i contrattisti nei loro incarichi, permettere ai patronati di svolgere il proprio lavoro ed agli stessi Comites, di incominciare a muoversi per espletare le funzioni riconosciute loro da una legge dello stato e che - a loro volta- erano stati esclusi dai finanziamenti del provvedimento tagliaspese, é un atto dovuto all‘azione di governo e non una regalia.
Uno regala qualcosa di suo e non qualcosa che amministra per terzi. Ricercare le soluzioni ai gravami che incombono sui cittadini italiani residenti all‘estero, più che impegno morale é indice di sensibilità politica nonché un dovere dell‘esecutivo del nostro paese. A maggior ragione in una fase delicatissima come quella che stiamo vivendo, in cui tra le tante difficoltà le nostre comunità all‘estero continuano a recitare un ruolo decisivo per lo sviluppo del nostro paese e si stanno prodigando per concorrere alla definizione delle regole preparatorie alle prime elezioni legislative nella circoscrizione estera, si sente la necessità di una politica per gli italiani all‘estero più efficace.
Allora, una nuova politica per quei milioni di cittadini all‘estero non può essere intesa come un optional, tanto meno essere infarcita di formule aleatorie, ma ci farebbe piacere pensare che é il risultato e l‘effetto dell‘abilità lungimirante e delle intuizioni del Ministero istituito espressamente a tale scopo. Le attese delle nostre comunità sono oramai annose: i diritti di cittadinanza, al lavoro, alla formazione, alla scuola, agli aiuti sanitari e sociali ogni anno vengono erosi. Aspettiamo di capire se almeno ad un anno e mezzo di distanza si potrà davvero votare all‘estero e con quale normativa. Nelle declamazioni di questi giorni, comunque, si intuisce che l‘entità dei tagli ai capitoli degli italiani all‘estero enunciati nella finanziaria era insostenibile, l‘ampiezza di tale somme avrebbe paralizzato le nostre comunità, e a detta di alcuni il tutto fa pensare ad una messa in scena orchestrata ad hoc dal governo per rimettere in discussione tutto il sistema: contrattisti, patronati, Comites, scuole, sedi diplomatiche e quant‘altro; la manovra era funzionale alla mirabolante soluzione del ministro, che ancora una volta sarebbe riuscito nell‘intento di far uscire la prestigiosa soluzione dal suo cilindro magico e ad erigersi a salvatore della patria. Stumentalizzare le tensioni e accrescere le ansie dei contrattisti in scadenza di rapporto di lavoro ha segnato molte coscienze ed ha messo in cattiva luce la credibilità delle nostre istituzioni all‘estero. Negando ai contrattisti il diritto al lavoro si sarebbe leso il primo degli articoli fondanti della nostra Costituzione. Misconoscendo i finanziamenti ai Comites per mancanza di risorse economiche avremmo dato un‘immagine di bancarotta o di Repubblica delle banane. Mettendo in discussione il ruolo sociale dei patronati all‘estero rischiavamo l‘insurrezione di piazza. Le gravose politiche di contenimento della spesa degli ultimi anni hanno portato all‘implosione dell‘intero sistema intaccando anche numerosi ambiti all‘estero, che ci spingono ad evocare gravi disagi. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno per la politica verso gli italiani all‘estero: tra regali, tagli, miracoli e giochi di prestigio sarebbe più opportuno scegliere la via della concretezza. Non c‘è più manovra che tenga: oltre i limiti attuali non si può andare e la cinghia é tirata al massimo. Mantenere uno standard minimo dal quale ripartire é chiedere troppo?
La nostra comunità non vuole dilettarsi a sparare a zero sul pianista del ministero, distratto a distribuire regalie e benemerenze, perché continuando a suonare fuori dal pentagramma rischia di produrre suoni cacofonici che stridono con l‘udito e irritano l‘anima. (Michele Schiavone, CGIE Svizzera)
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