* INFORM *

INFORM - N. 194 -1 ottobre 2004

Da "L’Eco d’Italia", Buenos Aires

A battesimo la riunione della Commissione continentale del CGIE

Stessi temi e gravi dimenticanze all’ordine del giorno

BUENOS AIRES - Dal 4 al 6 ottobre si svolgerà a Buenos Aires la prima riunione continentale del nuovo CGIE. Dall’Italia e dai Paesi dell’America Latina sono arrivati membri di questo organismo ed esperti come relatori speciali. Tra i primi il segretario generale Franco Narducci. A tutti il benvenuto più caloroso da parte del nostro giornale unito all’augurio di un proficuo lavoro.

Purtroppo, dobbiamo manifestare il nostro più vivo rammarico e disappunto per l’assoluta mancanza di informazioni da destinare agli organi stampa, da parte degli organizzatori dell’incontro, considerando l’importanza della riunione. Al momento di redigere questo articolo, il 30 settembre e, cioè a meno di tre giorni dall’inaugurazione, alla nostra redazione non è arrivato comunicato alcuno.

Abbiamo ottenuto, ma per grazia ricevuta da terzi, solo una sintesi del programma dalla quale apprendiamo che lunedì, 4 ottobre, dopo l’inaugurazione, verranno trattati i temi della "Sicurezza Sociale", delle "Pari Opportunità" e dell’Anagrafe"; martedì 5, quelli della "Rete consolare", delle "Nuove generazioni" e della "Cittadinanza" mentre nella giornata di chiusura, mercoledì 6 ottobre, quelli della "Formazione", dei "Rapporti economici" e "Dibattiti Vari".

Da quanto sopra, si evince che le questioni poste all’ordine del giorno sono, esasperatamente, sempre le stesse, già esaminate, già analizzate, già sviscerate da quando è stato istituito il CGIE dal 1991. Niente di nuovo, con la particolarità di qualche grave dimenticanza, come il tema dell’informazione e della stampa italiana all’estero, come se tutto andasse a gonfie vele in questo settore "cenerentola". Non sono stati posti sul tappeto della discussione, per esempio, il problema della riforma del Senato che andrà a comportare l’eliminazione dei senatori già assegnati alla Circoscrizione Estero, la nuova legge del CGIE, né si menzionano i tagli dei contributi per la comunità all’estero, né quelli ai Patronati, che figureranno nella prossima Finanziaria. Neppure si accenna, nel programma, ad uno dei più grossi problemi che dovrebbero affrontare tutte le associazioni che operano nell’America Latina: quello della conservazione del patrimonio immobiliare delle nostre Società e Circoli che corre pericolo di essere alienato con la scomparsa degli immigrati arrivati su queste sponde dopo l’ultimo conflitto mondiale. Un emblematico caso è proprio qui a Buenos Aires, infatti, corriamo il rischio di perdere quel monumento all’emigrazione italiana che è l’Unione e Benevolenza che, a causa del peso di un rilevante debito, potrebbe essere messa all’asta. Ma evidentemente questo argomento della conservazione o del recupero esce dal circuito degli interessi della "globalizzazione" e si inserisce solo in quello più perverso, ma allettante della speculazione edilizia.

Moltissimi emigrati si stanno chiedendo: riusciranno i nostri "eroi" a farci risalire dagli inferi, se Caronte non ha neanche una zattera ‘Made in Italy’ per traghettarci a ritroso almeno nel purgatorio della speranza di risolvere i nostri annosi problemi. Sarà una questione di numeri di alta finanza o di commerci, ecco perché alla resa dei conti il calcolo dei dadi più non torna, come ebbe a dire un poeta.

Mania e smania di grandezza

Abbiamo appreso, con certo stupore, che la riunione continentale del CGIE si svolgerà nel "Palacio San Miguel" nel centro di Buenos Aires. Diciamo con stupore perché il vicesegretario per l’America Latina del CGIE, Luigi Pallaro, che è il massimo rappresentante dell’associazionismo, ricoprendo la carica di presidente della Federazione delle Federazioni Italiane in Argentina, dovrebbe sentire il dovere morale di promuovere le società italiane facendole conoscere a tutti coloro che vengono a visitarci in Argentina. E quale migliore occasione che una riunione continentale del CGIE? Perché non realizzala proprio in una delle sedi della decina di nostre gloriose associazioni? Perché farlo in un palazzo che storicamente nulla a che a vedere con la nostra collettività? Probabilmente solo perché dispone di una maggiore capienza e, in conseguenza, può accogliere un pubblico di invitati più numeroso, con l’insinuazione di dimostrare che il "padre padrone" della collettività italiana in Argentina può contare con un grosso seguito. Il problema è che questa mania di grandezza, che ha già le sembianze di una smania esasperante al limite del patologico, la paga il contribuente italiano perché, in definitiva l’affitto del palazzo San Michele sarà certamente molto più alto di quello di qualsiasi società italiana, forse perché godrebbe dell’appoggio dei ‘santissimi’ colleghi paradisiaci. E intanto... le ‘stelle stanno a guardare’.

"Esperienza" sprecata

Alle riunioni continentali del CGIE vengono sempre invitati degli esperti nelle varie problematiche che, abitualmente, vengono trattate da questo organismo di rappresentanza della collettività italiana residente all’estero, la cui componente prioritaria, è bene ricordarlo e mai dimenticarlo, é pur sempre l’emigrante. Secondo il programma che - come abbiamo già citato - abbiamo ricevuto solo da terzi e non direttamente dagli organizzatori, per la nostra collettività verrà ascoltata solo un’esperta - che, poi, è membro dello stesso CGIE - che disserterà sul tema delle "Pari Opportunità" che, in verità, qui in Argentina non sono proprio una scottante necessità, né argomento urgente e pressante in quanto uomini e donne, da noi, hanno tutte le porte aperte in qualsiasi professione e con opportunità alla pari senza discriminazione alcuna. In verità la pariteticità, non soltanto non ha sesso, ma se viene presentata come un "affare donna" rischia di colorarsi di un femminismo anacronistico.

Se di "Pari opportunità" si vuole parlare, bisognerebbe far notare alle nuove leve generazionali che oggi sono membri del CGIE e che appartengono alla nostra collettività, che di opportunità alla pari sono proprio gli emigranti a non averne o goderne, se pensiamo alla mancanza del diritto di partecipazione politica in questo paese di accoglienza. Se loro si impegnassero a lottare affinché lo Stato argentino riconosca il diritto di voto agli stranieri immigrati o lottassero per l’aumento delle miserabili pensioni argentine che opprimono i nostri anziani in una indegna precarietà, potrebbero rendere un servizio di pariteticità reale, sia socialmente che costituzionalmente parlando. Basterebbe che qualche figlio, nipote o pronipote di emigrante italiano, si ricordasse che al loro ‘jus sanguinis’ di cui si sono potuti privilegiare non corrisponde un paritetico ‘jus soli’ esteso al diritto d’integrazione che gli immigrati stanno ancora perseguendo in terra argentina, senza mai riuscirci. Non basta "El dìa del Inmigrante Italiano", come contentino celebrativo per un emigrante, devono cambiare le norme costituzionali di questo Paese se si ha veramente intenzione di parlare di pariteticità.

Gli argentini, discendenti degli emigranti italiani, oggi possono votare per i Comites, lo faranno per il voto politico del 2006, mentre coloro che hanno dato loro quest’opportunità, sono in "dispari" con i conti del diritto. Non sarebbe male che si riflettessero su questo tema. Non ci aspettiamo che arrossiscano di ‘vergogna civica’ ma, almeno, che si rimboccassero le maniche per stimolare qualche legislatore argentino di cognome italiano che si occupasse del caso, a beneficio di tutti gli immigrati, non soltanto degli "italioti". (Gaetano Cario-L’Eco d’Italia/Inform)


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