Pensioni all’estero
Basti (Tribuna Italiana): "Assegno sociale, prima richiesta che il Cgie deve fare alle istituzioni"
E la ridefinizione dei requisiti per l’incremento della maggiorazione sociale? Lettera di un connazionale in Argentina
ROMA - "Gli anziani e le promesse e le leggi dimenticate". E’ apparsa sotto questo titolo su Tribuna Italiana del 29 settembre la "lettera al direttore" di un connazionale in Argentina. Al signor Giorgio Balestra sta a cuore la questione della maggiorazione sociale per i titolari di pensione (ovvero la corresponsione di un aumento fino a garantire un reddito mensile pari a 516,46 euro). E più precisamente la ridefinizione dei requisiti di accesso al beneficio. Denunciando che agli italiani bisognosi residenti all’estero non è concessa nemmeno "l’osservanza delle leggi in vigore". "Troppe leggi e troppi decreti, con il passare del tempo restano lettera morta" osserva l’autore della lettera, chiedendo polemicamente "perché spendere tanto tempo e denaro per la loro elaborazione se poi non servono a nulla? O forse servono come fumo negli occhi?"
Il signor Balestra fa esplicito riferimento all’articolo 2 del decreto interministeriale del 1° dicembre 2003, firmato dai Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni, dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti e degli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia. Il decreto, pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 285 del 9 dicembre 2003 (e consultabile anche sul sito del Ministero per gli Italiani nel Mondo www.ministeroitalianinelmondo.it) concerne la modifica dei requisiti previsti per l’accesso al beneficio dell’incremento della maggiorazione sociale, di cui all’articolo 38, comma 9 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (è la Finanziaria 2003).
All’articolo 1 il decreto stabilisce che "a decorrere dal 1° gennaio 2003, ai cittadini italiani residenti all'estero in possesso dei requisiti di cui all'art. 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, l'incremento della maggiorazione sociale previsto dall'art. 38, comma 9, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è concesso indipendentemente dai requisiti di anzianità contributiva minima in costanza di rapporto di lavoro previsti dell'art. 8, secondo comma, della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni". All’articolo 2 - quello cui fa riferimento l’autore della lettera - si decreta che "qualora, negli anni successivi, a seguito delle periodiche verifiche reddituali, per effetto della variazione dell'importo dei redditi equivalenti o del numero dei beneficiari, l'onere complessivo per l'incremento della maggiorazione sociale di cui all'art. 1, dovesse risultare superiore a quello previsto dall'autorizzazione di spesa, con le medesime procedure previste per il presente decreto potranno essere ridefiniti i requisiti di accesso al beneficio".
Premesso questo, il signor Balestra fa osservare che "questi parametri sono rimasti pressoché invariati, salvo il numero dei beneficiari che di anno in anno viene decurtato dalla signora della falce". E ricorda che "dall’entrata in vigore di questo decreto sono passati dieci mesi e ancora non si conoscono gli elementi per ‘ridefinire’ i requisiti di accesso al beneficio del milione (di lire) al mese, tanto strombazzato durante la campagna elettorale del 2001".
Pensioni e assegni sociali sono questioni pressanti per molti italiani che in Argentina vivono in condizioni assai disagiate.
"Purtroppo si moltiplicano le telefonate di connazionali anziani che chiedono notizie sulla pensione sociale, sull’assegno di sociale o di solidarietà, o come chiamarlo si voglia", scrive Marco Basti in un editoriale dal titolo "Il grido di dolore dei nostri anziani" comparso sullo stesso numero di Tribuna Italiana. Un articolo nel quale si evidenziano in tutta la loro drammaticità i diversi problemi dei connazionali, compreso quello che li vede vittime delle violenze di delinquenti senza scrupoli.
Dopo avere puntato l’indice sulle crisi economiche attraversate dall’Argentina negli ultimi decenni che hanno finito "per ridurre a zero i risparmi dei connazionali" il direttore denuncia che ad esse "va aggiunta la beffa delle pensioni, che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno relazione con i contributi versati": Ricorda inoltre "i casi di in cui le pensioni argentine o italiane (per i fortunati che ce l’hanno) o i risparmi, devono servire per sostenere figli e nipoti, in un contesto sociale argentino in cui la disoccupazione coinvolge oltre il 20 per cento dei lavoratori". Buona parte degli anziani "vive gli ultimi anni tra le ristrettezze economiche, la decadenza, la paura di essere vittime di una delinquenza spietata". Anziani che "affidano le loro speranze ai rappresentanti dell’Italia e ai rappresentanti della comunità", chiedendo, ai primi, assistenza specialmente diretta e sanitaria. "Ma - osserva Basti - i fondi che stanzia l’Italia non sono sufficienti per colmare tante necessità e ogni anno, come ovviamente adesso, è necessario mobilitarsi, reclamare, chiedere, supplicare, perché i fondi non siano decurtati".
Una soluzione "definitiva" ci sarebbe, come "sottolineato in centinaia di documenti ed interventi dei nostri rappresentanti": l’istituzione del cosiddetto assegno sociale. Il direttore di Tribuna Italiana fa osservare che non comporterebbe una spesa tanto onerosa. "Anche perché si tratta di gente anziana che percorre la via del tramonto", motivo per il quale i fondi per le pensioni pagate dall’Inps in Argentina sono andati diminuendo man mano. Tra l’altro, lo stesso Istituto di previdenza ha confermato a suo tempo - ricorda Basti - che pagare una pensione sociale agli italiani all’estero che versano in condizioni economiche difficili è possibile senza mettere a rischio i bilanci dell’Istituto. "Ma se è così, che cosa stanno aspettando? Che si riduca ancora di più il numero di potenziali beneficiari?", chiede il direttore di Tribuna Italiana.
"Il grido di dolore dei nostri anziani ci provoca vergogna, perché finora non siamo stati capaci di difenderli" scrive Basti incitando "tutta la comunità, a cominciare dai nostri rappresentanti" ad impegnarsi, a fare propria la richiesta e ad "insistere, insistere finché concessione o diritto che sia, alla fine, o meglio al più presto l’assegno venga dato". Questo deve essere "il primo impegno", insiste Basti, dei rappresentanti della comunità. E questa, dovrà essere "la prima richiesta - conclude il direttore - che dovrà fare, con forza rinnovata, l’assemblea continentale del Cgie per l’America Latina che si riunirà la settimana prossima a Buenos Aires". (S.P.-Inform)