Cnel-Caritas: presentati il terzo Rapporto sull'integrazione territoriale degli stranieri e la nuova Banca dati sull'immigrazione
E' la Lombardia la regione italiana con il maggior grado d'inserimento sociale degli immigrati
ROMA - Sono la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, il Friuli-Venezia Giulia, l'Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche le regioni che presentano il maggiore livello d'integrazione degli stranieri. Seguono a distanza, in questa particolare classifica, Lazio, Trentino Alto Adige, Liguria, Abruzzo, Campania, Calabria e Sardegna. Questi dati emergono dal Terzo Rapporto del Cnel sull'immigrazione. Una dettagliata ricerca, elaborata dall'Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri del Cnel in collaborazione con l'équipe del Dossier statistico immigrazione della Caritas/Migrantes, che è stata presentata a Roma presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.
Per raggiungere dati attendibili sulla complessa realtà dell'integrazione i ricercatori della Caritas hanno analizzato ed incrociato i vari indici di inserimento territoriali degli immigrati presenti nel nostro Paese. Tra questi indicatori ricordiamo la polarizzazione - cioè la capacità di ogni regione di attrarre sul proprio territorio la popolazione immigrata - la diversificazione culturale e religiosa, la stabilità sociale - in pratica i tempi di permanenza sul territorio dello straniero - e l'inserimento lavorativo della manodopera immigrata. Dalla sintesi dei 20 indicatori presi in considerazione è stata poi elaborata la graduatoria finale sul livello d'integrazione che vede al primo posto, come ideale regione d'accoglienza, la Lombardia e colloca in chiusura di classifica due regioni di primo approdo e di passaggio come Puglia e la Basilicata. Altre due regioni, il Veneto e la Val d'Aosta possono vantare rispettivamente il grado di polarizzazione e il grado di stabilità sociale più alto.
Ma nel corso della conferenza stampa è stata presentata anche l'innovativa Banca dati, promossa dal Cnel e realizzata dalla Caritas, sulla presenza degli immigrati in Italia. Un vasto archivio telematico, formato da 10.000 tabelle statistiche e consultabile presso il sito dello stesso Cnel, che fornirà informazioni generiche e disaggregate sul fenomeno migratorio nel suo complesso - in questo contesto verranno approfondite le implicazioni storiche, numeriche e qualitative dell'immigrazione - e specifici dati relativi sull'inserimento lavorativo, sociale e culturale degli immigrati. Sullo "strumento di navigazione", che sarà aggiornato in tempo reale e privo di criptaggio, gli stessi stranieri potranno dunque trovare informazioni sui permessi di soggiorno, sui visti e sulle richieste di cittadinanza, ed interessanti dati sul contesto scolastico e giudiziario. Gli utenti del sito telematico potranno inoltre seguire alcuni percorsi di navigazione guidati che forniranno indicazioni utili sulle ultime quattro regolarizzazioni degli immigrati e sulla terza edizione della ricerca Cnel relativa agli indici d'inserimento in Italia.
La conferenza stampa è stata introdotta da Giorgio Alessandrini. Presidente vicario dell'Onc del Cnel. Dopo aver sottolineato la necessità di accompagnare gli accordi bilaterali fra l'Italia ed i Paesi d'emigrazione con apposite iniziative per lo sviluppo, ha auspicato il rapido ripristino, da parte del Governo italiano, di una organica politica nazionale di programmazione dei flussi migratori che tenga conto delle nostre capacità d'accoglienza sociali e lavorative. Alessandrini, che si è detto a favore della creazione di specifiche quote d'ingresso per la ricerca di lavoro, ha inoltre ricordato il mancato rinnovo, da parte del Governo, del documento di programmazione triennale delle politiche per l'immigrazione ormai scaduto da dicembre. "Per promuovere una politica dell'integrazione - ha poi sottolineato il Presidente dell'ONC ricordando l'importanza della nuova banca dati - ci vuole una cultura della conoscenza che sia supportata da un adeguato sistema di osservazione del fenomeno migratorio"
Un percorso, quello dell'integrazione, che, per Alessandrini, va gestito sia sul fronte della casa - in questo ambito sarebbero opportune specifiche facilitazioni per l'affitto e l'acquisto dell'abitazione da parte dell'immigrato - sia sul piano della formazione scolastica, dove dovrebbero essere intraprese apposite iniziative per l'aggiornamento professionale degli insegnanti, per un corretto apprendimento della nostra lingua da parte dei bambini stranieri e un rilancio della figura del mediatore culturale. Alessandrini ha infine auspicato un impegno concreto del Parlamento italiano sulla concessione del voto amministrativo agli immigrati e sulla nuova legge della cittadinanza.
Il responsabile per l'immigrazione della Caritas Italiana Giancarlo Perego ha elogiato, definendola "popolare", la nuova Banca dati sull'immigrazione. Un sito interattivo a cui potranno liberamente accedere, incentivando così la partecipazione di tutte le realtà sociali, gli operatori, i politici e gli stessi insegnanti. Dopo aver sottolineato la necessità di lavorare per la concessione del diritto di voto amministrativo agli immigrati, Don Perego ha affermato che la legge "Bossi-Fini" sembra aver dimenticato la crescente stanzialità della presenza straniera in Italia: al momento sono circa 300 mila i bambini di 186 nazionalità diverse che frequentano le nostre scuole. Il responsabile della Caritas ha infine auspicato una nuova stagione della politica che promuova l'integrazione ed eviti il ritorno ad un'interpretazione conflittuale dell'immigrazione.
Di un importante passo avanti telematico che favorirà la nascita di una nuova politica partecipata ha parlato anche il coordinatore del Dossier Statistico Franco Pittau. Sempre per quanto concerne la Banca dati ha ricordato come il Cnel, per questa iniziativa statistica, si sia avvalso in modo innovativo della collaborazione delle forze sociali. Pittau ha inoltre sottolineato come a tutt'oggi gli immigrati regolari in Italia siano più di due milioni e mezzo. Sulla stessa linea anche la riflessione del ricercatore della Caritas Antonio Ricci che ha fatto notare come la creazione della Banca dati possa dare impulso a nuove ricerche e vada a coprire uno storico vuoto d'informazione. (Goffredo Morgia-Inform)