* INFORM *

INFORM - N. 191 - 28 settembre 2004

Arte italiana nel mondo: "Veronese profano" in mostra a Parigi

PARIGI - Con Tiziano e Tintoretto, Paolo Caliari detto il Veronese è una delle tre principali figure della scuola veneziana del Cinquecento. Figlio di uno "spezapreda" (scalpellino), si formò a Verona (dove era nato nel 1528) nella bottega di Antonio Badile nella quale si formarono altri importanti artisti rinascimentali come Giambattista Zelotti.

La rapida e brillante affermazione sulla scena veneziana (dove arrivò nel 1553) fece del Veronese un protagonista della pittura del suo tempo. Veronese dipinse, tra l’altro, i teleri della sala del Consiglio dei Dieci di Palazzo Ducale. Il suo "Giove che folgora i Vizi" (conservato al Louvre ) fece grande scalpore a Venezia e divenne l'esempio più autorevole di soffitto di tipo illusionistico. Importante il ciclo di dipinti nella chiesa di San Sebastiano, sempre a Venezia. Tra le altre sue opere, ricordiamo le gigantesche "Nozze di Cana", conservate a Parigi, Museo del Louvre.

E proprio nella capitale francese ha aperto i battenti la mostra "Veronese profano". Nelle sale del Musée du Luxembourg, che hanno recentemente ospitato le mostre dedicate a Botticelli e a Raffaello, si possono ammirare - fino al 30 gennaio 2005 – trentuno dipinti del maestro veneto, nonché una scelta di dieci suoi disegni.

L’esposizione, a carattere mitologico, intende evidenziare gli elementi più spettacolari della pittura del Veronese, che incontrò il favore di grandi famiglie veneziane. In particolare, la ricerca di un colore sontuoso che esalta l’immagine con ombre colorate ed effetti tonali sovrapposti. La luminosità, il disegno e la qualità della pittura del maestro rappresentano il passaggio dalla tradizione del Rinascimento al Manierismo.

Giandomenico Romanelli, curatore della mostra assieme a Claudio Strinati e Anna Lisa Scarpan, in una intervista a "la Repubblica" spiega che, fra le novità che il Veronese apporta alla pittura di carattere profano, "forse la cosa più importante da sottolineare è il ruolo che Veronese gioca nella trasformazione del mito di Venezia in immagine. Fino ad allora Venezia era stata, soprattutto grazie a Pietro Bembo, un mito eminentemente letterario. In quel periodo l’élite della Serenissima procedette a un tentativo di rilancio ideologico della Serenissima, vista come città perfetta, esempio di equilibrio istituzionale, di fraterno soccorso di tutte le classi verso il bene comune. Le sconfitte politiche e militari di inizio secolo avevano reso impossibile un recupero reale in termini economici. Allora si preferisce giocare sul mito e Veronese fornisce l'immagine di questa condizione".

Tra le opere esposte al Musée du Luxembourg, il "Ratto d’Europa" (Palazzo Ducale, Venezia), le "Allegorie della Pace e della Speranza" (Musei Capitolini, Roma), l’"Allegoria del Vizio e della Virtù" (Prado, Madrid), l’"Allegoria delle Arti" (Musei Vaticani), "Cupido con i due cani" (Alte Pinakothek, Monaco), "Venere e Marte che presentano a Giove Eros e Anteros" (Uffizi, Firenze, donazione Contini-Bonacossi), "Lucrezia" (Kunsthistorisches Museum, Vienna), la "Morte di Procri" (Museo di Strasburgo), il Ritratto di Agostino Barbarigo (Museum of Art, Cleveland).(S.P.- Inform)


Vai a: