Convegno nazionale Migrantes
I Direttori diocesani in dialogo per una pastorale di Chiesa migrante
CHIANCIANO TERME - E’ iniziato il convegno Migrantes a Chianciano Terme. Lunedì 27 settembre, puntuali alle ore 17, la quasi totalità degli iscritti si è ritrovata nel teatro Garden della cittadina senese. 279 iscritti, provenienti da 18 regioni, una delegazione estera con 14 missionari impegnati con gli italiani residenti in Europa.
Alla presenza del cardinale Stephen Fumio Hamao presidente del Pontificio Consiglio per i migranti ed itineranti, dell’arcivescovo di Capua mons. Bruno Schettino incaricato regionale per le migrazioni della Campania e di mons. Rodolfo Cetoloni vescovo locale di Montepulciano-Chiusi-Pienza, l’assemblea dei direttori diocesani Migrantes ha ascoltato il saluto di mons. Luigi Petris Direttore generale della Fondazione Migrantes.
Mons. Petris ha rivolto un particolare saluto al gruppo dei missionari d’emigrazione per la prima volta presenti al convengo dei direttori diocesani. Provengono dalla Germania, Svizzera, Francia e Belgio e sono presenti con il desiderio di far memoria della nostra storia di italiani emigranti nel mondo, una scuola di vita per tutti gli operatori pastorali delle diocesi italiane. Anche al gruppo dei missionari stranieri che operano in Italia accanto alle loro comunità linguistiche mons. Petris ha rivolto un particolare saluto.
Il constatare che almeno la metà delle diocesi italiani ha inviato un rappresentante Migrantes al convegno, ha dato motivo al Direttore generale di ricordare il primo obiettivo del convegno: un rilancio del servizio pastorale del Direttore diocesano Migrantes. Un convegno che vuole ridare motivazione e consapevolezza all’impegno nascosto ma fedele di molti direttori che non tralasciano ogni iniziativa possibile per rendere sensibile e attenta la chiesa locale alla presenza dei migranti.
"Benedetto colui che viene in mezzo a noi" per una pastorale di Chiesa migrante: questo il tema del convegno. Sapendo che è piuttosto vero il contrario, che l’ideale è spesso proclamato ma per ben poco concretizzato in una convivenza rispettosa e accogliente dello straniero - ha detto in sostanza mons. Petris - il convegno vuole affrontare le "situazioni provocatorie" della profezia della Chiesa. Gli italiani all’estero, pur animando comunità cristiane dinamiche, sono spesso considerati di serie inferiori, senza alcun peso anche nelle decisioni che riguardano il loro futuro. Nelle nostre comunità cristiane in Italia, spesso ci sono rigurgiti di xenofobia e razzismo che niente hanno a che fare con il Vangelo. Non è certo il popolo zingaro quello che consideriamo benedetto da Dio e benedizione per noi. Lo stesso per i fieranti e circensi, "figli di nessuno", che si spostano continuamente e sono senza fissa dimore, e le migliaia di marittimi che quasi mai trovano sulla terra ferma una chiesa che sappia diventare casa per loro.
L’intervento di Mons. Petris è terminato annunciando la "Lettera alle comunità cristiane: Migrazioni e pastorale d’insieme" che il Consiglio permanente della CEI ha approvato nella sostanza e che, dopo alcuni ritocchi sarà inviata a tutti i vescovi della Chiesa italiana: un vero evento ecclesiale che incoraggia a proseguire nel difficile lavoro.
Sono stati letti i saluti pervenuti da Mons. Giuseppe Betori, segretario generale della CEI che incoraggia la Migrantes e i direttori diocesani a proseguire con coraggio il loro lavoro di sensibilizzazione al dovere dell’accoglienza, al rispetto delle leggi e di coordinazione per l’impegno, comune a molti uffici pastorali delle diocesi, di evangelizzazione.
Mons. Bruno Maggioni, docente di sacra scrittura nel seminario di Como, ha tenuto la prima relazione biblica sulla "lieta notizia" fattaci conoscere dalla Parola di Dio. Una buona notizia che parla della creazione che destina a tutti i beni della terra, che reclama il primato della nostra esistenza solo per Dio che sceglie di mettersi in relazione con ogni uomo senza fare differenze, che insegna la gratuità di un amore che sa trasformare anche i nostri rapporti più duri. Chi lavora nel contesto delle migrazioni, può regalare a tutti la preziosità di un impegno che è nascosto, poco visibile, ma vicino alle persone, gesti di speranza verso coloro che vivono con profilo basso perché stranieri e poco considerati. Direttori Migrantes per un lavoro pastorale che qualifica e traduce la dimensione originale e fondante la chiesa: quella missionaria. (D. L.-Inform)