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INFORM - N. 190 - 27 settembre 2004

Votazioni referendarie in Svizzera sulle naturalizzazioni facilitate

Michele Schiavone (CGIE): "I giovani stranieri pagano per il disimpegno dei partiti"

ZURIGO - Il popolo ed i cantoni svizzeri hanno bocciato severamente e senza appello i progetti di naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di seconda e terza generazione, hanno respinto con un lieve scarto il mantenimento dei servizi postali per tutti, ed hanno accolto la proposta del congedo maternità alle madri esteso a 14 settimane.

L‘esito negativo, inequivocabile e dirompente con il quale viene rigettata la proposta di naturalizzazione, oltre a vanificare l‘immane lavoro svolto dalle organizzazioni degli stranieri e dai sindacati, ancora una volta divide il Paese in due aree di pensiero e di pratica politica: da una parte i cantoni latini liberali e favorevoli ad una Svizzera aperta, dall‘altra quelli germanofoni conservatori e fautori dell‘Alleingang. A risultato acquisito bruciano invece gli atteggiamenti e le deplorevoli forme di lassismo con cui i partiti svizzeri e le organizzazioni nazionali della Confindustria hanno snobbato la campagna elettorale lasciandoci soli, a mani nude come ha denunciato il presidente del FIMM, Claudio Micheloni, a combattere una battaglia immane sospinta dalla sola passione e dalla forza di volontà. C‘erano le condizioni per portare a casa un risultato diverso, ritenuto acquisito fino a tre settimane fa, prima dell‘invasiva ed effimera campagna dell‘Unione di Centro (UDC). Allora sono squillati i primi campanelli d‘allarme che indicavano una tendenza a ritroso delle scelte degli elettori. La risposta, se così si può dire, é arrivata solo a pochissimi giorni dalla chiusura della campagna referendaria. Tardissimo, quando già gran parte degli elettori aveva espresso le proprie scelte per corrispondenza.

Su 23 cantoni e semicantoni 14 hanno votato no ad entrambi gli oggetti. Sul piano nazionale i no hanno raccolto il 56,8 % delle preferenze, per quanto riguarda gli stranieri di seconda generazione, mentre per quelli di terza generazione si é raggiunto il 51,6 %. E‘ la terza volta in venti anni che il popolo svizzero respinge sistematicamente iniziative mirate all‘estensione dei diritti ai giovani stranieri. Quest‘ultima volta però lo ha fatto in modo lapidario e senza mezze misure, respingendo al mittente una proposta che incontra ancora grandi sacche di pregiudizi ed é la conseguenza del cambiamento politico nazionale avvenuto un anno fa, con l‘elezione nel Consiglio federale di Christof Blocher, per giunta responsabile del ministero di giustizia e di polizia.

Il disimpegno di Blocher durante tutta la campagna elettorale, i giudizi diffamatori e sprezzanti, cinici e primitivi del suo partito, l’UDC, e la latitanza dei partiti di centro hanno contribuito a sbattere la porta in faccia ad una nuova prospettiva politica, che rimanda indietro il paese al tempo di „pane e cioccolata". Nell‘analisi del voto non si può trarre a pretesto, stendendo un velo pietoso sul silenzio del ministro di giustizia e di polizia, il semplice fatto che l’UDC avesse più mezzi economici ed abbia fatto vera e propria propaganda usando mezzi mediatici discutibilissimi che rasentano il razzismo, se anche nel nostro arcipelago progressista non si esamina fino in fondo questa sconfitta.

Al di là del Tour dei Second@s ed alcuni annunci pubblicitari, nel paese non é mai stata avviata una vera e propria campagna politica per spiegare le ragioni contenute nel messaggio referendario, come é avvenuto ad esempio per quella messa in piedi per il congedo maternità che ha ricevuto tutt‘altro esito. Sono mancati anche i famosi testimonial che avevano assicurato un apporto d‘immagine, i grandi stranieri che hanno fatto grande la Svizzera nel mondo dell‘economia, dello sport, della cultura. Così facendo si é persa una grande occasione per far discutere la gente e stimolare una nuova cultura della cittadinanza, quella prospettiva innovatrice contenuta nella pimpante specificità dei giovani di seconda e terza generazione, che loro malgrado sono stati facilmente confusi con i criminali e con i richiedenti d‘asilo. Purtroppo c‘è stata una vera latitanza da parte dei partiti di centrosinistra per smontare gli argomenti della destra , né per attutire le forme di malessere, né per dissipare le paure presenti in alcuni strati sociali nei riguardi dei cittadini dell‘ex Jugoslavia, destinatari simbolici di ingiustificati pregiudizi.

Questo risultato conferma, da una parte l‘avversità degli svizzeri ad una politica d‘integrazione meno restrittiva, perché vogliono continuare con ponderazione ad arrogarsi il diritto di decidere e scegliere direttamente sugli oggetti delle naturalizzazioni, dall‘altra fa emergere palesemente le paure verso una balcanizzazione delle città, paure artificiosamente dissimulate e che sono esplose con forte impeto dopo l‘inizio della guerra in Iraq e prese a pretesto in questa votazione. L‘emotività, quindi, ha avuto il sopravvento sulla ragione e questo è il rischio che si corre ogni qualvolta si affrontano le questioni che riguardano gli stranieri. C‘è lo ricordano i risultati negativi degli ultimi anni. Probabilmente è giunto il momento di rivedere anche le nostre scelte tattiche per non rischiare di perdere per strada qualche nostra convinzione. La nuova legge degli stranieri entrerà in vigore il 2006 e prevede un‘estensione di alcuni diritti ai cittadini dell‘Unione europea. Può rappresentare il primo banco di prova. Una politica dei piccoli passi può aiutarci a superare questo muro di gomma contro il quale urtano sistematicamente le nostre speranze ed aspirazioni. (Michele Schiavone-Inform)


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