* INFORM *

INFORM - N. 189 - 24 settembre 2004

Da "La Voce d’Italia", Venezuela

Comites, CGIE e Collettività

"Le belle parole che hanno costellato l’avvio di un Ministero tutto per noi, gli elogi che ci elargiscono con generosità politici e uomini di governo, incominciano a scontrarsi con la realtà"

CARACAS - Si respira indubbiamente aria nuova all’interno del CGIE e del Comites di Caracas. Parliamo del Comites di Caracas perché quello di Maracaibo ha funzionato bene anche in passato e il lavoro della sua presidentessa, Fedora Di Marco, è stato serio anche nel CGIE.

Guardando al futuro più che al passato è confortante l’immagine unitaria che trasmette il nuovo CGIE e lascia sperare bene l’entusiasmo con cui i tre membri, De Martino, Collevecchio e Coletta si accingono a portare avanti progetti all’interno delle nostre comunità. Per la prima volta il Venezuela ha ottenuto un posto nel Consiglio di Presidenza. Non è poco. Ugo Di Martino, scelto di comune accordo per rappresentare il nostro CGIE in questa assise, deve essere ben cosciente dell’impegno che significa. Ma anche per gli altri le responsabilità non sono poche. Devono essere all’altezza di una collettività più matura, più consapevole. I grandi problemi che sta vivendo il Venezuela hanno messo in rilievo la forte identificazione dei connazionali con il paese in cui vivono. Ma ha anche abituato tutti alla partecipazione. Ciò vale per la vita politica del Venezuela ma di riflesso anche per quella della nostra collettività. Oggi i "nostri" italiani hanno una chiara visione dei loro diritti, delle loro potenzialità. E chi ha l’onore e l’onere di rappresentarli non deve dimenticarlo mai.

Ai buoni propositi è necessario che facciano seguito azioni concrete. Molti sono i problemi sul tappeto. Il pericolo di una decurtazione dei capitoli di spesa per gli italiani all’estero, con la prossima Finanziaria, è gravissimo. Le strutture che già lavorano con difficoltà si impantanerebbero in crisi pressochè irrisolvibili. Si parla addirittura di un taglio ai finanziamenti diretti ai nostri Patronati lasciando sguarnito uno dei settori più importanti per le nostre comunità. Il danno che ne deriverebbe sarebbe gravissimo.

Le carenze dei Consolati rischiano di aggravarsi. Invece di pensare ad un rafforzamento dell’organico potrebbero essere mandati a casa i contrattisti che fino ad oggi sono stati una spalla importante per tappare i tanti buchi del lavoro consolare. Senza parlare dell’aggiornamento dell’anagrafe che rischia di diventare una chimera. E, come se ciò non bastasse, torna pericolosamente a galla l’ipotesi di lasciare fuori dal Senato Federale i sei che dovranno essere eletti all’interno delle Circoscrizioni Estero.

Le belle parole che hanno costellato l’avvio di un Ministero tutto per noi, gli elogi che ci elargiscono con generosità politici e uomini di governo, incominciano a scontrarsi con la realtà. I nodi arrivano al pettine e dall’impegno che ognuno porrà per difendere i nostri diritti si capirà chi ha fatto demagogia e chi invece ha lavorato con serietà.

Le nostre comunità chiedono anche relazioni più qualificate con l’Italia che aiutino a creare connessioni tra professionisti delle diverse aree. Connessioni che permangano nel tempo e si trasformino in un prodotto aggiunto sia per l’Italia che per chi vive all’estero. Restano poi i problemi legati alla tutela e all’assistenza. Cresce, purtroppo, nei nostri paesi il numero di connazionali che arrivano alla terza età senza lavoro, senza pensione e con problemi di salute. Hanno diritto ad una vita dignitosa ed è nostro dovere aiutarli. Insomma i problemi da affrontare sono tanti. Chi ha promesso di farsene portavoce deve farlo. Con coscienza, con serietà. La collettività saprà valutare il loro operato. (E sarà un giudice severo. (Marisa Bafile-La Voce d’Italia/Inform)


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