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INFORM - N. 189 - 24 settembre 2004

Migrantes: a Chianciano il Convegno Nazionale dei Direttori Diocesani

Mons. Luigi Petris spiega le tematiche e le finalità dell'incontro. "Passare ad una vera e concreta cultura dell’accoglienza". Luci ed ombre da una ricerca sulle Chiese locali.

ROMA - Dal 27 al 30 settembre a Chianciano Terme si svolge il Convegno nazionale dei direttori diocesani e collaboratori Migrantes. L'incontro, organizzato con cadenza biennale, quest’anno ha per titolo "Benedetto colui che viene in mezzo a noi: per una pastorale di Chiesa migrante". Al convegno, che si prefigge di formare ed informare gli operatori che dovranno promuovere la pastorale migratoria nelle Chiese locali, prenderanno parte i maggiori esponenti della Migrantes - tra questi ricordiamo il presidente Lino B. Belotti, il direttore generale Luigi Petris, i direttori per la pastorale degli italiani nel mondo e degli immigrati Domenico Locatelli e Bruno Mioli - ed esperti di vari settori, come il docente di ecclesiologia nel Seminario di Treviso Pietro Fietta, il docente di Sacra Scrittura nel Seminario di Como Bruno Maggioni e la professoressa di geopolitica all'Università di Napoli Giuliana Martirano. Tra gli altri partecipanti il presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per migranti ed itineranti, cardinale Stephen Fumio Hamao, e il vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza Rodolfo Cetoloni.

Durante il convegno saranno presentati i risultati dell'indagine conoscitiva della Migrantes sulle Chiese locali in Italia. Per comprendere meglio le tematiche e gli obiettivi di questo incontro, che darà spazio anche alle testimonianze di chi vive dal di dentro la realtà della mobilità umana (italiani all'estero, immigrati, circensi, rom e marittimi), abbiamo rivolto alcune domande al direttore generale della Migrantes Luigi Petris.

Mons. Petris, tra pochi giorni si aprirà a Chianciano Terme il Convegno Nazionale dei Direttori Diocesani e collaboratori Migrantes. Quali sono gli obiettivi prioritari di quest'incontro che influenzerà il futuro operativo della Pastorale migratoria?

Con questo convegno noi vogliamo lanciare un messaggio alle comunità cristiane affinché dalle semplici dichiarazioni di apertura verso l'altro si passi ad una vera e concreta cultura dell'accoglienza. Ancora oggi infatti lo 'straniero' non è benedetto fra noi ed è visto con molto timore e paura. Tutto questo è comprensibile. Noi però vorremmo che le comunità cristiane mostrino alla società questa volontà di cambiamento finalizzata alla creazione di un mondo nuovo. Una diversa realtà in cui anche chi arriva da lontano possa entrare come fratello. Noi pensiamo che in tutte le diocesi il direttore diocesano Migrante debba svolgere un ruolo attivo e di rilevanza nella pastorale diocesana. Fino ad oggi infatti questa figura non è stata promossa con impegno da tutte le Chiese locali. Noi dobbiamo invece far sì che il direttone diocesano abbia veramente un ruolo di stimolo. Egli deve essere quasi una sentinella che denuncia le mancanze e favorisce il coinvolgimento, quando è necessario per il superamento dei problemi che si debbono trattare, degli altri uffici diocesani. In questo modo le varie iniziative non saranno portate avanti da una singola persona, ma della stessa comunità cristiana con un impegno collegiale. Per spiegare questa presa di posizione sarà elaborata una specifica bozza sul servizio pastorale del direttore diocesano. Un testo che sarà migliorato al convegno e verrà poi presentato per l'approvazione alla Commissione Episcopale per le Migrazioni. Dopo il via libera della CEMI il documento, che descrive le direttive specifiche del direttore diocesano ed i compiti che egli deve attuare in collaborazione con gli altri uffici della Chiesa, sarà inviato a tutti i Vescovi.

Nel corso del Convegno di Chianciano sarà presentata anche una ricerca della Migrantes sulle Chiese locali in Italia. Ci può dare qualche anticipazioni sulle tematiche e gli orientamenti evidenziati dall'indagine?

L'indagine, alla cui realizzazione hanno purtroppo collaborato solo 120 diocesi delle 200 interpellate, presenta luci ed ombre. Nonostante l'individuazione di numerose iniziative sicuramente positive, troppi programmi sono infatti risultati isolati, sporadici e privi del coinvolgimento della comunità. Noi invece vorremmo che questi progetti, anche al fine di avere effetti più duraturi, non nascessero solo dalla buona volontà di una persona, di un prete, di una suora o di un laico, ma da una vera e propria cultura dell'accoglienza della comunità. Un obiettivo, quest'ultimo, che potrà essere raggiunto solo dopo un lungo percorso. L'indagine da noi realizzata denuncia inoltre come ancor oggi siano del tutto trascurate le storie di vita dei circensi, degli zingari, dei marittimi e dei fieranti. 'Figli poveri', quasi sempre guardati con sospetto e considerati 'stranieri', che dovrebbero essere invece accettati da noi come fratelli.

Mons. Petris, facciamo un salto nell'attualità politica. Vi è il diffuso timore che fra le novità della riforma costituzionale che porterà alla nascita del Senato federale, attualmente in discussione alla Camera dei deputati, vi possa essere anche la ‘cancellazione’ dei sei senatori della circoscrizione Estero...

Io trovo assurdo che dopo mezzo secolo di battaglie, volte al raggiungimento dell'importante traguardo del pieno esercizio di voto, si voglia adesso ridimensionare e rimettere in discussione questo diritto. Da parte nostra, come Migrantes, abbiamo veramente plaudito al risultato che è stato raggiunto per merito della grande tenacia di alcune persone e in primo luogo di Mirko Tremaglia, ora Ministro per gli Italiani nel mondo. Siamo convinti che la migliore soluzione sia quella di non apportare cambiamenti a questa materia. Non dobbiamo inoltre dimenticare che stiamo parlando di una rappresentanza parlamentare minima che, già di per sé, non appare commisurata all'entità numerica della nostra comunità all'estero. Ma se anche questa non adeguata presenza parlamentare venisse messa in dubbio, non ci resterebbe che piangere. (Goffredo Morgia-Inform)


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