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INFORM - N. 188 - 23 settembre 2004

Intervista alla responsabile Esteri dei Ds

Marina Sereni a favore del mantenimento dei sei senatori della Circoscrizione Estero nel futuro Senato Federale

ROMA - Come in un film d'azione dove gli irriducibili cattivi non muoiono mai i nemici ed i dubbiosi del voto all'estero tornano periodicamente a minacciare questo diritto ormai acquisito. L'occasione di questo nuovo duello parlamentare sull'esercizio del voto è data dalla discussione alla Camera dei Deputati del disegno di legge che prevede la modifica degli articoli della seconda parte della Costituzione. Un progetto che, fra le altre cose, contempla la trasformazione del Senato in un'assemblea federale. Un Senato Federale dove rischiano però di non trovare collocazione i sei senatori eletti nella circoscrizione Estero. Un problema quest'ultimo, già dibattuto dall'assemblea di Palazzo Madama - in quell'occasione i senatori prima sembrarono respingere quest'opzione ed infine inserirono i sei rappresentanti della circoscrizione Estero nel progetto di riforma - che ora, con l'avvio della discussione del provvedimento a Montecitorio, si ripropone con forza.

E’ stata ventilata una proposta che, al fine di compensare in qualche modo la perdita dei seggi al Senato, prevede di portare da 12 a 18 il numero di deputati eletti nella circoscrizione Estero. Un'ipotesi ancora tutta da verificare che, anche per capire gli umori del maggiore partito italiano di opposizione, abbiamo sottoposto all'attenzione della responsabile per le politiche estere dei Democratici di Sinistra Marina Sereni.

Con l'avvio del dibattito alla Camera della riforma federale del Senato è subito riapparsa all'orizzonte l'ipotesi, già respinta dall'aula di Palazzo Madama, della soppressione dei sei senatori della circoscrizione Estero. Come giudica questa eventuale soppressione in Senato della rappresentanza dei nostri connazionali all'estero?

Noi siamo in via generale contrari a questa legge di riforma costituzionale che apre molte contraddizioni negli assetti istituzionali e nella stessa Costituzione del nostro Paese. Ma in modo particolare ci sembra sbagliato che si tolgano i rappresentanti degli italiani all'estero da quella Assemblea parlamentare che dovrebbe rappresentare gli interessi delle comunità regionali e locali. In fondo se andiamo a guardare la realtà dei nostri connazionali nel mondo vediamo come in molti casi il legame con la madre Patria di queste persone sia fortemente connesso al territorio ed alle Regioni d'origine. Ci sembra dunque giusto che venga mantenuto l'assetto del Senato Federale ora all'esame della Camera che prevede l'elezione di sei senatori della circoscrizione Estero e che si avvicina di più alla realtà dell'emigrazione italiana nel mondo.

Per cercare di scongiurare la perdita, in caso di modifica della riforma federale, dei sei seggi parlamentari per l'estero è stata avanzata l'ipotesi di un eventuale aumento a diciotto deputati della rappresentanza degli italiani nel mondo a Montecitorio. Quale giudizio può esprimere su questa proposta?

Il dibattito che ha portato al varo delle norme sull'esercizio di voto è stato lungo e faticoso e io temo che una qualsiasi modifica alla legge ordinaria, con la quale si è organizzato il suffragio in loco degli italiani all'estero, possa i far saltare la partecipazione delle nostre comunità alle prossime elezioni. Noi stiamo parlando di una materia normativa che, nella precedente legislatura, ha avuto un percorso complicato e molto travagliato. Una norma, giudicata soddisfacente da alcuni e meno apprezzata da altri, che consentirà però ai nostri connazionali all'estero di esercitare per la prima volta, in occasione delle prossime elezioni politiche, il pieno diritto-dovere di voto. Onestamente lascerei le cose come stanno e non tanto perché non si possa migliorare la legge sul voto, quanto perché sarebbe preferibile, per questo primo appuntamento elettorale, la semplice utilizzazione dell'attuale norma sul suffragio all'estero. Al contrario nuovi interventi legislativi potrebbero mettere a rischio lo stesso espletamento di questo diritto.

Lei ha coordinato l'incontro sull'emigrazione italiana che ha avuto luogo alla Festa nazionale dell'Unità di Genova. Quali indicazioni sono emerse da questo dibattito che si è concentrato sulle dinamiche delle nuove forme d'emigrazione?

L'incontro di Genova è stato molto interessante, e non soltanto per i felici approfondimenti del professor Costa e del dottor Squinzi, quanto per gli interventi dei partecipanti in platea. Dal dibattito è emerso come a tutt'oggi una parte degli italiani all'estero, grazie ad una diffusa presenza nel mondo ed all'indiscussa capacità di comunicare lavorare ed interagire con gli altri, siano ormai globalizzati. Credo dunque che il nostro Paese, se vorrà affrontare la sfida della competizione e dell'economia globale, non dovrà guardare ai nostri connazionali all'estero come ad un residuo di nostalgica italianità, ma li dovrà considerare come un occhio globale dell'Italia nel mondo. (Goffredo Morgia-Inform)


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