L’Altra Sicilia: "Oltre il danno la beffa"
Elezioni Comites: da oltre sei mesi centinaia di cittadini aspettano ancora le indennità previste per gli scrutatori
BRUXELLES - L’Associazione "L’altra Sicilia", che conta due eletti nel Comites di Bruxelles-Brabante-Fiandre, nel confermare in una nota la sua contrarietà al voto per corrispondenza, denuncia i ritardi nel pagamento dei compensi previsti per gli scrutatori impiegati in occasione delle elezioni dei Comites. "Centinaia di cittadini che, con sacrificio personale, avevano permesso le operazioni elettorali accettando di scrutinare le schede di voto, aspettano ancora, a distanza di oltre 6 mesi, le indennità previste per gli scrutatori. Oltre al danno per aver sacrificato due giorni festivi della propria settimana lavorativa, la beffa per averlo fatto senza il dovuto compenso". "L’altra Sicilia" è convinta che questo "si iscriva nel tentativo, ormai acclarato, di impedire alla comunità residente all’estero il diritto di inviare nel Parlamento italiano i propri rappresentanti, dal momento che queste centinaia di scrutatori, difficilmente manifesteranno ancora la loro disponibilità, visto che sono stati presi in giro".
Inoltre, "L’altra Sicilia" denuncia che l’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, in occasione della manifestazione programmata dall’associazione con il consorzio Terre di Sicania, abbia imposto il pagamento - che ritiene indebito - di una tassa, "in definitiva per permettere alla nostra associazione di fare cultura, compito che invece è implicito nei doveri istituzionali di ogni Istituto".
La nota si conclude con un attacco nei confronti dell’Ambasciatore d’Italia presso il Re dei Belgi, che - si afferma - "è difficilmente raggiungibile, poco propenso al dialogo e sempre pronto a delegare ogni incombenza ad un suo consigliere". "L’altra Sicilia" si dice convinta che "l’Europa, diventata ormai valore condiviso con il suo concetto di cittadinanza europea, sancito dai trattati, abbia di fatto cancellato la necessità di mantenere in vita quelle istituzioni, molto onerose peraltro, quali sono le Ambasciate italiane in Europa". "Non si trovano i soldi per pagare qualche centinaio di onesti cittadini - aggiunge - ma si spendono decine di migliaia di euro per mantenere in vita organismi e istituzioni ormai superati dai tempi e dalle mutate esigenze delle nostre comunità all’estero". Pertanto chiede formalmente "che queste stesse somme siano destinate ad opere di tutela ed aiuto delle comunità italiane all’estero, come le iniziative a favore della lingua italiana, a favore degli anziani, dei giovani, delle famiglie e degli indigenti". (Inform)