Genova: nella giornata di chiusura della Festa dell'Unità dibattito sugli italiani all'estero
Le nuove migrazioni e le opportunità di sviluppo offerte dalla rete degli imprenditori italiani nel mondo
GENOVA - Un dibattito su realtà e prospettive dei connazionali all'estero si è tenuto a Genova nell’ultima giornata della Festa dell'Unità, la tradizionale manifestazione nazionale dei Democratici di Sinistra dedicata quest’anno al tema "Popoli in cammino", L'incontro, dal titolo "l'emigrazione italiana: forme nuove di un fenomeno antico", è stato introdotto da Marina Sereni, responsabile Esteri dei Ds, che ha sottolineato come questo fenomeno, sia pure con connotazioni numeriche e qualitative diverse, prosegua anche ai nostri giorni. Sono numerosi i giovani italiani, per lo più scienziati, ricercatori e tecnici, che si recano nel mondo alla ricerca di sbocchi professionali. Una continua diaspora che sottrae all'Italia le risorse migliori su cui, secondo la Sereni, dovrebbe intervenire il Parlamento con specifiche indicazioni politiche.
Gianni Pittella, responsabile nazionale dei Ds per gli Italiani all'estero, definite propagandistiche le iniziative del Ministro Tremaglia nei settori della ricerca e dell'impresa, ha evidenziato come al momento, mancando in Italia condizioni favorevoli al rientro dall'estero dei nostri "cervelli", appaia sicuramente sostenibile la costruzione di una rete delle eccellenze italiane nel mondo che, per quanto riguarda la mobilità dei ricercatori, possa usufruire anche dei sostegni finanziari previsti dai programmi dell'Unione Europea. Pittella ha poi chiesto a tutte le forze politiche di attivarsi per l'ampliamento degli investimenti per la ricerca, attualmente fermi all'1%, e per la creazione di specifici incentivi fiscali e finanziari che attraggano l'interesse dei nostri imprenditori nel mondo sull'Italia. In questo contesto dovrebbero inoltre attivarsi anche tutte quelle strutture, come le Ambasciate, i Consolati, gli Istituti di Cultura, l'Ice e l'Enit, che potrebbero fornire assistenza e informazioni agli imprenditori italiani all'estero."Sarebbe auspicabile - ha specificato Pittella dopo aver richiamato l'attenzione sulla necessità di rilanciare la competitività delle aziende europee attraverso un sostanzioso aumento degli investimenti comunitari per la ricerca - che gli Istituti di Cultura fossero in grado di veicolare, oltre alla storia, alla letteratura e all'arte italiana, anche l'impresa e la creatività del nostro Paese".
Giorgio Squinzi, amministratore della Mapei, ha parlato della capillare presenza in tutto il mondo della sua impresa - un'azienda chimica nata nel 1937 che oggi ha propri stabilimenti in 22 Paesi e fattura annualmente oltre un miliardo di euro - e della straordinaria sinergia con gli italiani all'estero - di cui ha esaltato le qualità umane - che ha permesso all'azienda di sopravanzare i diretti concorrenti sul mercato internazionale. Squinzi si è inoltre soffermato sull'esigenza di semplificare le pastoie burocratiche che imbrigliano le imprese italiane e di favorire, oltre all'aumento degli investimenti per la ricerca, l'internazionalizzazione delle aziende leader attraverso l'introduzione di specifici incentivi fiscali.
Da Marcello Costa, neuroscienziato che dal 1970 vive e lavora in Australia, è stata invece sottolineata la necessità di non dimenticare la grande valenza dei nostri ricercatori che ancor oggi lasciano l'Italia, portando nel mondo della globalizzazione i valori umanistici della nostra scienza e cultura. Un umanesimo scientifico che, in un’epoca in cui si fa sentire soprattutto la voce delle armi, potrebbe dare un contributo determinante alla soluzione delle tante problematiche energetiche e biologiche del nostro mondo. Il docente ha poi ricordato il documento elaborato dagli scienziati durante la Prima Conferenza degli Italiani nel mondo, nel quale si chiedeva all'Italia di prendere coscienza del proprio valore scientifico e di adottare iniziative specifiche per il rientro in Patria dei nostri "cervelli" e la creazione, avvenuta due anni fa, della Federazione australiana della Scienza e della Tecnica. In questo ambito lo scienziato ha annoverato anche il Consiglio permanente presso il Governo degli scienziati italiani all'estero. Una struttura che oggi, secondo il suo parere, appare svuotata di significato e rischia di morire.
Dopo l'intervento di Gianni Farina (CGIE Francia) - che ha chiesto di rendere palesi le grandi qualità professionali, linguistiche e personali dei giovani italiani in Europa ed ha auspicato l'attivazione di un adeguato processo informativo che consenta ai cittadini all'estero di votare in maniera consapevole alle prossime consultazioni politiche del 2006 - il coordinatore della Fiei Rodolfo Ricci ha rilevato come nell'attuale mondo globalizzato, dove non hanno più senso gli approcci neonazionalistici del Governo italiano alla realtà dell'emigrazione, i nostri imprenditori spesso formino l'ossatura economica del Paese d'accoglienza. Una presenza capillare e radicata sul territorio, quella italiana, che, proprio a causa di questa sua particolarità, potrà essere utilizzata solo nell'ottica di una costruzione di rete e nell'ambito della cooperazione internazionale. Ricci ha poi ricordato come dalle ricerche della Filef sulle piccole e medie imprese all'estero sia emersa una diffusa presenza delle nostre aziende nei principali Paesi d'accoglienza europei: nella sola Germania operano oltre 65.000 imprenditori italiani. Una realtà che nell'America Latina, dove la metà del mondo imprenditoriale è d'origine italiana, diviene difficilmente distinguibile dal contesto economico dei vari Paesi.
Sulle problematiche dei lavoratori frontalieri (che rappresenta nel CGIE) si è soffermato Claudio Pozzetti. L’esponente della CGIL, nel ricordare l'apporto di questi pendolari del lavoro allo sviluppo delle regioni di frontiera, ha sottolineato come al momento gli oltre 50.000 frontalieri italiani, che si recano ogni giorno in Svizzera (40.000), nel Principato di Monaco (7000) e nella Repubblica di San Marino (5000), necessitino sia di assistenza previdenziale, fiscale e sanitaria, per quanto riguarda il versante italiano, sia di tutela contrattuale nei Paesi dove lavorano. Importante in questo ambito, secondo Pozzetti, anche il riconoscimento reciproco dei titoli formativi e di studio.
Tra gli altri interventi che hanno caratterizzato il dibattito ricordiamo la riflessione di Daniela Tuffanelli Costa (CGIE Australia) - che ha auspicato il consolidamento delle reti di contatto con i giovani all'estero anche attraverso l'ausilio di accordi bilaterali fra vari istituti atti a favorire la partecipazione e lo scambio di informazioni - e quella conclusiva di Fabrizio Morri, responsabile per l'informazione dei Ds che nella Segreteria nazionale si occupa anche del voto degli italiani all'estero. Morri si è soffermato sul carattere di modernità e sull'importante incidenza che avrà sul nostro futuro il fenomeno migratorio. Una realtà difficile, quella del migrante che, oggi come nel passato quando erano i nostri connazionali a recarsi all'estero in cerca di fortuna, è sempre stata dominata dalla paura e dalla diffidenza verso lo straniero. "E' ora di finirla anche in Italia - ha affermato Morri ricordando che la mobilità fa parte del mondo di oggi - con questa ostilità verso l'immigrato. Il fenomeno migratorio non va respinto ma governato". Per quanto poi riguarda la competitività delle nostre imprese all'estero ha evidenziato l'esigenza di puntare sulla qualità delle merci e di sostenere in maniera concreta, senza dimenticare i problemi dei nostri connazionali nel mondo in situazioni di indigenza, la proiezione della nostra economia nel mercato della globalizzazione. (Goffredo Morgia-Inform)