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INFORM - N. 182 - 15 settembre 2004

Conferenza a Berlino "I ragazzi italiani nel sistema scolastico tedesco: problemi e prospettive"

Le Acli Baviera: "Solo un forte impatto politico può valorizzare, diffondere e radicare nella scuola tedesca lo studio della lingua italiana"

MONACO DI BAVIERA - "La problematica assuma una chiara e trasparente valenza di scelte di politica scolastica condivisa nei metodi e nelle finalità". Lo chiedono le Acli della Baviera alle autorità italiane alla luce delle risultanze della Conferenza promossa dall’Ambasciata d’Italia a Berlino su problemi e prospettive dei giovani italiani nel sistema scolastico tedesco. Un evento al quale hanno preso parte esperti della scuola e rappresentanze delle collettività. "Le Acli Baviera, ma anche tante espressioni della società civile in Germania - si tiene a sottolineare in una nota - condividono l’idea che solo un forte impatto politico, alle più alte sfere di rappresentanza, possa valorizzare, diffondere e radicare nel complesso sistema scolastico tedesco lo studio e l’apprendimento della lingua italiana, oggi marginale e poco qualificante". "Solo attraverso scelte politiche di fondo, che del resto - proseguono le Acli - seguono e perseguono le raccomandazioni della Commissione europea sulla validità e necessità storica di un bi/trilinguismo vissuto, l’insegnamento della lingua italiana, non subalterno ma parallelo alla lingua tedesca, nel rispetto dei ruoli e funzionalità, assume nuova linfa e dignità, anche e soprattutto in funzione del successo scolastico dei nostri bambini, ragazzi, giovani in Germania". La linguistica e la glottodidattica moderna offrono quasi percorsi obbligati in tale direzione, ricordano le Acli Baviera sottolineando che "scelte condivise tra le parti di metodologie e priorità invertiranno, in positivo, le tendenze".

Le Acli Baviera invitano anche a non disperdere più energie e finanziamenti pubblici per interventi che nel passato si sono rivelati fallimentari e "per perseguire ‘chimere’ di progetti mai dibattuti e tanto meno ritenuti di valida sussidiarietà". Ricordano gli Atti del Seminario di Bonn che nonostante risalgano al lontano dicembre 1992, "ripropongono tematiche, proposte, valutazioni ancora oggi drammaticamente attuali". E citano, fra gli interventi "fallimentari" che devono essere "un monito" per il futuro, il progetto "Tra noi" che l’Amministrazione affidò all’Istituto enciclopedico italiano Treccani, "costato centinaia di milioni delle vecchie lire con produzioni di testi finiti al macero negli scantinati dei Consolati italiani in Germania", nonché gli interventi previsti attraverso l’Istituto IARD di Milano, "anch’essi di non lieve entità in termini di finanziamento, rivelatisi episodici ed effimeri". Le Acli denunciano che il fallimento è stato quasi una logica conseguenza di decisioni e posizioni infelici di responsabili della scuola, assunte a vari livelli.

Le Acli fanno osservare che lo Stato italiano spende in Germania 15 milioni di euro e che, tra l’altro, la Baviera è considerata "con meno dell’1% della cifra complessiva, nonostante conti il 10% dell’intera popolazione scolastica italiana". Si tratta di "una somma considerevole, una delle voci più consistenti nei capitoli del bilancio dello Stato rivolti all’emigrazione, un impegno economico che merita ben altri termini di confronto che non quelli esistenti" sottolineano le Acli. Sono senz’altro benvenute "le prospettive di ottimalizzare gli interventi, l’assistenza o il reperimento del personale, che assorbe i due terzi dell’intero bilancio, di focalizzare i processi di prevenzione" dicono le Acli Baviera ricordando che, tuttavia, "il nucleo della vertenza rimane politico". "Il voto all’estero, la rappresentanza diretta in Parlamento dell’emigrazione italiana, anche se la fatica della comprensione è palese, sposta inevitabilmente il baricentro verso la collettività presente ed operante sul territorio. Quando parliamo di responsabilità, diciamo proprio questo: gli Italiani all’estero, in Germania sono pronti ad assumere la parte di responsabilità decisionale e gestionale che compete e contenuta nello spirito della normativa, ormai costituzionale. Rappresenta essa un rinnovato approccio alla partecipazione", sottolineano le Acli Baviera facendo osservare che l’intervento del Sottosegretario della Pubblica Istruzione, Valentina Aprea, "ha espresso meramente una marcata dimensione tecnico-didattico della problematica scolastica, collegata alle ragioni della riforma Moratti in Italia". (Inform)


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