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INFORM - N. 181 - 14 settembre 2004

Dibattito alla Festa nazionale dell’Unità di Genova. "Migrazioni e canzone. Una storia italiana dai bastimenti ai gommoni"

A colloquio con Eugenio Marino, responsabile Comunicazione dell’Ufficio per gli Italiani nel Mondo dei DS

ROMA - "Migrazioni e canzone. Una storia italiana dai bastimenti ai gommoni". E’ il titolo del dibattito che si è svolto domenica alla Festa nazionale de l’Unità in corso a Genova e che ha come filo conduttore i "Popoli in cammino".

Un incontro, nella gremita sala Lino Micciché, moderato dal giornalista Aldo Garzia e al quale hanno partecipato il prof. Emilio Franzina, ordinario di Storia contemporanea all'Università di Verona e tra i massimi esperti di emigrazione italiana; Ivan Della Mea, cantautore e direttore dell’Istituto Ernesto De Martino; i cantautori Sergio Endrigo e Davide Van De Sfroos.

Ma perché questo dibattito?

"Era nostra intenzione - spiega ad Inform Eugenio Marino, responsabile comunicazione dell’ufficio per gli Italiani nel mondo dei DS, organizzatore dell’incontro e appassionato studioso della canzone d’emigrazione - sviluppare un dibattito sulle migrazioni: l’emigrazione italiana e l’immigrazione nel nostro Paese. Due facce speculari. Stessi problemi, spesso stesse tragedie".

"Dai bastimenti ai gommoni"…gli italiani partivano con i primi, gli immigrati arrivano con i secondi…

Ritenevamo importante partire dai nostri emigranti, come quelli che in gran numero si imbarcavano proprio dal porto di Genova verso le Americhe, affrontando traversate spesso in condizioni disumane, trattati come bestie. Partire, dicevo, dai nostri emigrati per arrivare a parlare di quanto accade oggi da noi: immigrati che arrivano sulle carrette del mare, che giungono sulle nostre coste in condizioni terribili…Gente che ha bisogno di accoglienza. Persone che cercano un futuro migliore, proprio come lo cercavamo noi, ma che troppo spesso subiscono sfruttamento, discriminazione, e possono diventare manovalanza della criminalità.

Negli intenti del dibattito, dunque, un raffronto tra i due fenomeni migratori …

Non solo. Utilizzare la tematica "emigrazione" come strumento per conoscere e approfondire anche le condizioni storiche, sociali, economiche che hanno attraversato il Paese. Dall’800 ai giorni nostri.

Anche attraverso "la canzone di emigrazione"?

…O meglio, l’emigrazione nella canzone italiana attraverso i suoi generi: popolare, folk, di lotta, dei cantautori, fino a quella più leggera… Attraverso i canti di emigrazione, attraverso il filone della canzone sociale e così via, possiamo capire quali fossero le condizioni in Italia e le cause che provocavano il fenomeno dell’emigrazione. Le faccio un esempio: gli anni ’60 sono gli anni del cosiddetto boom economico, del benessere generale…Ma negli stessi anni i cantautori scrivono e interpretano canzoni che denunciano le contraddizioni di questo benessere, che non era affatto "per tutti". E parlano anche di emigrazione. Sono canzoni che mettono in luce una realtà che all’Italia non piaceva e che rimuoveva: quella di molti italiani che nell’"era del boom" continuavano ad avere una esistenza difficile ed erano costretti a fare le valigie e partire. La canzone è un ottimo strumento per "leggere" la storia dell’Italia nelle sue sfaccettature.

Un’ultima domanda. Come è andato l’incontro alla Festa de l’Unità?

Molto bene. Protagonisti sono stati esperti del mondo dell’emigrazione e della canzone. Ad aprire il dibattito, il prof. Emilio Franzina, fra i più grandi esperti di emigrazione italiana, che ha dissertato su "La canzone di emigrazione a metà strada tra storia e letteratura". Franzina, anche grande appassionato di musica, ha a lungo studiato la canzone dell’emigrazione o, meglio, l’emigrazione nella canzone italiana. Ed è interprete di canzoni e promotore di spettacoli centrati sull’emigrazione.

Ivan Della Mea, direttore dell’Istituto Ernesto De Martino, è fra gli autori e cantanti più impegnati dal punto di vista sociale. Ha scritto canzoni dai toni politici molto forti, soprattutto negli anni ‘60 e ‘70. Il suo intervento è stato incentrato su "L'emigrazione italiana tra folk, anarchia e canti di lotta". Della Mea ha raccontato come sono nate alcune sue canzoni e di viaggi in Svizzera nel corso dei quali è venuto in contatto con gli emigrati. Ha parlato delle cattive condizioni in cui essi vivevano negli anni ‘50 e ‘60 in quel Paese, rilevando che ancora oggi ci sono situazioni davvero disagiate.

Sergio Endrigo, uno di cantautori che hanno dato origine alla "scuola genovese". Vincitore a Sanremo nel 1968 e del Premio Tenco nel 2001, Endrigo ha parlato di "cantautori e disincanto verso il sogno americano e il consumismo". Endrigo ha scritto delle canzoni che hanno come tema l’emigrazione. In particolare modo ha parlato della canzone "Il treno che viene dal sud" (1967), spiegando che essa è stata scritta in risposta - "non polemica", ha tenuto a precisare il cantautore - a una canzone del suo amico Bruno Lauzi, dello stesso periodo. La canzone di Lauzi, "La donna del sud", ha dei toni meno impegnati, più amorosi e che fanno scivolare il tema dell’emigrazione sullo sfondo. Endrigo con la sua canzone vuole invece denunciare la situazione di sradicamento di chi è costretto ad emigrare, il suo dolore, la sua rabbia ("Dal treno che viene dal Sud / discendono uomini cupi / che hanno in tasca la speranza / ma in cuore sentono che / questa nuova, questa bella società / non si farà, non si farà", ndr).

Infine, è intervenuto Davide Van De Sfroos, nuovo talento lombardo. Van De Sfroos ha vinto il Premio Tenco nel ‘99, come migliore autore emergente e, nel 2002, la Targa Tenco per il miglior disco in dialetto, "E semm partì", che prende il nome dal titolo della canzone contenuta in esso. Una canzone che parla, appunto, di emigrazione. Puntando lo sguardo sull’uomo che si lascia alle spalle, per usare le parole di Van De Sfross, "un buco", portando con sé cultura e affetti della sua terra. Un "uomo proiettile", sempre per usare le parole del cantautore, che crea un altro "buco" nel luogo di arrivo: un foro da riempire con la cultura e i sentimenti che si è portato dietro. (Simonetta Pitari-Inform)


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