* INFORM *

INFORM - N. 180 - 13 settembre 2004

A 31 anni dal golpe promosso dagli Stati Uniti

Cile 2004, verità e giustizia subito. Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine

La Corte Suprema del Cile nei mesi scorsi ha confermato la revoca dell'immunità per Augusto Pinochet, che potrà dunque essere indagato per le sue responsabilità nell'Operazione Condor, il piano di repressione dei cittadini cileni che si opponevano alla dittatura. Si tratta di crimini imprescrittibili, contro i diritti umani per il cui accertamento e sanzione si sono legalmente battute le famiglie di scomparsi ed assassinati.

Il governo del Presidente Lagos, ancora una volta, ha messo subito le mani avanti ricordando a tutti che in Cile le sentenze dei tribunali vanno applicate e rispettate da tutti. Stavolta tra i militari ed a destra le reazioni sono state tiepide e le solidarietà scarse. Una precedente scandalosa sentenza aveva dichiarato Pinochet moderatamente demente al punto di non dover rispondere in tribunale

Pinochet, responsabile della catena di comando alla base del regime di terrore instaurato dal ’73 al ’90, deve rispondere anche di frode fiscale e malversazione di fondi dello stato. Pinochet, la moglie e i figli devono ora spiegare l’origine dei depositi presso la banca americana Briggs ( tra i 4 e gli 8 milioni di dollari) .

Il Consejo de Defensa del Estado del Cile, che valuta i beni fiscali, ha precisato che se Pinochet avesse risparmiato durante tutta la sua vita gli stipendi che gli corrispondevano senza nemmeno spendere un soldo, al massimo avrebbe risparmiato 2,5 milioni di dollari"

L’accusa di frode allo Stato, porterà in tribunale l'ex dittatore, visto che in un'intervista alla televisione di Miami, in Florida, ha dimostrato al pubblico una lucidità che la Corte di Appello di Santiago ha giudicato compatibile con la riapertura dei fascicoli sui vari reati contestati e soprattutto sui crimini contro l'umanità di cui il generale cileno si è macchiato. Cresce il numero dei cileni che vogliono vederci chiaro e che vogliono la cessazione dell’immunità e dell’impunità fino ad oggi consentite al dittatore. Il giudice Munoz si è impegnato a riaprire il caso della "Carovana della morte" precedentemente chiuso per l’incapacità del dittatore, precedentemente dichiarata da giudici.

Il Presidente Lagos ha avuto il compito di far avanzare il suo paese e di agire per chiudere le ferite aperte nella società cilena. La memoria condivisa deve però comportare il riconoscimento delle ragioni di coloro che difesero la democrazia e la condanna di quelli che l’affossarono. Oggi tutti i cileni dovrebbero condannare la fellonia dei generali golpisti e chiedere il giusto castigo per i reati.

Accertare la verità, come pure si è fatto, senza però fare giustizia. non avvia infatti il paese verso la riconciliazione e la ricostituzione del l’identità dei cileni cui, a ragione, tiene il Presidente Lagos. Lo sanno bene i familiari degli scomparsi che in questi anni si sono battuti per evitare uno scandaloso colpo di spugna pur voluto da ampi settori della società cilena.

Sepulveda in un recentissimo libro è stato durissimo laddove ha affermato che l’impunità dei criminali è stata accettata come il prezzo della prosperità mentre l’amnesia si è trasformata in ragion di stato.

Il governo della Concertazione ha lavorato intensamente per il difficile accertamento della verità ma poco è quello che si è fatto nella irrogazione delle pene ai responsabili di tanti efferati crimini.

Il paese è solido economicamente per merito dei governi costituito dopo l’accantonamento di Pinochet e non per merito delle politiche dei Chicago Boys. In vista dei festeggiamenti per il bicentenario della fondazione del Cile, una grande azione per dare lavoro ai molti giovani disoccupati dev’essere l’obiettivo della prossima nuova presidenza.

Sarebbe straordinario se, per la prima volta, il Cile eleggesse una donna come "primera mandataria."

Oggi, si dice, la Corte Suprema cilena si è assunta il compito di giudicare il regime militare. L'occasione per riaprire molti casi di pesanti violazioni dei diritti umani, è anche un banco di prova ed una prova d’appello per il governo.

Domenica 30 maggio sul più importante giornale cileno, El Mercurio di Santiago che fu implicato nel golpe, si scrive "Senza preavviso, il consiglio dei 21 magistrati della Corte suprema cilena si è assunto il compito di condannare o assolvere il regime militare, Augusto Pinochet incluso "

Il consiglio dell’alto tribunale, contemporaneamente decidendo se applicare o meno l’amnistia e la prescrizione del reato nel caso di Miguel Sandoval, un militante del MIR il cui sequestro è stato accertato, rimette in moto 381 giudizi pendenti contro ex membri dell’Esercito, un altro centinaio di altri rami delle Forze Armate, e le 200 cause sui diritti umani che la Suprema Corte, vigorosamente incalzata dal movimento sindacale e dai partiti della sinistra, ordinò di riaprire l’anno scorso. Al termine dell’iter e scontati gli appelli, laddove previsti, le inappellabili decisioni prese dall’alta corte influiranno sulle sentenze di grado inferiore.

Il tema dei diritti umani ritorna più urgente che mai dopo le iniziative passate che favorivano più la perdita di memoria collettiva e l’impunità dei militari dell’epoca della dittatura piuttosto che l’affermazione della giustizia. Sia detto con tutto il rispetto per l’ecumenico "tavolo della riconciliazione" e per la "proposta del governo sui diritti umani", ambedue tesi a chiudere un’epoca aperta con il bombardamento del palazzo presidenziale della Moneda e la morte del Presidente Salvador Allende e la scientifica distruzione delle istituzioni democratiche della società cilena.

La condanna dei cinque sequestratori di Sandoval che lo rinchiusero nella sede di detenzione illegale di Villa Grimaldi, sede di interrogatori e torture della DINA, rovescerà la sentenza dei giudici della dittatura che negarono vi fosse stata detenzione . Con ciò tutta la catena di comando dovrà rispondere ai giudici del reato accertato, a partire dal capo della DINA , il generale Contreras.

I militari dissero il falso quando affermarono che Sandoval non fu mai detenuto. Si è saputo poi che era fra le 119 persone morte in Brasile ed in Argentina nel quadro della operazione Condor di collaborazione criminale fra dittature che operavano insieme nella repressione ed uccisione di persone.

Finalmente i giudici escono dalla trappola se applicare o meno la "legge di amnistia e prescrizione" e tengono invece conto degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali sottoscritte dal Cile in tema di diritti umani e di reati contro l’umanità. Se il consiglio difendesse l’amnistia e la prescrizione, i cinque militari recupererebbero rapidamente la libertà, così le ragioni applicabili al caso Sandoval creerebbero il precedente per altri giudizi. Al contrario, se i giudici supremi rifiuteranno tutti e due gli aspetti, centinaia di militari andranno in prigione perché perderanno la libertà sotto sorveglianza di cui oggi godono, le loro difese crollerebbero come castelli di carte perché sarebbero condannati per ciascuna delle cause pendenti.

Anche chi scrive ripete: lasciate lavorare i tribunali, verità e giustizia siano congiunte.

Ha detto nel 2003 il Presidente Lagos: "come Presidente della Repubblica, la mia responsabilità riguarda l’insieme del processo (di democratizzzazione ndr) nei vari stadi del suo avanzamento, lo stabilire priorità nel tempo e il lavorare per la loro concretizzazione ed efficacia. La collaborazione del potere giudiziario in questi anni è stata immensa. Servirà anche per concludere in fretta i processi. Ripeto oggi quello che ho affermato quando sono salito al Governo: "Non si umilia chi cerca l’intesa per fare più forte il Cile. Lavoreremo per produrre le convergenze e le renderemo possibili. Lavoreremo per il domani del Cile per i nostri figli. Un domani costruito non sugli inganni e sulla fragilità della dimenticanza, ma sulla base solida della nostra memoria storica". "Porque, compatriotas míos, no hay mañana sin ayer… Perché, compatrioti miei, non c’è domani senza ieri".

Mi rigiro tra le mani un volantino con la foto del Presidente Lagos, allora dirigente del PS Chile che tanti anno fa distribuivamo per chiederne la liberazione dalle prigioni della dittatura. Lo vedo idealmente accanto al giovane Lorca della gioventù socialista ed a Tucapel Jmenez grande dirigente del sindacato dei pubblici impiegati del Cile barbaramente uccisi, a Victcor Jara, alla Gladys Marìn dirigente comunista che oggi seguita a battersi per una crescita della democrazia manifestando anche nella sede del Parlamento, al grande dirigente politico dei lavoratori cileni e ministro degli esteri Clodomiro Almeyda, ai morti ed ai vivi che hanno ripreso in mano le fila di una vicenda che sta portando verso un buon futuro democratico il Cile.

Il Cile di oggi deve alle nuove generazioni che crescono una ricomposizione della intera società fondata sulla certezza che la violazione di diritti inalienabili trova, presto o tardi, un sistema di diritto in grado di sanzionarla nel rispetto delle leggi. (Rino Giuliani Vice Presidente dell’Istituto Fernando Santi, componente dell’Ufficio di Segreteria della FIEI)

Inform


Vai a: