* INFORM *

INFORM - N. 176 - 8 settembre 2004

Referendum svizzero per la cittadinanza facilitata

Dino Nardi (CGIE): "Decisivo il voto dei naturalizzati"

ZURIGO - A tutt’oggi, in Svizzera, queste sono le condizioni minime per potersi naturalizzare da parte di uno straniero, indipendentemente che sia di prima o di successiva generazione: un periodo di residenza nella Confederazione di 12 anni (nel calcolo gli anni vissuti in Svizzera tra i 10 e 20 anni di età contano il doppio); integrazione con il modo di vita locale; rispetto dell’ordinamento locale e non creare pericoli per la sicurezza pubblica. A queste regole generali possono aggiungersene anche altre sia da parte dei Cantoni che dei Comuni come, per esempio, la durata di soggiorno nel Comune di naturalizzazione, l’ammontare dei mezzi finanziari ed una tassa di naturalizzazione. In pratica vige una normativa tra le più severe al mondo anche per la necessità di dover fare i conti, in successione, con ben tre Amministrazioni pubbliche: Comune, Cantone, Confederazione.

Ebbene, fatta questa doverosa premessa e rimandando alla scheda informativa allegata in calce per alcuni dati statistici riguardanti la popolazione in Svizzera, domenica 26 settembre si voterà nella Confederazione per diversi temi (in verità il voto per corrispondenza è già in atto!), ma due, in particolare, stanno interessando l’opinione pubblica elvetica ed il mondo dell’immigrazione. Ovvero i due quesiti referendari che riguardano la naturalizzazione dei giovani di seconda e terza generazione, attraverso una procedura agevolata ed unica per tutta la Confederazione.

Un quesito concerne i giovani stranieri che abbiano frequentato almeno cinque anni della scuola dell’obbligo in Svizzera e siano in possesso di un permesso di dimora o di domicilio. Tutti questi, qualora il referendum venisse accettato, potranno chiedere, tra il 14° ed il 24° anno di età, la naturalizzazione facilitata a condizione che risiedano da almeno due anni nel Comune di naturalizzazione, siano integrati in Svizzera ed abbiano familiarità con una delle lingue nazionali elvetiche.

L’altro quesito referendario riguarda, invece, i bambini stranieri nati nella Confederazione ai quali deve essere riconosciuto il diritto alla cittadinanza svizzera fin dalla nascita a condizione che almeno un genitore sia nato o cresciuto in Svizzera.

Come ci si può rendere conto si tratta, in effetti, di rispondere a due quesiti referendari per consentire la naturalizzazione "facilitata" a due categorie di giovani stranieri che, per certi versi, sembra un’assurdità, poiché chiunque che viva fuori della Confederazione darebbe per scontato che in quelle condizioni ci si possa naturalizzare in qualsiasi Paese del mondo.

Invece in Svizzera no, questo non accade e, affinché questi giovani possano ottenerne la cittadinanza, in modo più semplice di qualsiasi altro straniero, la maggioranza del popolo elvetico e dei Cantoni dovranno rispondere con un "si" ad entrambi i quesiti.

Altrimenti niente naturalizzazione facilitata, perlomeno per i prossimi lustri, e chi vorrà diventare cittadino di questo Paese potrà farlo come finora avvalendosi della normativa indicata in premessa: cioè secondo le diverse legislazioni comunali (i Comuni della Confederazione sono 2'815) che possono variare ed essere più o meno severe ed anche "un pochino" razziste per cui, per esempio, si rifiuta la cittadinanza agli stranieri di certe origini e si concede ad altri e, comunque, sempre dietro il pagamento di somme importanti che possono ammontare all’equivalente di due stipendi mensili o ancor di più a seconda del reddito.

Un sistema, peraltro, che ha tolto e toglie ogni desiderio di naturalizzarsi a migliaia e migliaia di persone immigrate, anche della prima generazione, e quindi è veramente importante, soprattutto per consentire una migliore integrazione perlomeno dei giovani stranieri nel tessuto sociale, culturale e politico di questo Paese, che il prossimo 26 settembre vengano accettati i due quesiti referendari per la naturalizzazione facilitata. E, per far pendere la bilancia elettorale a favore dei "si", potranno giocare un ruolo determinante con il loro voto tutti quei cittadini elvetici già naturalizzati ed è, pertanto, da auspicare che essi vadano innanzitutto a votare (o lo facciano per corrispondenza) e si esprimano, poi, per i due "si".

Quantomeno per mostrare solidarietà con tutti quei giovani stranieri, che oggi ed in futuro, sarebbero altrimenti costretti, anch’essi, a subire i lunghi, costosi e spesso umilianti iter burocratici già vissuti da loro stessi per poter non tanto divenire svizzeri ma essere cittadini di pari grado di questo anche "loro" Paese. (Dino Nardi*-Inform)

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Membro del Comitato di Presidenza del CGIE, Presidente dell’ITAL-UIL Svizzera

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SCHEDA

La popolazione residente in Svizzera ammonta a 7'364'100 persone di cui circa 1'487'000 stranieri. Mentre sono 612'562 i cittadini elvetici residenti all’estero, di cui il 70% con doppia cittadinanza, e ben 381'695 di loro vivono nell’Unione Europea.

Secondo il censimento del 2000:

il 9% (526'700 persone) della popolazione elvetica era straniera al momento della nascita e tra questi il 30% è nato in Svizzera;

complessivamente, tra i naturalizzati, quelli di fede cattolica sono la maggioranza (47%), mentre gli islamici sono il 5% ed i cristiano-ortodossi il 4%;

il 64% delle persone naturalizzate sono donne;

i naturalizzati con doppia cittadinanza, italo-svizzera, sono 69'900.

Peraltro, ammontano a 38'833 nel 2002 e 37'070 nel 2003 gli stranieri che si sono naturalizzati in Svizzera. Mentre sono 116'970 i giovani stranieri che soddisfano le condizioni per chiedere una eventuale naturalizzazione facilitata. Secondo uno studio di settore la percentuale di stranieri in Svizzera dall’attuale 20,2% dovrebbe diminuire al 13,4% nel 2050 se i due referendum venissero accettati, in caso contrario la percentuale si ridurrebbe solo al 18%.


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